Condominio: va rimosso il “dehors” che altera il decoro architettonico del fabbricato

Condominio: va rimosso il “dehors” che altera il decoro architettonico del fabbricato

Cassazione Civile, Sezione VI, 18.01.2018, n. 1235

La massima.

«È conforme alla giurisprudenza di questa Corte l’interpretazione, seguita dai giudici del merito, per cui, ai fini della tutela prevista dall’art. 1120 c.c. in materia di divieto di innovazioni sulle parti comuni mara buquicchiodell’edificio condominiale, non occorre che il fabbricato, il cui decoro architettonico sia stato alterato dall’innovazione, abbia un particolare pregio artistico, né rileva che tale decoro sia stato già gravemente ed evidentemente compromesso da precedenti interventi sull’immobile, ma è sufficiente che vengano alterate, in modo visibile e significativo, la particolare struttura e la complessiva armonia che conferiscono al fabbricato una propria specifica identità. La tutela del decoro architettonico – di cui all’art. 1120 c.c. – attiene a tutto ciò che nell’edificio è visibile ed apprezzabile dall’esterno, posto che esso si riferisce alle linee essenziali del fabbricato, per cui il proprietario della singola unità immobiliare non può mai, senza autorizzazione del condominio, esercitare una autonoma facoltà di modificare quelle parti esterne, a prescindere da ogni considerazione sulla proprietà del suolo su cui venga realizzata l’opera innovativa [Cass. Sez. 2, 19/06/2009, n. 14455; Cass. Sez. 2, 14/12/2005, n. 27551; Cass. Sez. 2, 30/08/2004, n. 17398]».

La decisione commentata.

È pacifico che la legge 220/2012 abbia mantenuto il divieto, previsto dall’attuale quarto comma dell’art. 1120 c.c., di procedere ad innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità e alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condòmino.

Ciò è previsto nonostante lo sguardo di favore del legislatore della riforma del 2012 abbia consentito di ridurre il quorum per le delibere che riguardano la realizzazione di alcuni impianti.

Frequente è il caso del bar che installi una struttura esterna consistente in sedie e tavolini adiacenti a parti condominiali: in tale evenienza è bene sapere che occorre il consenso di tutti i proprietari.

In proposito, TAR Firenze, (Toscana), Sez. II, 04/03/2016, (ud. 09/07/2015, dep.04/03/2016),  n. 379, ha affermato che il manufatto in questione, proprio in quanto distaccato di un solo centimetro dalla facciata, non può non essere considerato come aderente alla facciata stessa, con la conseguenza che la sua collocazione richiedeva il previo nulla-osta di tutti i proprietari del condominio, in quanto muro perimetrale condominiale ai sensi dell’art. 1117 c.c.

È naturale richiamare infine, in questa sede, il principio stabilito dall’art. 1102 c.c., per cui è illegittimo l’uso particolare o più intenso del bene comune, ove si arrechi pregiudizio al decoro architettonico dell’edificio condominiale [Cass. Sez. 2, 04/09/2017, n. 20712; Cass. Sez. 2, 22/08/2012, n. 14607].

Avv. Mariangela Buquicchio

marabuquicchio@gmail.com

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