Decorrenza per impugnazione di delibera condominiale

Nel caso di mancato recapito della raccomandata, contenente il verbale di assemblea condominiale, inviata al condomino assente, il termine di 30 giorni per impugnare la delibera assembleare decorre dopo 10 giorni dal rilascio dell’avviso di giacenza, o dalla data del ritiro del piego se anteriore.

Corte di Cassazione, sentenza nr. 25791 del 14 dicembre 2016

 Il caso.

Si discute della tempestiva impugnazione del verbale di assemblea condominiale, in relazionemarisa antelmi - 964x489 jpg al termine di trenta giorni di cui all’art. 1137 c.c., da parte di un condomino assente, al quale il medesimo verbale viene inviato con lettera raccomandata. Nel caso di specie, il postino aveva lasciato in cassetta l’avviso di giacenza ed il condomino aveva provveduto al ritiro della comunicazione qualche giorno più tardi. Decideva quindi di impugnare la delibera rispettando il termine dei 30 gg dal momento in cui era avvenuto il ritiro.

Si costituiva il Condominio, eccependo la tardività dell’impugnazione, per non erano stati rispettati i 30 giorni di decadenza dal momento in cui era stato lasciato l’avviso di giacenza in cassetta.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano ritenuto che l’impugnazione doveva essere considerata tardiva, in quanto proposta oltre il termine di trenta giorni dall’avvenuta comunicazione del verbale, facendo coincidere questo momento con il deposito dell’avviso di giacenza nella cassetta postale del condomino destinatario e non con quello del suo ritiro dall’ufficio postale.

Il condomino ricorre per la cassazione della sentenza.

Più volte la Cassazione si è espressa in questa materia – da ultimo con la sentenza n. 22311/16 del 3.11.2016 (ove si discute del recapito dell’avviso di convocazione dell’assemblea) – sempre fedele ad un orientamento ormai consolidato, valevole per tutte le comunicazioni effettuate a mezzo raccomandata postale, ossia: la prova dell´avvenuto recapito della lettera raccomandata contenente il verbale dell´assemblea condominiale all´indirizzo del condomino, assente all´adunanza, comporta l´insorgenza della presunzione “iuris tantum” di conoscenza, in capo al destinatario, posta dall´art. 1335 c.c., e quindi la decorrenza del “dies a quo” per l´impugnazione della deliberazione, ai sensi dell´art. 1137 c.c. (v. anche Cass. n. 22240/13, Cass.n. 4352/99).

La Corte, tuttavia, con la sentenza in commento, ha parzialmente ribaltato questo orientamento.

Proprio partendo dall’art. 1335 c.c.  (principio di presunzione legale di conoscenza degli atti recettizi) e considerando le disposizioni del  Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 1.10.2008 (Approvazione delle condizioni per l’espletamento del servizio postale universale), la Cassazione giunge alla conclusione che il deposito dell’avviso di giacenza non può equivalere alla conoscenza legale della comunicazione inviata, posto che nella cassetta delle lettere non è depositata la comunicazione stessa, ma un avviso del tentativo di consegna. L´applicazione della presunzione di conoscenza degli atti recettizi, posta dall´art. 1335 c.c., risulterebbe quindi in contrasto con l´art. 24 Cost. Né, però, appare convincente la soluzione di ancorare, in ogni caso, il momento del perfezionamento della comunicazione al ritiro dell´atto presso l´Ufficio postale, perché in tal modo, si rimetterebbe al mero arbitrio del destinatario la scelta del momento da cui far decorrere il termine di impugnazione dell´atto comunicato.

Di conseguenza, il Collegio ha ritenuto di applicare in via analogica i criteri di cui all’art. 8, comma 4, L.890/82 (norma relativa alle notificazioni di atti a mezzo posta), così individuando la regola da applicare per individuare la data di perfezionamento della comunicazione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, in caso di mancato recapito all’indirizzo del destinatario: “la comunicazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell’avviso di giacenza ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore”.

Sulla base di questa interpretazione, che crea non poche perplessità, la Corte accoglie il ricorso e cassa con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello. 

Avv. Marisa Antelmi 

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