Il principio di riservatezza in mediazione

Il principio di riservatezza di cui all’art. 10 del dlgs 28/2010, relativo all’impossibilità per il mediatore di deporre sul contenuto delle dichiarazioni e delle informazioni rese nel procedimento di mediazione, riguarda le dichiarazioni delle parti riferite al solo contenuto sostanziale dell’incontro di mediazione e cioè al merito della lite.

Tribunale di Udine – decreto del 7 marzo 2018 

Il principio di riservatezza di cui all’art. 10 del dlgs 28/2010, relativo all’impossibilità per il mediatore di deporre sul contenuto delle dichiarazioni e delle informazioni rese nel procedimento di mediazione, riguarda le dichiarazioni delle parti riferite al solo contenuto sostanziale dell’incontro di mediazione e cioè al merito della lite. Tale principio non si può applicare alla fase preliminare – c.d. fase di identificazione – nella quale il mediatore procede all’identificazione delle parti, dei loro delegati e dei loro difensori, al fine di verificare se vi siano i presupposti soggettivi per dar corso alla procedura di mediazione. marisa antelmi - 964x489 jpgÈ pertanto ammissibile l’utilizzo del verbale durante il processo  e, ove questo risulti lacunoso relativamente a dette circostanze, anche la testimonianza del mediatore.

Il caso.

Caia, parte attrice/istante nel procedimento di mediazione, partecipa all’incontro di mediazione mediante procura speciale a Tizio. La parte invitata (Condominio), pur eccependo che detta procura era stata rilasciata dall’attrice a Tizio per altro giudizio di mediazione, sempre nei confronti del medesimo Condominio, acconsente che Tizio sia presente in mediazione quale delegato di Caia. Il mediatore, tuttavia, non verbalizza la presenza di Tizio.

Successivamente, il Condominio, in giudizio, contesta la validità della procura di Tizio ed eccepisce la improcedibilità della domanda attorea per mancata presenza personale dell’attrice all’incontro di mediazione. Caia si oppone, chiedendo la prova orale con il Mediatore.

Il Tribunale adito, preliminarmente, ritiene valida la procura rilasciata a Tizio in quanto, non trattandosi, nel caso di specie, di un mandato a gestire atti per i quali è necessaria la forma scritta, può anche essere verbale, salvo in ogni caso la ratifica, con efficacia retroattiva, della parte che l’ha rilasciata; ratifica che è effettivamente intervenuta nel momento in cui Caia ha affermato che Tizio era presente all’incontro quale suo delegato.

Relativamente alle richieste istruttorie formulate dall’attrice, il Tribunale si sofferma sul principio di riservatezza ed evidenzia, riportando una precedente pronuncia del Tribunale di Roma – Giudice Moriconi, ordinanza del 25 gennaio 2016 -, che, è vero che l’’art. 10 del D. Lsg. n. 28/2010 stabilisce il divieto  di dar  corso  alla  prova  testimoniale  in  ordine  alle  dichiarazioni delle  parti, nonché l’impossibilità per il mediatore di deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel corso del procedimento; tuttavia, il principio di riservatezza dev’essere perimetrato e non può essere tout court applicato a tutte le fasi del procedimento di mediazione.

In particolare, relativamente alle dichiarazioni che attengono alle modalità di partecipazione alla mediazione, non avendo ad oggetto il merito della lite, qualora il verbale risulti lacunoso, è ammissibile non solo l’utilizzo dello stesso durante il processo ma anche la testimonianza del mediatore volta ad accertare la partecipazione delle parti al procedimento.

Il giudice ha ritenuto, pertanto, opportuno ammettere l’istanza con la quale l’attrice chiede di assumere la prova testimoniale del mediatore, al fine di integrare la non completa verbalizzazione di quanto accaduto all’incontro di mediazione.

 Avv. Marisa Antelmi – info: marisa.antelmi@inwind.it;

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