Età avanzata e amministrazione di sostegno

L’eta’ avanzata non e’ un presupposto necessariamente valido per la concessione del beneficio dell’amministrazione di sostegno.

Ordinanza Tribunale di Modena del 16 marzo 2018

 

Il caso

I ricorrenti assumono l’impossibilità per il padre di compiere gli atti della vita quotidiana, a causa di perdita di lucidità e decadimento cognitivo significativo dato che lo stesso avrebbe compiuto i seguenti atti, definibili come “anomali”: sottrazione di due quadri e una vettura di proprietà della società dei ricorrenti; essersi recato in azienda incaricando terzi di smontare i mobili d’arredo e distruggendo, tramite motosega, quelli non smontabili.gabriella panaro

Secondo gli istanti, da queste condotte emergerebbe una menomazione psichica dipendente dalla vecchiaia, che renderebbe impossibile per il beneficiario la cura dei propri interessi, così legittimando la nomina di un a.d.s.

Costituendosi in giudizio, il beneficiario si è opposto alla domanda, evidenziando di non avere avuto problemi di natura psichiatrica, né, attualmente, di decadimento cognitivo, affermando che l’iniziativa intrapresa dai figli, nell’ambito di un scontro generazionale senza esclusione di colpi tra il padre, fondatore di una nota azienda e la nuova dirigenza impersonata dai figli, che, strumentalmente, intenderebbero “mettere anzitempo le mani” sulle proprietà paterne. Il beneficiario è stato ascoltato in udienza, ove ha risposto lucidamente a tutte le domande che gli sono state rivolte, evidenziando, in particolare, di non essere “mai stato in cura psichiatrica in tutta la mia vita”.

La sua difesa ha prodotto poi certificazione medica da cui risulta che: “il paziente non presenta problemi di decadimento cognitivo, né gravi alterazioni della memoria, conduce una normale vita di relazione senza bisogno di alcun tipo di assistenza”.

 

La pronuncia

Si è prestata particolare attenzione al tema della tutela giuridica delle persone anziane, dato che l’età biologica dell’uomo si è progressivamente allungata e l’esigenza di protezione delle persone in età avanzata attinge sempre più vaste fasce di popolazione. A questo riguardo si è osservato che l’assistenza dell’anziano, in forme di cura morale e materiale, è il problema preminente della terza età: problema che non può essere lasciato esclusivamente alla solidarietà della famiglia e delle organizzazioni volontarie. Cosicchè, allungandosi la durata media della vita dell’uomo, appare ipotizzabile una società popolata da individui anziani in misura sempre crescente rispetto al passato.

Sin dai lavori preparatori della legge n. 6 del 2004, che ha introdotto l’istituto dell’Amministrazione di sostegno nel nostro ordinamento, il legislatore escluse che la vecchiaia costituisse di per sè motivo di apertura della procedura di amministrazione di sostegno, al punto che l’art. 404 c.c. non reca alcun riferimento all’età avanzata. La vecchiaia può così essere cagione di nomina dell’amministratore di sostegno laddove vengano riscontrati i presupposti normativi della menomazione psichica e dell’impossibilità gestionale.

Il principio è stato più volte ribadito da quest’Ufficio: “l’età avanzata non può essere, di per se stessa, presupposto fondante un provvedimento di amministrazione di sostegno; ciò che, invece, può darsi quando la vecchiaia possa determinare una limitazione apprezzabile della funzioni della vita quotidiana” (Trib. Modena 24 febbraio 2005; Trib. Modena 3 luglio 2014).

Il Giudice, quindi, ritiene la completa infondatezza della domanda proposta dai figli nei confronti dell’anziano padre, il quale non risulta in alcun modo menomato psichicamente.

Premesso, quindi, il rigetto della istanza di nomina per completa infondatezza, discorso a parte merita la pronunzia sulle spese del procedimento.

In materia si tende ad escludere l’applicazione del principio di soccombenza dettato per le spese del processo di cognizione (art. 91 c.p.c.), in quanto nel procedimento di sostegno non è riscontrabile un contrasto di pretese (Cass. 26 giugno 2006, n. 14.747).

Tuttavia, laddove questo contrasto di pretese sia evincibile dagli atti di causa ed a fronte dell’utilizzo dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, non per fornire tutela giuridica all’incapace, ma per finalità distorte e diverse da quelle istituzionali, la pronunzia sulle spese appare legittima (Trib. Modena, est. Stanzani, 21 dicembre 2005). .

Nella specie, l’intento perseguito dai ricorrenti con la presentazione del ricorso (a cui il padre si è fermamente opposto) non pare essere quello della tutela della salute e degli interessi del padre, quanto piuttosto quello strumentale di appropriarsi anticipatamente del suo patrimonio.

Ne consegue, la condanna dei ricorrenti al rimborso delle spese processuali.

Avv. Gabriella Panaro – info: avvgabriellapanaro@gmail.com;

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