Indennità di cessazione rapporto da contratto di agenzia

Contratto di agenzia: recesso ad nutum, indennità di cessazione del rapporto, compenso provvigionale fisso per l’agente capo area.

Tribunale di Milano – sez. lavoro – sentenza del 10 agosto 2016.

FATTO

Con contratto di agenzia a tempo indeterminato del 08.05.2007, Tizio si impegnava a promuovere, in favore della Società Alfa, affari relativi alla vendita di prodotti francesco verdebelloe servizi bancari, finanziari, assicurativi e previdenziali, con facoltà di conferimento in suo favore, da parte della stessa Società Alfa, dell’incarico complementare ed accessorio di coordinamento di altri promotori finanziari.

In data 16.12.2013 in applicazione della predetta clausola contrattuale accessoria, la Preponente conferiva all’agente Tizio l’incarico di c.d. “Area Manager”, in forza del quale egli avrebbe coordinato le attività dei promotori affidategli, percependo un bonus di ingresso pari ad € 750.000,00 ed una ulteriore somma a titolo di finanziamento in misura fissa e di natura provvigionale minima garantita pari ad € 360.000,00 annui per 5 anni, nonché una somma pari ad € 1.500.000,00 formalmente a titolo di finanziamento fruttifero.

In data 21.10.2014, la Società Alfa recedeva ad nutum e senza preavviso dal predetto contratto di agenzia, corrispondendo all’agente Tizio l’indennità sostitutiva di mancato preavviso, nonché le indennità di cui agli A.E.C. di settore (FIRR, FISC e meritocratica) meno favorevoli nel quantum all’agente rispetto a quella di cui all’art. 1751 c.c..

Il giorno successivo alla ricezione del recesso in tronco subito, Tizio, recatosi presso il posto di lavoro, assumeva di aver incontrato altri agenti e rappresentanti della Società Alfa che, con toni alterati, lo avrebbero malamente invitato ad abbandonare i locali dell’azienda.

 DIRITTO

Con ricorso depositato in data 27.01.2016, Tizio adiva il Tribunale di Milano – Sezione Lavoro,  per ivi sentire condannare la Società Alfa al riconoscimento, in proprio favore, dell’indennità di cui all’art. 1751 c.c. nella misura di € 653.422,00, sussistendone i presupposti normativamente previsti dell’apporto di nuova clientela e dei sostanziali vantaggi di cui la Società Alfa continuava a godere all’atto di cessazione del rapporto e, in via subordinata, il diritto a percepire ulteriori importi a titolo di FIRR (Fondo indennità di risoluzione del rapporto), FISC (Fondo indennità suppletiva di clientela), indennità meritocratica, nonché ulteriori provvigioni maturate dallo stesso Tizio a seguito del recesso azionato dalla Società Alfa in data 21.10.2014 e, da ultimo, il risarcimento del danno da mancato ricollocamento nel settore, per le modalità abusive ed illegittime del recesso in tronco subito, pari ad € 500.000,00.

Il Tribunale di Milano ha rigettato integralmente le domande proposte da Tizio.

Con riferimento alla richiesta di indennità ex art. 1751 c.c., il Giudice adito non ha ritenuto integrati i presupposti normativi per l’applicazione della predetta indennità c.d. “europea”, (procacciamento di nuovi clienti o sviluppo sensibile degli affari con clienti esistenti con sostanziale vantaggio per il preponente) né quelli pattizi per il riconoscimento dell’indennità meritocratica di cui all’A.E.C. di settore.

Il Giudicante, infatti, ha ritenuto che l’indennità percepita da Tizio all’esito dello scioglimento del rapporto, pari ad € 203.391,79 lordi, in base agli A.E.C. e a titolo di FISC, fosse più favorevole all’agente, atteso che veniva allo stesso riconosciuta indipendentemente dalla sussistenza dei requisiti richiesti dall’art. 1751 c.c.

Infatti, nel caso di specie i Clienti esistenti all’esito dello scioglimento del rapporto erano stati per la gran parte procurati da altri Promotori Finanziari, con il conseguente rischio di duplicazione, a carico della Preponente Alfa, dell’indennità spettante ai Promotori che avevano reperito direttamente i Clienti.

Quanto alla richiesta di ulteriori provvigioni asseritamente maturate successivamente al recesso dal contratto di agenzia e relative ad affari promossi dall’agente Tizio prima di quella data, il Giudice non riteneva provata la domanda, non avendo il ricorrente individuato l’identità dei clienti rispetto ai quali egli avrebbe promosso la conclusione degli affari: per l’effetto, riteneva la richiesta di CTU sul punto meramente esplorativa, in quanto volta ad acquisire documentazione amministrativa e contabile che, al contrario, avrebbe dovuto produrre l’agente.

Da ultimo, non veniva accolta nemmeno la richiesta dell’agente di risarcimento dei danni asseritamente subiti per recesso illegittimo, attesa la pacifica recedibilità ad nutum dal contratto di agenzia sia in base al contratto individuale, sia ex art. 1750 c.c..

E’ pacifico, infatti, che il recesso azionato dalla Preponente, avendo carattere determinativo (e quindi teso a determinare l’oggetto del contratto che non è stato definito dai contraenti in uno dei suoi elementi essenziali, vale a dire la durata), è, di regola, sospensivamente condizionato al decorso di un termine di preavviso, previsto ex lege o in via pattizia, ovvero produce effetti immediati laddove la parte recedente corrisponda al  soggetto receduto una indennità sostitutiva del  preavviso non riconosciuto.

Benché la giurisprudenza abbia astrattamente configurato la possibilità che anche il recesso ad nutum, possa essere illegittimo, ove esercitato con modalità abusive non improntate al rispetto delle regole di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., da interpretarsi in chiave costituzionalmente orientata al rispetto dell’inderogabile dovere di solidarietà sociale di cui all’art. 2 Cost., e, ove foriero di danni per l’agente, legittimi quest’ultimo all’azione di risarcimento dei danni eventualmente subiti (Cass. Civ. Sez. III 18.09.2009 n.  20106), nel caso di specie il Giudicante non ha ravvisato tali presupposti.

In primo luogo, infatti, la condotta aggressiva lamentata dall’agente è stata posta in essere da soggetti terzi rispetto alla Preponente Alfa (altri rappresentanti) e comunque è stata realizzata successivamente alla data del recesso (21.10.2014).

In secondo luogo ed in ogni caso, non è stato accertato nel caso di specie alcun danno – conseguenza, posto che sussisteva prova che l’agente Tizio era stato immediatamente ricollocato presso un’altra Società.

NOSTRE CONSIDERAZIONI

Il presente contratto di agenzia si caratterizza per la previsione di una clausola accessoria di conferimento allo stesso agente di un incarico di Manager Area, consistente nel coordinamento delle attività di altri promotori affidatigli e nella corresponsione in suo favore di  una provvigione in misura “fissa”.

Gli Accordi Economici Collettivi del Settore Industria del 20.03.2002, prevedevano espressamente che “nel caso in cui sia affidato all’agente o rappresentante l’incarico di coordinamento di altri agenti in una determinata area, purché sia specificato nel contratto individuale, dovrà essere stabilito uno specifico compenso aggiuntivo, in forma non provvigionale” mentre l’AEC 16.02.2009, Settore Commercio, stabilisce a sua volta che ove all’agente siano affidate attività accessorie o complementari a quelle previste negli artt. 1742 e ss. cc., dovrà essere stabilito uno specifico compenso aggiuntivo in forma non provvigionale; successivamente, con l’entrata in vigore dell’AEC 30.07.2014 Settore Industria, è stata prevista la possibilità di una remunerazione anche in forma provvigionale per le attività di agente capo area.

A tal proposito, l’art. 6, comma 5 A.E.C. Industria del 30.07.2014 recita testualmente che “Nel caso in cui sia affidato all’agente o rappresentante l’incarico di coordinamento di altri agenti in una determinata area, purchè sia specificato nel contratto individuale, dovrà essere stabilita una provvigione separata o una specifico compenso aggiuntivo, in forma non provvigionale”.

La figura dell’agente capo area è riconosciuta pacificamente dalla giurisprudenza la quale ha, in più occasioni, affermato che la mandante ha la facoltà di avvalersi di una pluralità di agenti organizzati gerarchicamente tra di loro al fine di garantire una migliore efficienza dell’attività di promozione e vendita dei prodotti dalla stessa commercializzati, con la conseguente maggior resa in termini di compensi.

Tuttavia, per non snaturare l’essenza del contratto di agenzia, l’oggetto principale del contratto de quo deve esser comunque quello di promozione diretta degli affari rimanendo quello di coordinamento, un’attività solo accessoria rispetto al primo. Sul punto, infatti, Cassazione Civile, sez. II, con sentenza del 1 dicembre 2012 n° 22828, ha chiarito che il contratto misto, costituito da elementi di tipi contrattuali diversi, non solo è unico, ma ha causa unica ed inscindibile, nella quale si combinano gli elementi dei diversi tipi che lo costituiscono; il contratto de quo deve, quindi, essere assoggettato alla disciplina unitaria del contratto prevalente (e la prevalenza si determina in base ad indici economici od anche di tipo diverso, come la «forza» del tipo o l’interesse che ha mosso le parti), salvo che gli elementi del contratto non prevalente, regolabili con norme proprie, non siano incompatibili con quelli del contratto prevalente, dovendosi in tal caso procedere, nel rispetto dell’autonomia contrattuale (art. 1322 c.c.), al criterio della integrazione delle discipline relative alle diverse cause negoziali che si combinano nel negozio misto.

Da ultimo, si precisa che la giurisprudenza è sempre stata pacifica nel ritenere che la provvigione può anche essere erogata all’agente in misura fissa, non avendo, la regola stabilita dall’art. 1748 c.c. (che subordina la maturazione del diritto dell’agente alla provvigione al risultato della conclusione del contratto tra Preponente e Cliente), carattere inderogabile, ma meramente dispositivo.

Pertanto, importi fissi, minimi garantiti e rimborsi spese sono voci che si possono inserire all’interno di un contratto di agenzia, perché, per dimostrare l’esistenza di un rapporto subordinato, servono ben altre prove.

Sul punto, infatti, l’art. 6 L’art.6 della Direttiva.86/653 CEE (che è stata recepita in talune norme del Codice civile italiano) dispone testualmente all’art. 6, rubricato Retribuzioni:

  • In assenza di un accordo in proposito fra le parti e fatta salva l’applicazione delle disposizioni obbligatorie degli Stati membri relative al livello delle retribuzioni, l’agente commerciale ha diritto ad una retribuzione conforme agli usi del luogo dove esercita la sua attività e per la rappresentanza delle merci che sono oggetto del contratto di agenzia. In mancanza di tali usi, l’agente commerciale ha diritto a una retribuzione ragionevole che tenga conto di tutti gli elementi connessi con l’operazione.

Avv. Francesco Verdebello 

Avv. Annalisa Riccardi 

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