Quantificazione dell’indennità di fine rapporto dovuta all’agente

L’art. 1751 c.c. deve interpretarsi nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore.

Tribunale di Milano, Sez. Lavoro, 20.03.2017.

 LA MASSIMA

 Al fine della quantificazione dell’indennità di fine rapporto dovuta all’agente in caso di francesco verdebellocessazione del rapporto di agenzia, l’art. 1751cod. civ. – nel testo introdotto dall’art. 4 del D.Lgs. 10 settembre 1991, n. 303, attuativo della direttiva 86/653/CEE sul coordinamento del diritto degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, per la parte in cui prevede che le disposizioni ivi fissate in materia di indennità di fine rapporto sono inderogabili a svantaggio dell’agente (comma sesto) – si interpreta nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell’agente stesso comporta che l’importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive.

Il Tribunale di Milano con la pronuncia in epigrafe, dopo aver accertato l’assenza di giusta causa di recesso della mandante dal contratto di agenzia, ha acclarato la sussistenza del diritto dell’Agente ad ottenere l’indennità sostituiva del preavviso e l’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c.

Un agente di commercio, in seguito a risoluzione in tronco del rapporto di agenzia, ha convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano, in funzione di Giudice del Lavoro, la società Preponente, contestando la sussistenza della giusta causa di risoluzione e chiedendo, in via principale, il pagamento, oltre che delle provvigioni non ancora pagate, dell’indennità sostituiva del preavviso, dell’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c., nonché dell’indennità per il patto di non concorrenza; in via subordinata ha domandato, il pagamento delle indennità ai sensi dell’A.E.C..

La ditta Preponente ha contestato gli assunti dell’Agente, ribadendo la sussistenza della giusta causa di risoluzione del contratto per non aver l’Agente regolarmente inviato i report sulla clientela, per non aver mai curato né le contestazioni della clientela né i pagamenti e per aver collaborato, durante la vigenza del rapporto, con altre società concorrenti, nonché per la sua scarsa presenza in azienda. Pertanto ha chiesto il rigetto integrale del ricorso.

Il Tribunale, all’esito dell’istruttoria ha accertato l’insussistenza della giusta causa di recesso e ha accolto il ricorso dell’Agente.

In particolare, se da un lato è emerso che, in effetti, l’Agente avesse omesso di inviare i report trimestrali sulla clientela, pur tuttavia il Giudice ha ritenuto che detto inadempimento, in assenza di altri elementi e tenuto conto che in tutto il corso del rapporto la ditta Preponente non aveva mai contestato la predetta circostanza, non potesse per ciò solo legittimare la risoluzione per giusta causa.

Il Giudice ha ritenuto, insomma, che detta contestazione da parte della Preponente, avanzata solo in sede di recesso, fosse tardiva, in mancanza di pregresse doglianze al riguardo e, dunque, non idonea a giustificare un recesso per giusta causa.

Le ulteriori contestazioni della Preponente sono, invece, risultate infondate: non è stata fornita alcuna prova quanto alle asserite mancate visite alla clientela e, per di più, la Preponente nel corso dell’interrogatorio ha dichiarato di non aver mai ricevuto lamentele da parte dei clienti seguiti dal ricorrente.

Quanto alla scarsa presenza dell’Agente in azienda, il Giudice ha rammentato che in un rapporto di agenzia non v’è alcun obbligo in tal senso da parte dell’Agente.

L’istruttoria ha permesso, altresì, di appurare che anche l’accusa di concorrenza sleale e di violazione del patto di non concorrenza non era fondata; anzi, è emerso che l’attività di cui era accusato l’Agente non era affatto posta in essere in concorrenza con la Preponente, ma addirittura a favore della stessa.

Per tutte le ragioni innanzi esposte, il Tribunale ha ritenuto che la Preponente avesse esercitato il recesso in assenza della giusta causa e l’ha condannata al pagamento di tutte le indennità: di quella sostitutiva del preavviso e dell’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c.

Ai fini del riconoscimento dell’indennità codicistica il Tribunale di Milano ha richiamato l’orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, per cui “Al fine della quantificazione dell’indennità di fine rapporto dovuta all’agente in caso di cessazione del rapporto di agenzia, l’art. 1751cod. civ. nel testo introdotto dall’art. 4 del D.Lgs. 10 settembre 1991, n. 303, attuativo della direttiva 86/653/CEE sul coordinamento del diritto degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti – per la parte in cui prevede che le disposizioni ivi fissate in materia di indennità di fine rapporto sono inderogabili a svantaggio dell’agente (comma sesto) – si interpreta nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell’agente stesso comporta che l’importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive. (Cassazione, Sez. L, Sentenza n. 9538 del 23/04/2007).

E’ stata inoltre riconosciuta al ricorrente l’indennità per il patto di non concorrenza, in virtù di quanto previsto dal contratto sottoscritto tra le parti.

Avv. Francesco Verdebello – Avv. Annalisa Riccardi 

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