Patrocinio dello Stato in Mediazione

Ammesso il patrocinio a spese dello Stato nella Mediazione: dall’aiuto giudiziario all’aiuto giuridico.

Tribunale di Firenze – sez. II civile del 15 gennaio 2015

Con la sentenza del 15.01.2015, il Tribunale di Firenze, espressamente interrogato sul caso, gaetano de gennaroha statuito la ammissibilità del patrocinio a carico dello Stato anche per l’attività professionale prestata dall’Avvocato in sede di mediazione obbligatoria, riconoscendo e liquidando il compenso professionale al patrocinante, pur in assenza di una attività giurisdizionale (in senso stretto) dinanzi alla Magistratura Ordinaria.

Tale conclusione non era affatto scontata, dovendosi considerare non solo che nulla al riguardo è previsto dalla normativa sulla mediazione, ma anche che a più riprese la S.C di Cassazione aveva statuito la ammissibilità del patrocinio a spese dello Stato solo per l’attività di difesa in giudizio, non dovendosene estendere la liquidazione in fase stragiudiziale.

Il Tribunale ricostruisce, con particolare dovizia di riferimenti normativi e giurisprudenziali, l’iter logico-giuridico di ammissibilità, partendo dai seguenti elementi fondanti:

  1. La inviolabilità del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost. e la tutela in favore dei non abbienti alla assistenza difensiva mediante l’istituzione del gratuito patrocinio;
  2. Il contenuto della Sent. Cass. Civ. 9529/2013 che, pur avendo ribadito la non riconoscibilità del compenso a spese dello stato per attività stragiudiziale, aveva fatto breccia sulla ammissione del patrocinio per le attività “propedeutiche” (come condizione di procedibilità) all’azione giudiziaria;
  3. Il “quadro” generale di incentivo all’utilizzo degli strumenti di risoluzione delle controversie, che rimarrebbe monco laddove non si consentisse ai non abbienti di poter ottenere tutela già sin dalla fase pre-giudiziale;
  4. Il quadro normativo e giurisprudenziale Europeo (direttiva 2002/8/CE del Consiglio del 27.01.2003, Corte di Giustizia EU 18.03.2010) che pone la mediazione (obbligatoria) come elemento connesso e funzionale della fase processuale, sì da poterne far discendere la natura para-giurisdizionale in tutti quei casi ne sia prevista la obbligatorietà.

Non solo. Uno degli aspetti salienti delle conclusioni del Tribunale pone le basi alle nuove frontiere delle modalità di esercizio della attività giurisdizionale , poiché: “Ancorare l’aiuto dello Stato solo al patrocinio in giudizio è frutto di una visione superata nella quale esclusivamente la giurisdizione era fonte di giustizia. Da molti anni le fonti europee ribadiscono che l’accesso alla giustizia non si riduce al “diritto al tribunale” ma include l’accesso a procedimenti non giurisdizionali di risoluzione delle controversie che, in una prospettiva di “giustizia plurale”, si pongono in rapporto di complementarietà rispetto alla giustizia giurisdizionale”.

La “chiosa finale” del Tribunale di Firenze, insomma, sposta il tradizionale concetto di aiuto dello Stato, dall’aiuto giudiziario all’aiuto giuridico, evidenziandone viepiù la “convenienza” economica: è evidente infatti che l’esito positivo di una attività conciliativa, evitando il ricorso dinanzi al Tribunale, costituisce motivo di risparmio per lo Stato.

Quel che tuttavia appare avanguardistico e a dir poco rivoluzionario nelle pagine della sentenza è l’espresso richiamo al “mutamento culturale epocale per l’avvocatura rispetto ai ruoli tradizionali confinati al campo giudiziario e che deve essere adeguatamente valorizzata”.

Un nuovo ruolo dell’Avvocatura, riconosciuto dalla Magistratura, di cui la classe forense saprà coglierne la straordinaria opportunità.

Avv. Gaetano De Gennaro 

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