Sospensione procedure esecutive nella composizione di crisi sovraindebitamento

Sulla sospensione delle procedure esecutive nella composizione della crisi da sovra indebitamento

Uno degli effetti della introduzione della procedura della composizione della crisi da sovra michele rapanàindebitamento è la tanto auspicata sospensione delle procedure esecutive pendenti in danno del debitore propositore.

La norma da cui traggono spunto le interpretazioni dottrinarie e giurisprudenziali è l’art. 10, lettera c) della L. 3/2012 secondo cui “il Giudice con la fissazione dell’udienza di omologazione dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore, la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili”.

Sulla base di tale assunto la giurisprudenza di merito si è già più volte espressa, prevalentemente concedendo la sospensione delle procedure esecutive tanto immobiliari quanto mobiliari.

Alcuni Tribunali, infatti, sussistendo i presupposti della L. 3/2012, hanno sospeso le procedure esecutiva immobiliare, in quanto la prosecuzione del procedimento di esecuzione forzata poteva anche pregiudicare la fattibilità del piano (Tribunale di Brescia – ordinanza del 23/07/2015 procedimento di composizione della crisi n. 10/2015).

E’ interessante la recente pronuncia del Tribunale di Trani che ha sospeso una  procedura esecutiva immobiliare, a seguito di una proposta del piano del consumatore.

Nel caso di specie l’immobile era al quarto tentativo di vendita senza incanto, con una riduzione del valore di 2/3.

Si trattava della vendita all’asta della prima casa, con unico creditore (la Banca per il mutuo stipulato per l’acquisto dello stesso immobile).

All’esito di un’stanza di sospensione ex art. 586 c.p.c. dato il notevole ribasso del prezzo di vendita, il Giudice dell’esecuzione reputava opportuno provvedere alla vendita dell’immobile ad un prezzo più che dimezzato.

Solo dopo il deposito da parte del consumatore del piano ex L. 3/2012, ed all’esito del dispositivo del giudice delegato dal Presidente della Volontaria giurisdizione, il Giudice dell’Esecuzione ha sospeso la vendita dell’immobile (Tribunale di Trani – G. E. – luglio/2017)

In ogni caso appare ormai consolidato l’orientamento di sospendere le procedure esecutive, anche mobiliari, sino all’udienza di omologazione (Tribunale di Lodi – 01/10/2013 – Tribunale di Catania 24/06/2013 – Tribunale di Rimini 15/12/2015).

Partendo dal dato normativo e dal successivo orientamento formatosi, ci si è chiesti se il debitore esecutato, dopo aver depositato l’istanza per la procedura della crisi da sovra indebitamento e prima ancora che il Tribunale abbia fissato l’udienza per l’omologazione, possa richiedere ed ottenere autonomamente a scopi cautelativi la sospensione delle procedure esecutive pendenti.

Tale problematica appare contingente e non affatto strumentale, posto che, al di là della tempistica dilatoria e non perentoria prevista dalla legge in esame, una volta depositata l’istanza e nominato il Gestore della crisi, quest’ultimo in particolari casi complessi, avrà bisogno di diverso tempo prima di valutare la fattibilità del piano o dell’accordo ed attivare le successive incombenze.

In questo lasso temporale, potrebbe avvenire che non si completi la procedura con la fissazione dell’udienza per l’omologazione, prima per esempio dell’udienza fissata per la vendita dell’immobile.

E’ evidente che in questi casi la prosecuzione del procedimento di esecuzione forzata potrebbe pregiudicare la fattibilità del piano o dell’accordo.

Secondo il nostro parere il Giudice dell’esecuzione, sulla base di quest’ultimo fondamentale principio, dovrebbe sospendere quanto meno la vendita, per una lasso temporale anche ristretto.

Di diverso avviso appare essere parte della giurisprudenza. In particolare il Tribunale di Bari con ordinanza del 16/05/2017 ha dichiarato inammissibile l’istanza di sospensione della vendita di un bene immobile, reputando che la sospensione, ricorrendone i presupposti di legge, spetti al Giudice della procedura della crisi da sovra indebitamento. Lo stesso Giudice dell’Esecuzione ha reputato la medesima istanza inammissibile anche se proposta ai sensi dell’art. 624 c.p.c.

E’ evidente, pertanto, che secondo una parte della giurisprudenza, il Giudice competente per la pronuncia sulla sospensione della procedura esecutiva, sia quello attinto dal procedimento della crisi da sovra indebitamento ed il momento sarebbe quello della prima udienza fissata per l’omologazione.

Avv. Michele Rapanà 

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