Sanzione da mancata comparizione in mediazione

La prassi di giustificare la mancata comparizione al primo incontro di mediazione con comunicazioni, anche a mezzo PEC, all’organismo di mediazione comporta l’irrogazione della sanzione ex art. 8, comma 4-bis, DLgs 28/10, all’udienza successiva.

Tribunale di Vasto – ordinanza del 6 dicembre 2016

“La prassi, talora adottata dalla parte invitata, di anticipare per iscritto il proprio rifiutodante leonardi di partecipare al primo incontro, costituisce un atto di mera cortesia, che però non ha alcuna idoneità a giustificare la deliberata assenza della parte e ad esonerarla dalle conseguenti responsabilità”.

“Il dissenso alla mediazione, ai fini della sua validità, deve essere non solo personale, ma anche consapevole, informato e, soprattutto, motivato”.

L’ordinanza in commento riguarda il caso, estremamente frequente nella prassi, in cui le parti invitate in mediazione ritengono di assolvere all’obbligo di partecipazione al primo incontro di mediazione inviando comunicazioni con le quali espongono i motivi per i quali ritengono che la mediazione non possa utilmente proseguire.

Ritiene il Tribunale di Vasto, in modo assolutamente condivisibile, che il mediatore in tal caso debba semplicemente registrare la mancata partecipazione, senza dar conto delle ragioni esposte nella missiva, in quanto la comunicazione “costituisce un atto di mera cortesia” che non può modificare la realtà, ovvero che quella parte non è comparsa in mediazione.

In realtà molte parti invitate, soprattutto soggetti contrattualmente “forti”, quali banche, asl ed assicurazioni, ritengono di poter giustificare la mancata partecipazione allegando ragioni – di fatto o di diritto – in base alle quali non ritengono utile la prosecuzione della mediazione e, conseguentemente, la stessa partecipazione al primo incontro.

A ben vedere, si tratta di due piani di indagine totalmente differenti: una cosa è il giustificato motivo per la mancata partecipazione al primo incontro (art. 8, comma 4-bis), un’altra sono le ragioni per le quali non è “possibile” proseguire la mediazione (art. 8, comma 1).

L’esistenza di un giustificato motivo per la mancata partecipazione al primo incontro può, in caso di mediazione chiusa in quella sede, impedire al giudice l’irrogazione della sanzione prevista dal comma 4-bis (ovvero il pagamento di una ammenda pari al contributo unificato) ma, più correttamente, dovrebbe consigliare al mediatore di adoperarsi affinché il denunciato impedimento sia rimosso (con un rinvio dell’incontro ad altra data, con la predisposizione di una sessione di mediazione on line, con la richiesta di una procura a soggetto diverso dall’avvocato difensore). Non può, in alcun modo, impedire le sanzioni processuali ex art. 116 ed eventualmente ex art. 96 CPC: il solo fatto che il primo incontro non si sia realmente tenuto impedisce quella valutazione sulla “possibilità” di proseguire la mediazione che è propria di tale fase. In tal senso, il giudice può anche ordinare una nuova mediazione “effettiva”, secondo le indicazioni che provengono da sempre più copiosa giurisprudenza.

Se invece la mancata partecipazione “giustificata via PEC”, è della parte istante, si dubita perfino dell’avveramento della condizione di procedibilità.

In sostanza, la banca che dichiara di non partecipare al primo incontro in quanto ritiene che non vi siano margini per mediare la controversia, sta cercando di eludere un obbligo normativo mediante un giudizio prognostico assolutamente irrituale ed illegittimo: non spetta alle singole parti valutare se è possibile o meno mediare una questione, una tale decisione può essere presa solo all’esito di un incontro di mediazione durante il quale il mediatore ha avuto modo tenere una sessione informativa completa con ciascuna e di affrontare il merito della controversia.

A ben vedere, questa fase di informazione ed esame delle possibilità di proseguire la mediazione, nel modello rinveniente dopo la reintroduzione ad opera del “decreto del fare” (agosto 2013), costituisce il fulcro della condizione di procedibilità: l’obbligo inderogabile cui sono sottoposte le parti prima di andare in giudizio. Proprio in quanto tale, detto obbligo non può essere sostituito da una “gentile comunicazione” di rifiuto.

L’ordinanza in commento s’inserisce nel filone giurisprudenziale che ritiene che la mediazione debba essere “effettiva”, alla presenza personale delle parti o di loro procuratori speciali diversi dall’avvocato, con un esame delle ragioni del merito della controversia, senza che si possa giustificare una mancata partecipazione al primo incontro con ragioni che attengono il merito della controversia.

Le parti invitate hanno il dovere di organizzarsi per essere attivamente presenti al primo incontro di mediazione. In mancanza, oltre alla sanzione ex art. 8, comma 4-bis (che va de plano alla prima udienza utile), il giudice valuterà il comportamento anche ai fini dell’applicabilità di sanzioni ex art. 96 CPC. Soprattutto laddove, come nel caso di specie, la parte invitata non ha inteso presentarsi in mediazione ma alla prima udienza successiva ha chiesto un rinvio per tentare il bonario componimento della controversia!

Il primo incontro di mediazione, qualora non si possa proseguire oltre, deve chiudersi con un verbale in cui, alla presenza delle parti, il mediatore dà atto di averle correttamente informate di opportunità e conseguenze circa la mancata prosecuzione e prende atto dei motivi per i quali le parti ritengono non mediabile la controversia.

In conclusione, le parti devono sempre presenziare personalmente almeno al primo incontro di mediazione: la comunicazione dei motivi per i quali non si ritiene di poter proseguire quella mediazione equivale a mancata comparizione tout court. E, d’altra parte, non sono rare le mediazioni in cui gli avvocati di parte iniziano l’incontro dicendo che non vi sono possibilità di prosecuzione e poi, grazie all’opera del mediatore o alla presenza personale delle parti, in effetti si decide di proseguire. La mera comunicazione impedisce ogni e qualsiasi interazione tra le parti che costituisce l’obiettivo di qualsiasi mediazione.

Avv. Dante Leonardi 

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *