Proposta di riduzione degli importi provvigionali e recesso

La mera proposta di riduzione degli importi provvigionali non integra una giusta causa di recesso.

Corte di Cassazione Civile, Sez. Lavoro, 14 febbraio 2017, n. 3854.

 

LA MASSIMA

 La giusta causa del recesso deve avere una valenza oggettiva, non potendo essere francesco verdebelloapprezzata in ragione della percezione soggettiva e della sensibilità del recedente. La valenza oggettiva della giusta causa di recesso non sussiste nel caso di una mera proposta della mandante di ridurre l’importo delle provvigioni di subagenzia.

 

In caso di omissione contributiva, il lavoratore può chiedere la condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi previdenziali in favore dell’ente previdenziale solo se quest’ultimo sia parte nel medesimo giudizio.

 

La Suprema Corte con la pronuncia in epigrafe si è soffermata su due rilevanti questioni.

La prima, di natura sostanziale, involgente la nozione di giusta causa del recesso: in particolare, se possa considerarsi giusta causa di recesso di un subagente, da un rapporto di subagenzia, la mera proposta della mandante di una riduzione della percentuale provvigionale.

La seconda, di carattere processuale, concerne l’ammissibilità nel nostro sistema processuale di una pronuncia di condanna a favore del terzo, in fattispecie relativa al pagamento dei contributi obbligatori.

IL FATTO

Un subagente ricorreva al Tribunale, affinché, previa declaratoria della giusta causa del suo recesso, condannasse la mandante (Agente) al pagamento delle indennità di cessazione del rapporto e delle somme dovute al Fondo Indennità di Risoluzione del Rapporto (FIRR) gestito da ENASARCO oltre alla regolarizzazione della posizione previdenziale presso ENASARCO.

In particolare il subagente, a fondamento delle proprie domande,  sosteneva che la proposta di riduzione delle proprie provvigioni, da parte della mandante, dopo undici anni di lavoro ed in assenza di ragioni obiettive, stante l’aumento del fatturato procurato con la propria attività di subagente, era gravemente lesiva della fiducia nella corretta esecuzione del rapporto da parte dell’agente-mandante: di conseguenza, tale proposta economicamente peggiorativa integrava una giusta causa di revoca dal mandato.

Il Giudice del Lavoro, rigettava la domanda, mentre la Corte d’appello di Roma accoglieva parzialmente l’appello principale del subagente, condannando la mandante al versamento dei contributi previdenziali ad ENASARCO, nei limiti della prescrizione. Il Giudice d’appello fondava la sua decisione sulla considerazione che dalla valutazione complessiva dei fatti risultava che l’Agente non aveva operato una variazione unilaterale delle provvigioni ma aveva solo proposto una modifica consensuale al subagente, a fronte della quale quest’ultimo, che ben avrebbe potuto rifiutare la proposta, aveva deciso invece di recedere dal rapporto. Sicché, riteneva che la risoluzione del contratto derivasse dalla iniziativa del subagente.

La Cassazione nel condividere l’esito cui erano giunti i giudici di merito, ha confermato che “la giusta causa del recesso deve avere una valenza oggettiva, non potendo essere apprezzata in ragione della percezione soggettiva e della sensibilità del recedente”. Ed inoltre ha condiviso le argomentazioni della Corte territoriale, per cui tale valenza oggettiva non sussiste nella fattispecie di causa, in cui il fatto rilevante consisteva nella mera proposta dell’Agente di ridurre l’importo delle provvigioni di subagenzia, proposta che per diventare giuridicamente efficace richiedeva l’accettazione del subagente.

Peraltro, nel caso di specie la condotta della Preponente appare assolutamente conforme al canone di correttezza e buona fede contrattuale secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata al dovere di solidarietà sociale di cui all’art. 2 Cost. nonché al principio di proporzionalità nell’utilizzo dello jus variandi unilaterale del contratto, riconosciuto dagli Accordi Economici Collettivi di settore. (art. 2 A.E.C. Industria 30.07.2014; Art. 3 A.E.C. 16.02.2009 Commercio)

Sotto il primo profilo, infatti, la Preponente ha inoltrato una proposta di modifica contrattuale all’Agente finalizzata ad ottenere il consenso di questi, nell’ottica della conservazione del c.d. intuitus personae su cui deve necessariamente fondarsi il rapporto di agenzia e/o di rappresentanza commerciale.

Sotto il profilo della proporzionalità, la scelta della Preponente di ricercare il consenso dell’Agente in luogo del pur consentito jus variandi unilaterale per ottenere la modifica di una clausola contrattuale, appare coerente con il principio di adeguatezza del mezzo utilizzato (proposta di modifica) al fine da raggiungere (modifica del quantum provvigionale) nonché con il carattere di eccezionalità e di extrema ratio dello jus variandi convenzionale.

Per quanto riguarda la seconda questione di carattere processuale, la Suprema Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui “in caso di omissione contributiva il lavoratore può chiedere la condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi previdenziali in favore dell’ente previdenziale solo se quest’ultimo sia parte nel medesimo giudizio, restando esclusa, in difetto, l’ammissibilità della pronunzia in quanto la condanna a favore del terzo non è ammessa nel nostro ordinamento fuori dai casi espressamente previsti ”.

Detto principio poggia sulle regole generali secondo cui il processo deve svolgersi tra tutti coloro che sono parte del rapporto sostanziale che hanno diritto ad interloquire sulle questioni che li riguardano (art. 24 Cost.) – ed il giudicato fa stato solo nei confronti delle parti e loro aventi causa.

Esso trova applicazione non solo nel sistema della assicurazione generale obbligatoria ma anche per i contributi e le prestazioni obbligatorie disciplinati dai Regolamenti degli enti previdenziali privatizzati ex D.Lgs. n. 509 del 1994, quale è ENASARCO.

Avv. Annalisa Riccardi 

Avv. Francesco Verdebello

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