Assegno di mantenimento, credito tutelabile con azione revocatoria

IL CREDITO VANTATO A TITOLO DI ASSEGNO DI MANTENIMENTO E’ TUTELABILE MEDIANTE AZIONE REVOCATORIA ORDINARIA.

Corte di Cassazione – sez. terza civile – sentenza nr. 5618 del 7 marzo 2017

La Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sull’esperibilità francesco piscazzidell’azione revocatoria ordinaria da parte di un coniuge separato e titolare di un assegno di mantenimento, in forza di provvedimento giudiziale ai sensi dell’art. 156 c.c., a fronte di un atto di disposizione patrimoniale compiuto dal coniuge obbligato.

Accade di sovente, infatti, che il soggetto debitore ponga in essere atti idonei a compromettere la consistenza del suo patrimonio pregiudicando, in tal modo, le ragioni creditorie.

Pertanto, il legislatore italiano ha riconosciuto al soggetto che vanti un credito nei confronti dell’autore di un atto di disposizione patrimoniale, la possibilità di chiederne giudizialmente l’inefficacia nei suoi confronti attraverso l’azione revocatoria ordinaria ai sensi dell’art. 2901 c.c.

Tale azione rappresenta, quindi, uno strumento di conservazione della garanzia patrimoniale volto ad ottenere la declaratoria di inefficacia di atto che renda più incerta o difficile la soddisfazione del credito, previo accertamento del requisito oggettivo costituito dall’eventus damni e del requisito soggettivo dato dalla scientia damni.

Già il Tribunale di Modena, prima, e la Corte di Appello di Bologna, poi, avevano accolto la domanda avanzata dal coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento volta ad ottenere la declaratoria di inefficacia della vendita immobiliare compiuta dal coniuge obbligato, sull’assunto secondo cui ben potevano ritenersi integrati detti requisiti: in particolare i giudici di prime cure ravvisavano l’eventus damni nell’essersi il debitore spogliato dell’unico bene immobile di sua proprietà mentre la scientia damni nella consapevolezza (e nel debitore alienante e nel terzo acquirente) del pregiudizio arrecato al coniuge creditore.

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Bologna, il coniuge alienante ha proposto ricorso dinnanzi alla Suprema Corte di Cassazione adducendo, in primo luogo, che il credito vantato dal coniuge separato per assegno di mantenimento non rientra tra i crediti tutelabili ex art. 2901 c.c. atteso che non possiede i normali requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità ma, al contrario, è un’obbligazione pecuniaria periodica, avente ad oggetto prestazioni autonome e distinte nel tempo e che, pertanto, si rendono certe, liquidi ed esigibili alle rispettive scadenze.

In secondo luogo, il ricorrente sosteneva che, anche a voler ricomprendere detto credito tra quelli tutelabili ex art. 2901 c.c., non si poteva ritenere integrato il requisito oggettivo dell’eventus damni atteso che il compimento dell’atto di alienazione dell’immobile di sua proprietà non era tale da renderne più difficile la soddisfazione in virtù del fatto che egli avrebbe comunque potuto provvedere alla corresponsione dell’assegno di mantenimento in quanto esercitante un’attività lavorativa.

In terzo ed ultimo luogo, egli contestava la sussistenza del requisito soggettivo rappresentato dalla “scientia damni” e cioè l’esistenza e la consapevolezza (sua e del terzo acquirente) del pregiudizio patrimoniale che tale atto avrebbe potuto arrecare alle ragioni del coniuge beneficiario del mantenimento, stante l’anteriorità della vendita all’insorgenza del credito.

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione ritenendo del tutto infondate tali motivazioni.

In ordine al primo punto, gli Ermellini hanno precisato che è principio oramai consolidato tanto in dottrina quanto in giurisprudenza quello secondo cui per poter esperire l’azione revocatoria ordinaria non è richiesta né la liquidità o esigibilità del credito (che può essere anche a termine o sottoposto a condizione) né la sussistenza di un inadempimento (attuale e cioè esistente al momento dell’atto di disposizione patrimoniale pregiudizievole) del debitore.

Tale azione, infatti, non si fonda sull’esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile, ma sull’esistenza di un diritto di credito: in altri termini ciò che abilita ad esperire l’azione di cui all’art. 2901 c.c. avverso l’atto di disposizione patrimoniale è l’esistenza di un credito idoneo a determinare l’insorgere della qualità di creditore.

È indubbio – sostengono i giudici di Cassazione – che il coniuge separato che ottenga, in forza di provvedimento giudiziale ai sensi dell’art. 156 c.c., l’assegno di mantenimento acquisisca un diritto di credito in quanto egli diviene titolare di un’obbligazione pecuniaria periodica che l’obbligato è tenuto ad onorare con tutti i suoi beni in virtù di quanto espressamente previsto dall’art. 2740 c.c.

Alla luce di tale osservazione è evidente che non può trovare accoglimento neanche la seconda censura addotta dal ricorrente.

A nulla rileva, infatti, che l’atto di alienazione dell’unico immobile di proprietà non abbia determinato la totale compromissione della consistenza del suo patrimonio essendo sufficiente, per poter ritenere integrato il requisito oggettivo dell’eventus damni, il compimento di un atto che renda anche solo più incerta o difficile la soddisfazione del credito.

Né, tanto meno, può ritenersi sufficiente a provare l’assenza del requisito soggettivo della dolosa preordinazione tra il coniuge alienante ed il terzo acquirente o, comunque, della consapevolezza di arrecare un pregiudizio alle ragioni creditorie, l’anteriorità della vendita all’insorgenza del credito tanto più se si tiene conto, per un verso, del fatto che gli inadempimenti sono iniziati il mese successivo al rogito, per altro verso, della sussistenza del vincolo parentale tra il debitore ed il terzo che rende inverosimile che l’acquirente non fosse a conoscenza della situazione debitoria gravante sull’alienante.

In conclusione, quindi, gli Ermellini hanno rigettato il ricorso precisando che il credito vantato dal coniuge separato a titolo di assegno di mantenimento dovuto, ex art. 156 c.c., dall’altro coniuge è ben tutelabile mediante azione revocatoria ordinaria, ai sensi dell’art. 2901 c.c., nell’ipotesi in cui l’obbligato compia un atto idoneo a renderne più incerta o difficile la soddisfazione.

avv. Francesco Piscazzi

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