Confessione stragiudiziale

La confessione stragiudiziale, con la quale il debitore ammette il proprio credito, non può essere utilizzata dal terzo con valore di prova legale.

Corte di Cassazione – sez. VI civile – ordinanza n. 6140 del 9 marzo 2017

Tizio – adducendo la mancanza di prova scritta e l’inconsistenza della marisa antelmi - 964x489 jpgpretesa creditoria – proponeva opposizione a un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Palermo in favore di Sempronio. Il Tribunale rigettava l’opposizione, valorizzando una scrittura privata con cui l’opponente si sarebbe riconosciuto debitore di Caio, il quale a sua volta, aveva ceduto il credito a Sempronio. Proposto appello dinanzi alla Corte d’Appello di Palermo, quest’ultima rigettava il gravame, sul presupposto che l’atto sottoscritto da Tizio contenesse, “oltre al riconoscimento di debito, una vera e propria confessione, proveniente dal debitore, contenente la dichiarazione di fatti storici allo stesso sfavorevoli, dai quali emergeva l’esistenza del rapporto fondamentale sottostante alla ricognizione del debito”; in tal modo, secondo la Corte territoriale, “la confessione ha pienamente provato l’esistenza del credito”.

Tizio presenta ricorso in Cassazione.

Il punto fondamentale è la valutazione della correttezza normativa con cui il giudice d’appello ha proceduto all’identificazione della prova dell’esistenza del credito ceduto. Tizio infatti ritiene che, anche qualora si ritenesse sussistente nella scrittura privata sottoscritta, una confessione stragiudiziale, questa non avrebbe valore di prova legale in quanto non resa alla controparte ex articolo 2735 c.c., bensi’ a soggetto terzo estraneo al giudizio. Secondo la Cassazione, la Corte d’Appello si è contraddetta laddove ha dapprima ritenuto che Sempronio avesse fondato direttamente e legittimamente il suo diritto sull’atto di cessione del credito, e poi ha ritenuto necessaria la prova del credito ceduto, prova individuata nella confessione stragiudiziale. L’articolo 2735 c.c., circoscrive alla confessione stragiudiziale “fatta alla parte o a chi la rappresenta” l’effetto di prova legale confessoria, conforme alla confessione giudiziale di cui all’articolo 2733 c.c.; al contrario, la confessione stragiudiziale resa ad altri non vincola il convincimento del giudice, che rimane libero nel suo apprezzamento. Da ciò deve desumersi, allora, che, nel caso in cui un creditore, nei cui confronti il debitore abbia reso una confessione stragiudiziale nel senso dell’esistenza del credito, ceda il credito ad un terzo, quest’ultimo, benchè divenuto cessionario (pro solvendo o pro soluto che sia) del credito, non fruisce della valenza di prova legale di tale confessione stragiudiziale, non verificandosi, per espressa volontà del legislatore, alcuna translatio degli effetti giuridici della confessione come prova vincolante. Qualora, dunque, il cessionario la invochi nei confronti del ceduto, sarà il giudicante di merito a valutare quale incidenza essa effettivamente rivesta, con libero convincimento che però deve essere legittimato con un’adeguata motivazione. La Cassazione, pertanto, accogliendo il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio, alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione, affinche’ valuti in conformita’ all’articolo 2735 c.c., secondo il parametro del libero convincimento ed esternando la valutazione con la motivazione conseguentemente necessaria, la confessione stragiudiziale di cui si tratta – che non costituisce prova legale – allo scopo di espletare un corretto accertamento della fondatezza o meno dell’azione monitoriamente introdotta dal cessionario nei confronti del debitore ceduto.

Avv. Marisa Antelmi

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