La nomina del difensore di fiducia nel processo penale da parte dell’amministratore di sostegno.

La nomina del difensore di fiducia nel processo penale da parte dell’amministratore di sostegno.

Corte di Cassazione Penale –  sez. III – sentenza nr. 3659 del 25 gennaio 2018

Il caso

La Corte d’appello di Trieste, in parziale riforma di una sentenza del Tribunale di Udine, gabriella panaroappellata dal P.G. presso la Corte d’appello, dichiarava X, sottoposto alla misura dell’Amministrazione di sostegno, colpevole dei reati di violenza sessuale continuata ed aggravata ai danni di tre minori, due dei quali non avevano ancora compiuto all’epoca dei fatti gli anni dieci e, il terzo, non ancora quattordicenne, condannandolo alla pena di 4 anni di reclusione, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e dell’attenuante del vizio parziale di mente ed al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili.

Contro la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Trieste, X ha proposto ricorso per Cassazione, a mezzo del difensore di fiducia iscritto all’albo ex art. 613 c.p.p.

Il ricorrente sostiene che di non aver potuto nominare il proprio difensore di fiducia, in quanto il processo è iniziato in primo grado con la nomina a difensore di un Avvocato, con mandato sottoscritto dall’amministratore di sostegno all’epoca nominato.

Nel relativo verbale di nomina, si attribuiva all’amministratore di sostegno anche la facoltà di nominare un difensore a beneficio del ricorrente nell’odierno procedimento penale.

Tuttavia, secondo la difesa del ricorrente, detto mandato abilitava l’amministratore di sostegno solo a concludere con un legale un contratto di difesa in tale procedimento penale, ma non avrebbe potuto autorizzarlo a sottoscrivere la nomina di un difensore in quel procedimento in luogo dell’amministrato; la nomina del difensore di fiducia, infatti, e la elezione di domicilio, costituiscono atti di natura personalissima dell’imputato.

Di conseguenza, ove egli non sia in condizioni di effettuare consapevolmente la scelta, questi non avrebbe nemmeno potuto essere processato e, di conseguenza, il processo avrebbe dovuto essere sospeso.

Mancando, quindi, le condizioni per partecipare scientemente al processo, quest’ultimo avrebbe dovuto essere sospeso.

Nel caso contrario, se si fosse invece accertato che X era perfettamente capace, la nomina del difensore di fiducia avrebbe dovuto essere effettuata unicamente dall’imputato e non dall’amministratore di sostegno.

Di conseguenza, ciò comporterebbe, a giudizio della difesa, la radicale nullità di tutti gli atti processuali posti in essere successivamente alla “nomina”, ivi inclusa la sentenza impugnata, violandosi anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, per essere stato privato della facoltà di scegliersi un proprio difensore di fiducia, atteso che, ove tale diritto fosse stato esercitato personalmente, il processo avrebbe potuto avere esito diverso.

La pronuncia

La questione giuridica su cui il Collegio è chiamato a pronunciarsi è se l’imputato, assistito da un amministratore di sostegno, conservi – in presenza di un decreto del giudice tutelare che autorizzi l’amministratore di sostegno a nominare un difensore ad assisterlo in un determinato procedimento penale in cui l’amministrato è sottoposto – il proprio diritto di nomina del difensore di fiducia.

Il pensiero della Suprema Corte è negativo.

Nella pronuncia in esame, la Cassazione ricorda brevemente che l’amministrazione di sostegno ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l’interdizione e l’inabilitazione.

Rispetto ai predetti istituti, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 440/2005, ha avuto, in particolare, modo di chiarire che “la complessiva disciplina inserita dalla L. n. 6 del 2004 sulle preesistenti norme del codice civile affida al giudice il compito di individuare l’istituto che, da un lato, garantisca all’incapace la tutela più adeguata alla fattispecie e, dall’altro, limiti nella minore misura possibile la sua capacità; e consente, ove la scelta cada sull’amministrazione di sostegno, che l’ambito dei poteri dell’amministratore sia puntualmente correlato alle caratteristiche del caso concreto. Solo se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare all’incapace siffatta protezione, il giudice può ricorrere alle ben più invasive misure dell’inabilitazione o dell’interdizione, che attribuiscono uno status di incapacità, estesa per l’inabilitato agli atti di straordinaria amministrazione e per l’interdetto anche a quelli di amministrazione ordinaria”.

Quindi, la valutazione della congruità e conformità del contenuto dell’amministrazione di sostegno alle specifiche esigenze del beneficiario appartiene all’apprezzamento del giudice il quale deve tenere conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto dell’interessato, della gravità e durata della malattia o della situazione di bisogno in cui versa l’interessato, nonchè di tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie (cfr. Cass. Civ. nn. 13584/2006, 22332/2011).

Nella fattispecie in esame, deve considerarsi che all’amministratore di sostegno era stata, specificamente, attribuita “la facoltà di conferire mandato a difesa per rappresentanza penale del beneficiario nel procedimento penale oggetto della controversia in esame e/o nomina di periti per difesa”.

Alla luce di quanto sopra, dunque, essendo stato autorizzato dal giudice tutelare l’amministratore di sostegno dell’epoca alla nomina di un difensore fiduciario per il procedimento penale in questione, del tutto legittima deve considerarsi l’investitura quale difensore di fiducia del ricorrente dell’Avv……, che ha provveduto ad assisterlo giudizialmente in quel processo.

Non può, quindi, considerarsi sussistente alcuna violazione del diritto di difesa.

Difatti, è ben vero che il diritto di nominare un difensore è strettamente personale e riservato al solo imputato (o indagato), salvo quanto eccezionalmente previsto dall’art. 96 c.p.p., comma 3, ove si configura un’ipotesi di legittimazione alla designazione fiduciaria in capo a soggetti diversi dal diretto interessato.

La disciplina processuale dettata dall’art. 96 c.p.p., tuttavia, dev’essere contemperata con la disciplina civilistica dettata in relazione alla particolare figura del soggetto “amministrato” e, in particolare, in ossequio alle disposizioni previste dagli artt. 412 e 413 c.c..

Dette disposizioni, infatti, confermano il regime di protezione ideato per evitare che il beneficiario danneggi sè stesso con atti che non passino per il filtro dell’amministrazione di sostegno e l’autorizzazione del Giudice tutelare.

La Corte, quindi, conclude la sua pronuncia con l’affermazione di un principio di diritto: “In tema di nomina del difensore fiduciario, ove l’indagato (o l’imputato) sia sottoposto all’istituto dell’amministrazione di sostegno, ove la nomina del difensore di fiducia venga effettuata dall’amministratore dell’imputato espressamente autorizzato in tal senso dal giudice tutelare, non sussiste alcuna violazione del diritto di difesa; ne consegue che, competendo al giudice tutelare conformare i poteri dell’amministratore, eventualmente attribuendogli espressamente la facoltà di nominare un difensore fiduciario all’amministrato nel processo penale ove ritenuto necessario in relazione alla capacità del beneficiario in funzione delle esigenze di protezione di quest’ultimo, la nomina fiduciaria eseguita dall’amministratore garantisce al beneficiario la scelta del professionista maggiormente idoneo a curarne gli interessi nel processo“.

Avv. Gabriella Panaro

avvgabriellapanaro@gmail.com;

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