Nuovi criteri per la modifica dell’assegno divorzile

“INDIPENDENZA O AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA DELL’EX CONIUGE”: I NUOVI ED ESCLUSIVI CRITERI PER LA MODIFICA DELL’ASSEGNO DIVORZILE E L’ABBANDONO DEL “TENORE DI VITA DURANTE LA CONVIVENZA”.

Corte di Cassazione – sentenza nr. 15481 del 26 giugno 2017

IL CASO E LA PRONUNCIA

La Suprema Corte di Cassazione ribadisce con la sentenza 15481/2017 il gaetano de gennarosuperamento del principio di quantificazione dell’assegno divorzile in considerazione del “tenore di vita in linea con quello della convivenza” per confermare e consolidare quanto già statuito nel precedente Dettato del 10 Maggio 2017 n. 11504, ovverosia che il Giudice del divorzio, in relazione alla statuizione sull’assegno di mantenimento, dovrà informarsi al c.d. “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto alla loro indipendenza o autosufficienza economica.

Laddove, pertanto, richiesto di revisionare l’assegno di divorzio, l’esclusivo parametro a cui il Giudicante dovrà attenersi sarà incentrato su un giudizio d’inadeguatezza dei redditi o dell’impossibilità oggettiva di procurarseli: l’autosufficienza dovrà essere desunta dal possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, della disponibilità di una casa di abitazione e della capacità e possibilità effettive di lavoro personale.

Su tali presupposti, già nella precedente Sent. 11504/17 si parlava di “estinzione” del rapporto matrimoniale, sia sul piano dello status personale – per cui il coniuge ritorna “persona singola” –  sia sul piano dei rapporti patrimoniali, sicchè con lo scioglimento del vincolo matrimoniale, si estingue il dovere reciproco di assistenza morale e materiale di cui all’articolo 143 c.c.

Il diritto all’assegno di divorzio è riconosciuto ai sensi dell’art. 5, Legge 898/70, in seguito all’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi economici del coniuge economicamente più debole per far fronte alle proprie esigenze.

Il presupposto dell’attribuzione è dunque la mancanza di adeguati mezzi economici da parte dell’altro coniuge o la difficoltà di procurarseli per ragioni oggettive, non già la conservazione dello “status” economico acquisito in costanza di matrimonio.

Ne consegue che, in linea di discontinuità con la precedente consolidata giurisprudenza, gli Ermellini con il nuovo pronunciamento confermano che non è “… sufficiente per l’affermazione dell’an debeatur la permanenza di un evidente divario economico tra le parti” e che risulta “..addirittura fuorviante il criterio del tenore di vita in linea con quello della convivenza, da non tenere più in conto in materia di assegno divorzile”.

L’indagine del Magistrato, pertanto, andrà orientata sulla verifica degli elementi probatori e documentali da cui desumere la effettiva sussistenza di una conseguita indipendenza e autosufficienza del coniuge, i cui “indici” rivelatori risultano essere:

  1. Possesso di redditi di qualsiasi specie e di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenendo conto di tutti gli oneri latu sensu imposti e del costo della vita nel luogo dell’ex coniuge richiedente);
  2. La capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età al sesso e al mercato del lavoro dipendente o autonomo);
  3. La stabile disponibilità di una casa di abitazione.

Ruolo decisivo è dunque costituito dalle allegazioni, dalla produzione e dalle prove fornite da entrambe le parti: da un lato dall’ex coniuge obbligato, onerato di comprovare la propria ed effettiva “consistenza” economica e la propria condizione reddituale; dall’altro l’onere anche per il coniuge “resistente” di fornire la prova contraria, atteso che l’inerzia o la mancata produzione comprovante la propria “non autosufficienza” diventa motivo giustificativo proprio della eliminazione dell’assegno o della concessione della riduzione.

Si consideri, infatti, che il caso trattato nella sent. 15481/17 in questione, prende proprio le mosse dalla richiesta di un ex coniuge obbligato di vedersi ridotto l’assegno divorzile corrisposto, ed a cui la Corte di Appello di Roma, nonostante la mancata allegazione dell’ex coniuge “resistente” di documenti idonei a dare contezza della propria condizione patrimoniale, aveva ritenuto di non dar seguito (se non parzialmente) preferendo ricondursi al (superato) principio del tenore di vita “quo ante” la separazione.

Avv. Gaetano De Gennaro 

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