Diritto alla provvigione dell’agente

IL DIRITTO DELL’AGENTE ALLA PROVVIGIONE SUSSISTE SE IL CONTRATTO E’ PROMOSSO NELLA ZONA DI COMPETENZA DELL’AGENTE, NON RILEVANDO IL LUOGO IN CUI IL CONTRATTO SIA STATO FORMALMENTE CONCLUSO O ESEGUITO.

Corte di Cassazione civile – sez. seconda – sentenza nr. 19716 del 3 ottobre 2016.

 

LA MASSIMA

Ai fini del diritto alla provvigione spettante all’agente non rileva il luogo in cui il contratto sia stato formalmente concluso od eseguito bensì quello in cui il contratto sia stato promosso o avrebbe potuto essere promosso per essere ivi la sede del cliente.

La prova testimoniale sulla sussistenza di un diverso accordo di ripartizione delle provvigioni tra gli agenti appartenenti a zone diverse non è ammissibile, allorché risulti che al suddetto francesco verdebelloaccordo abbia partecipato anche la Preponente; in tale caso l’accordo deve essere provato per iscritto sia ai sensi del disposto dell’art. 1742 c.c. (nel testo novellato dal D.Lgs. n. 309 del 1991), sia ai sensi della previgente disciplina di fonte collettiva.

 

FATTO

Una Società Agente di Commercio della Provincia di Bologna conveniva dinanzi al Tribunale di Milano una Società Preponente, chiedendone la condanna al pagamento di provvigioni maturate su contratti di vendita di merce da lei promossi.

In particolare l’Agente si doleva del fatto che, con riferimento ai contratti conclusi dalla Società Preponente con un Cliente (Consorzio Cooperativo), le fossero state riconosciute soltanto le provvigioni maturate su contratti aventi ad oggetto merci consegnate nella sua zona e non anche quelle maturate su tutti gli altri contratti che avevano avuto esecuzione in zone diverse dalla sua, in quanto la merce era stata consegnata alle filiali del Consorzio, aventi sede in altre Province dell’Emilia Romagna.

Il Tribunale di Milano rigettava la domanda della Società Agente, così come anche la Corte di Appello di Milano. Quest’ultima, in particolare, non riconosceva all’agente il diritto alle provvigioni sulle vendite relative alla merce consegnata fuori dalla zona ad egli contrattualmente riservata, perché, ad avviso della Corte, era stata provata a mezzo testi la conclusione di un accordo successivo per la ripartizione di dette provvigioni tra vari agenti delle zone riservate dalla successiva distribuzione. Accordo quest’ultimo che, sempre a giudizio della Corte di Appello, troverebbe fondamento nel diritto di esclusiva di ciascun agente nella zona a lui assegnata di cui all’art. 1743 c.c.

Avverso la sentenza della Corte di Appello la Società agente ha proposto ricorso per Cassazione per i seguenti motivi:

  • Violazione dell’art. 1743 c.c., (previsione normativa che sancisce il diritto di esclusiva), nella parte in cui la sentenza ha dato erroneamente rilevanza, ai fini del riconoscimento del diritto alla provvigione dell’agente, al luogo di esecuzione del contratto (consegna della merce), anziché a quello di promozione dell’affare, successivamente andato a buon fine;
  • vizio di omessa insufficiente e contraddittoria motivazione, nonché di violazione dell’art. 1742 c.c., nella parte in cui la sentenza di secondo grado ha ritenuto provata a mezzo testi l’esistenza di un accordo che ripartiva le provvigioni tra agenti operanti nelle varie zone, attribuendole all’agente del luogo delle zone interessate dalla successiva distribuzione della merce. Accordo, quest’ultimo, che, coinvolgendo non solo i singoli agenti delle varie regioni ma anche la stessa Preponente, avrebbe dovuto essere provato per iscritto e non già per testi, ai sensi dell’art. 1742 c.c.

 DIRITTO

La Corte di Cassazione ha ribaltato l’orientamento espresso dalla Corte di Appello di Milano.

Sotto un primo profilo, la pronuncia della Corte di Appello è stata cassata per aver ritenuto l’esistenza di un accordo di ripartizione delle provvigioni tra gli agenti, sulla base della prova testimoniale. La Suprema Corte ribadisce, richiamando anche un proprio precedente in materia (Cass. n. 1777/04), che la prova testimoniale non poteva essere ammessa, giacché, risultando che al suddetto accordo aveva partecipato anche la Preponente, il medesimo accordo avrebbe dovuto essere provato per iscritto sia ai sensi del disposto dell’art. 1742 c.c. (nel testo novellato dal D.Lgs. n. 309 del 1991), sia ai sensi della previgente disciplina di fonte collettiva.

 

Il ragionamento della Corte distrettuale è stato ulteriormente censurato, nella parte in cui ha ritenuto che il diritto alla provvigione sorga in capo all’agente nella cui zona il contratto sia stato eseguito.

Ad avviso della Corte di Cassazione tale assunto è giuridicamente errato. La sentenza in commento ha chiarito, riprendendo un proprio datato precedente (sentenza n. 401/1980), che, ai fini del diritto alla provvigione spettante all’agente non rileva il luogo in cui il contratto sia stato formalmente concluso o eseguito, bensì quello in cui l’affare sia stato promosso o avrebbe potuto essere promosso per essere ivi la sede del cliente. Questo principio, secondo la Cassazione, può essere derogato solo se la Preponente dimostri l’impossibilità in concreto per l’agente di promuovere la conclusione dei contratti con il cliente, per essersi quest’ultimo privato della possibilità di tale conclusione, avendo a tal fine delegato, per proprie esigenze organizzative, proprie filiali operanti in altra zona.

Pertanto, non sussiste alcuna violazione del diritto di esclusiva degli agenti che operano nelle zone in cui è consegnata la merce, dal momento che non avendo questi ultimi promosso l’affare, non hanno di regola diritto alle provvigioni per affari promossi da altri agenti legati alla medesima Preponente ed operanti in altre zone.

Si afferma, così, un intreccio organico ed indissolubile tra promozione dell’affare e diritto alla provvigione, in forza del quale la prima, di regola, è condicio sine qua non della seconda, salvo che non sia diversamente stabilito.

 

NOSTRE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Il principio espresso dalla Corte di Cassazione non costituisce una novità e rappresenta piuttosto una corretta applicazione delle norme del Codice civile in materia di diritto alla provvigione dell’Agente e in tema di forma del contratto di agenzia.

Quanto al primo aspetto, le disposizioni contenute nell’art. 1748 c.c. attribuiscono in modo inequivoco all’Agente il diritto alla provvigione “quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento” (comma 1), anche “sugli affari conclusi dopo la data di scioglimento del contratto … se la conclusione è da ricondurre prevalentemente all’attività da lui svolta : come si può notare non viè alcun riferimento né alla zona di conclusione del contratto né a quella di esecuzione, ma solo alla circostanza che la conclusione del contratto sia derivata dall’attività promozionale dell’Agente.

Quanto all’aspetto della forma che deve rivestire il contratto di agenzia, l’art. 1742, al comma 2 c.c. prevede che “Il contratto deve essere provato per iscritto. Ciascuna delle parti ha diritto di ottenere dall’altra un documento dalla stessa sottoscritto che riproduca il contenuto del contatto e delle clausole aggiuntive. Tale diritto è irrinunciabile”.

Già dalla enunciata disposizione, si evince inequivocabilmente che non solo il contratto di agenzia ma anche le clausole aggiuntive al contratto stesso debbano essere provati per iscritto.

Ai sensi dell’art. 2725 c.c. “Quando secondo la legge o la volontà delle parti, un contratto deve essere provato per iscritto, la prova per testimoni è ammessa soltanto nel caso in cui il contraente abbia senza sua colpa perduto il documento che gli forniva la prova”.

Per questa ragione, la Corte di Cassazione nella sentenza in commento, pur non richiamando esplicitamente questa disposizione, ha correttamente dichiarato inammissibile la prova per testi degli accordi modificativi di un contratto di agenzia, dovendo gli stessi essere provati necessariamente per iscritto.

 Avv. Francesco Verdebello e Avv. Annalisa Riccardi 

www.studiolegaleverdel.it

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