Sinistro stradale, il terzo deve provare il fatto storico

SINISTRO STRADALE E RISARCIMENTO DANNI: IL TERZO TRASPORTATO DEVE PROVARE IL FATTO STORICO.

Corte di Cassazione – sez. III civile – sentenza n. 16037 del 2 agosto 2016

La sentenza in commento trae origine da una richiesta di risarcimento danni per lesioni fisichepaolo iannone subite dal terzo trasportato a causa di un sinistro, pertanto si offre lo spunto per approfondire tipologia e natura prescrizionale dell’azione.

Nella vicenda in esame, a seguito di un incidente stradale dove il vettore perdeva il controllo del veicolo determinando la fuoruscita di strada dello stesso, l’attore conveniva in giudizio: proprietario, conducente e Compagnia assicuratrice dell’autovettura a bordo della quale era trasportato, al fine di richiedere ed ottenere il risarcimento economico dei danni fisici subiti.

Nel merito le Corti territoriali rigettavano la domanda attorea rilevando sia il mancato rispetto del termine di prescrizione biennale per le richieste di risarcimento danni prodotte dalla circolazione di veicoli (ex art. 2947, co. 2, c.c.), sia il mancato raggiungimento della prova in merito alla responsabilità del conducente.

La questione approda dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione che, contravvenendo a quanto deciso dai giudici di merito, accoglie il ricorso presentato dall’istante sulla base delle seguenti argomentazioni,

In primo luogo i giudici di legittimità rilevano che, in tema di onus probandi, spetta al trasportato dimostrare il fatto storico e non la responsabilità del vettore. Tale affermazione porta all’applicazione del criterio civile riguardante la presunzione di colpa.

A ben vedere, i giudici di merito avrebbero dovuto applicare il suddetto principio sancito dall’art. 2054 c.c. giungendo, così, alla conclusione dell’accertamento incidenter tantum in merito alla sussistenza del reato di lesioni colpose.

Ne consegue che, secondo tale impostazione, il diritto al risarcimento del danno spettante al trasportato avrebbe avuto una prescrizione quinquennale e non biennale.

In tale prospettiva non sembrerebbero esservi dubbi sull’applicazione dell’art. 2947, co. 3, c.c., in quanto la fattispecie integrante il reato di lesioni colpose determina altresì l’applicazione del termine di prescrizione quinquennale (ex art. 2947, co. 3, c.c.) 

Dott. Paolo Iannone 

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