Contratto di agenzia e star del credere

Contratto di agenzia e star del credere
Tribunale di Rovigo, Sez. lav., sentenza del 16.01.2018


La massima
Deve considerarsi legittima, in quanto non integrante violazione dell’art. 1746, comma 3, c.c., la sottoscrizione del patto dello star del credere, in misura eccedente il massimo previsto dal contratto collettivo, quale espressione dell’autonomia negoziale delle parti ex art. 1322 c.c., ove assunto in modo spontaneo ed autonomo dall’agente. Parimenti, la clausola risolutiva espressa non è una clausola vessatoria, in quanto non riconducibile ad alcuna delle ipotesi di cui all’art. 1341, comma 2, c.c., neanche in relazione all’eventuale aggravamento delle condizioni di uno dei contraenti derivante dalla limitazione della facoltà di proporre eccezioni, in quanto la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto è connessa alla stessa posizione di parte del contratto e la clausola risolutiva espressa si limita soltanto a rafforzarla. francesco verdebello
Il caso
Con contratto del febbraio 2001, la Società Preponente Alfa conferiva all’agente Tizio un mandato di agenzia per la vendita dei propri prodotti.
Con contratto integrativo del 01.01.2015, la Società Alfa conferiva all’agente Tizio l’incarico di agente capo area.
Con lettera del 13.02.2017, la Preponente comunicava formale disdetta dal contratto di agenzia, adducendo che il ricorrente aveva progressivamente abbandonato l’attività a causa dell’età e delle proprie condizioni di salute e che aveva abbandonato a loro stessi gli agenti che avrebbe dovuto coordinare in ragione della sua qualifica di capo – area. Nella stessa lettera, la Preponente Alfa contestava all’Agente di non aver mai fornito relazioni scritte sull’andamento del mercato, sull’affidabilità della clientela e, in applicazione dell’art. 9.4 relativa alla clausola risolutiva espressa di cui al contratto del 01.01.2015, contestava altresì che il fatturato maturato dall’Agente Tizio era inferiore agli insoluti alla scadenza sulle proposte di contratto, con la conseguenza che la clausola risolutiva espressa ex art. 9.4 doveva ritenersi pienamente integrata. Ai sensi della predetta clausola “La nostra Società avrà diritto di risolvere il presente contratto, per fatto e colpa dell’Agente Capo Area nel caso in cui l’ammontare nel Territorio contrattuale degli insoluti alla scadenza sulle proposte di contratto inviate dagli Agenti nel corso dell’ultimo anno solare superino la metà delle provvigioni maturate nel periodo stesso a favore dell’Agente Capo Area medesimo”.
A suffragio della ritenuta illegittimità del recesso subito, l’agente adiva il Tribunale di Rovigo, sostenendo, a sostegno delle proprie ragioni, di avere 52 anni, di godere di ottima salute, di aver sempre rispettato gli impegni lavorativi nonché raggiunto i target di vendita assegnatigli e di aver sempre e costantemente seguito l’attività dei 33 agenti ad egli affidati.
Quanto invece all’applicazione dell’art. 9.4., l’Agente contestava l’ammontare dei ritardi quantificato dalla Preponente ed evidenziava altresì che detto importo fosse stato comunque incassato dalla stessa Società Alfa, sia pur con ritardo.
E, in ogni caso, eccepiva la nullità dell’art. 9.4 del contratto del 01.01.2015, per violazione dell’art. 1746 c.c., che vietava il patto che ponesse a carico del’agente una responsabilità anche solo parziale per l’inadempimento del terzo.
Per l’effetto, l’agente Tizio richiedeva il pagamento delle provvigioni maturate e non corrisposte, la corresponsione in proprio favore dell’indennità sostitutiva del preavviso, dell’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c., nonché il risarcimento del danno per aver acquistato una nuova autovettura in previsione della prosecuzione del contratto non avvenuta, e non più utilizzata, quantificato nella misura del 50% del costo dell’auto.
Si costituiva in giudizio la Società Preponente Alfa, evidenziando che nel febbraio 2016 il ricorrente si era più volte lamentato delle proprie precarie condizioni di salute e che, sempre nell’anno 2016, l’agente avesse incontrato solo 20 dei 33 agenti affidatigli e che solo in nove occasioni fosse uscito dalla zona di Rovigo.
La decisione
In merito alla spiegata eccezione di nullità della clausola risolutiva espressa di cui all’art. 9.4 del contratto del 01.01.2015, il Giudice ha ritenuto detta clausola, peraltro sottoscritta anche ai sensi degli artt. 1341 e 1342 c.c., pienamente valida ed efficace, dovendosi ritenere legittima la conclusione del patto dello star del credere in misura eccedente a quella prevista dal contratto collettivo, quale espressione dell’autonomia negoziale delle parti ex art. 1322 c.c., ove assunto in modo spontaneo ed autonomo dall’agente. Nel caso di specie, il Giudice ha rilevato come l’agente abbia solo genericamente contestato l’ammontare degli insoluti e che fosse del tutto irrilevante che l’importo relativo ai ritardi fosse stato comunque interamente incassato dalla Società resistente, atteso che la clausola di cui all’art. 9.4 non fa riferimento agli insoluti definitivi ma ai semplici insoluti alla scadenza. Pertanto, ai fini dell’integrazione dei presupposti di invocabilità della clausola risolutiva espressa, occorreva aver riguardo non al carattere di definitività assunto dagli insoluti, bensì al semplice insoluto accertato alla scadenza prevista per il pagamento della merce, a nulla rilevando il pagamento successivo.
Ciò posto, il Giudice ha ritenuto pienamente legittimo il recesso azionato dalla Società Alfa, in quanto suffragato da giusta causa ed in linea con quanto statuito nella clausola risolutiva espressa, risultando i ritardi dei pagamenti nel periodo di interesse superiori alla metà delle provvigioni spettanti all’agente Tizio come capo area.
Anche la domanda di risarcimento dei danni per il mancato utilizzo dell’autovettura aziendale è stata rigettata, dal momento che l’Agente non ha in primo luogo dimostrato il nesso di causalità tra acquisto della macchina e nuovi impegni contrattuali e, in secondo luogo, lo stesso Agente si è servito dell’autovettura per il nuovo mandato di agenzia assunto all’indomani della cessazione del rapporto agenziale con la Società Alfa, come da quest’ultimo comprovato in giudizio.
Il Giudice ha altresì rigettato la domanda dell’Agente di corresponsione in proprio favore delle provvigioni “che dovessero risultare quest’ultimo dovute dalla verifica effettuata sulle scritture contabili della mandante”, stante il carattere generico ed esplorativo della richiesta, non suffragato da idonea collocazione temporale del fantomatico inadempimento.
Avv. Francesco Verdebello – Avv. Annalisa Riccardi – info: fverdebello@virgilio.it

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