Opposizione a decreto ingiuntivo ex art.650 c.p.c.

Opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 650 c.p.c. e/o atto di citazione in opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. – efficacia della notifica del decreto ingiuntivo ex art. 143 c.p.c – rigetto della spiegata opposizione avverso il decreto ingiuntivo – dichiarazione di cessazione della materia del contendere in ordine all’opposizione a precetto.

Tribunale di Matera, sentenza dell’1 dicembre 2015.

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Con atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo notificato in data 08.06.2012, Tizio convenivateresa indiveri in giudizio Caio per proporre opposizione avverso il precetto notificato da quest’ultimo in pari data, assumendo, in via preliminare, di non aver mai ricevuto la notifica del decreto ingiuntivo posto a fondamento di detto precetto e, pertanto, di non aver potuto prendere contezza in alcun modo, pur avendo operato tutte le indagini possibili di merito.

In particolare, Tizio, sosteneva che le uniche informazioni che aveva potuto apprendere erano quelle riportate nell’atto di precetto, indicate nel decreto ingiuntivo come emesso in data 19.11.2010 e notificato in data 22.06.2011, oltre il termine di 60 giorni previsti dall’art. 644 cpc, per cui era divenuto inefficace.

Eccepiva, poi, la nullità dell’atto di precetto, in quanto viziato per mancanza dei presupposti richiesti dall’art. 480 cpc, ai sensi del quale il precetto, se non notificato unitamente al titolo esecutivo, deve contenere tutti gli estremi e citare tutti i presupposti della notifica di quello, al fine di tutelare il diritto del contraddittorio e mettere il debitore nella posizione di potersi difendere avendo conoscenza completa degli atti: tanto non si realizzava nel caso di specie, in quanto non risultava dagli atti l’eventuale rimessione in termini e il pedissequo provvedimento di rimessione (citava Cass. civ. n. 6184/1981; 888/1995, 5133/1990 e 3251/1007, nonché

Cass. civ. sez. I, 07.12.2011 n. 26364).

Mel merito, sosteneva che le somme riportate nel precetto non erano dovute in quanto, oltre alla sorte capitale, alle spese e diritti liquidati in decreto ingiuntivo, Caio richiedeva nuovamente onorari, diritti e spese, duplicando, in tal modo, la richiesta e contravvenendo comunque alle nuove diposizione legislative che avevano abolito le tariffe forensi dal mese di gennaio 2012.

Chiedeva, quindi, in via preliminare e pregiudiziale, la sospensione dell’esecuzione del decreto ingiuntivo ai sensi dell’art.649 cpc e del precetto opposti, previa declaratoria di inammissibilità dell’opposizione tardiva ex art. 650 cpc, di revocare, con declaratoria di inefficacia e di mancanza di ogni effetto giuridico, il decreto ingiuntivo stesso e,per l’effetto, il precetto impugnato. Chiedeva, infine, dichiararsi la nullità del precetto con vittoria di spese.

Si costituiva in giudizio l’opposto contestando quanto dedotto da parte opponente, deducendo la mancanza dei presupposti di ammissibilità dell’opposizione tardiva ex art. 650 cpc esponendo che, ai fini della legittimità dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, non è sufficiente l’accertamento dell’irregolarità della notificazione del decreto stesso,ma occorre altresì la prova, il cui onere grava sull’opponente, che proprio a causa della nullità della notificazione l’ingiunto non aveva avuto tempestiva conoscenza del provvedimento (richiamava Cass. civ. 25.11.2002 n. 12215; Cass.

civ. S.U. 12.05.2005 n. 9398). Ed ancora, ai fine dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, la forza maggiore e il caso fortuito si identificano, rispettivamente, in una forza esterna ostativa in modo assoluto ed in fatto di carattere oggettivo, avulso dall’umana volontà e causativo dell’evento per forza propria (citava Cass. civ. sez III, 24.10.2008 n. 25737; Cass. civ. 3769/2001; 8561/1998): nel caso di specie non ricorreva alcuna di queste ipotesi.

Sosteneva,altresì, di aver ritualmente notificato il decreto ingiuntivo, presso l’indirizzo di residenza dell’opponente, previa acquisizione del pertinente certificato di residenza,ove l’Ufficiale Giudiziario si era recato personalmente.

Assumeva che l’opponente avrebbe dovuto esperire opposizione al decreto ingiuntivo nei termini di cui all’art. 645 c.p.c., e cioè entro 40 giorni dalla notifica avvenuta, nel caso di specie ai sensi dell’art. 143 cpc(“ nei casi previsti nel presente articolo e nei primi due commi dell’articolo precedente, la notificazione si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a

quello in cui sono compiute le formalità prescritte”).

Rilevava a tal riguardo che, in tema di notificazioni a mezzo del servizio postale, la notifica di un atto da compiersi entro un determinato termine, per il notificante deve ritenersi perfezionata al momento della consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare, mentre per il destinatario deve ritenersi eseguita nel ventesimo giorno successivo al compimento delle formalità previste dall’art. 143, 1° e 2° comma cpc(Cass. civ. 7.02.2006 n. 2593): nella fattispecie la notificazione effettuata ai sensi dell’art. 143 cpc era avvenuta in data 22.06.2011, per cui si era perfezionata il 12.07.2011, e quindi entro i successivi giorni 40 l’opponente avrebbe potuto proporre l’opposizione.

Sulla asserita nullità del precetto per inefficacia del decreto ingiuntivo, osservava la difesa di parte opposta, che del citato decreto richiedevano ed ottenevano copie conformi per uso intima, provvedendo ritualmente e tempestivamente ad una prima notifica, ma ciò senza esito per irreperibilità del destinatario dell’atto, ed una

seconda notifica a distanza di pochi giorni, ancora una volta con esito negativo.

Pertanto, in data 22.06.2011 la notifica veniva eseguita ex art. 143 cpc previa acquisizione dall’Ufficiale Giudiziario addetto del certificato di residenza dell’opponente e previa istanza di rimessione in termini avanzata dinanzi al Tribunale di Matera, che veniva accolta concedendo ulteriori giorni 60 per la notifica.

Anche nel merito le pretese attoree venivano contestate. Precisamente, in relazione all’eccezione sollevata dall’opponente relativamente alla corresponsione di somme non spettanti, l’opposto rilevava che l’atto di precetto era stato notificato prima dell’abrogazione delle tariffe professionali avvenuta con decreto ministeriale del 20.7.2012, n. 140 , per cui nel periodo della notifica si applicava il tariffario all’epoca vigente, e comunque nell’atto di precetto era stato espressamente indicato “con espressa riserva di adeguamenti dei compensi secondo quanto verrà previsto dall’emanando D.M. e restituzione degli importi eccedenti eventualmente percepiti”.

Il precetto impugnato, inoltre, alla data di costituzione dell’opposto, aveva già perso completamente efficacia per decorso del termine di 90 giorni di cui all’art. 481 cpc, e conseguentemente nessun provvedimento sospensivo era tenuto ad adottare il Giudicante, essendo già preclusa la possibilità di procedere ad esecuzione in virtù dell’impugnato precetto. Infine, le somme invocate nel decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale erano tutte dovute, perché mai revocato e parte opposta non ha mai rinunciato al proprio diritto, avendo posto in essere tutti gli atti idonei a tal fine.

Chiedeva, quindi, di dichiarare l’inammissibilità ed improcedibilità della proposta opposizione per mancanza dei presupposti di cui all’art. 650 cpc; in via ancora preliminare, chiedeva anche che venisse rigettata l’avversa richiesta ex art. 649 cpc. Nel merito, chiedevano il rigetto dell’opposizione con vittoria di spese.

Il Giudice  rigettava la domanda  motivando come si dirà infra.

Preliminarmente, in ordine all’opposizione a precetto, si dava conto che lo stesso, era divenuto inefficace e, pertanto, veniva dichiarata cessata la materia del contendere che costituisce, come ritenuto unanimemente dalla  giurisprudenza, una fattispecie di estinzione del processo, creata dalla prassi giurisprudenziale, che si verifica quando sopravvenga una situazione che elimini la ragione del contendere delle parti, facendo venir meno l’interesse ad agire e a contraddire, e cioè l’interesse ad ottenere un risultato utile, giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l’intervento del giudice, tenuto conto dell’azione proposta e delle difese svolte dal convenuto.

L’opposizione avverso il decreto ingiuntivo, seppur formulata ex art. 650 c.p.c. veniva ritenuta tardiva.

Dagli atti emergeva che l’Ufficiale Giudiziario addetto notificava il decreto ingiuntivo, emesso dal Tribunale di Matera, nella residenza dell’odierno opponente consegnando copia conforme a mani di persona qualificatasi come il portiere, il quale riferiva che l’opponente si era trasferita ad altro indirizzo, senza sapere quale. Essendo, quindi, sconosciuti la residenza, la dimora, e il domicilio della predetta, dal momento

che i certificati anagrafici nulla riportavano riguardo al  mutamento di residenza, l’opposto eseguiva notificazione ai sensi della norma dell’art. 143 cpc presso la Casa Comunale, secondo cui la notificazione si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello in cui sono compiute le formalità prescritte.

Con la sentenza n. 28/2004 la Corte Costituzionale ha precisato che”risulta ormai presente nell’ordinamento processuale civile, fra le norme generali sulle notificazioni degli atti, il principio secondo il quale – relativamente alla funzione che sul piano processuale, cioè come della sequenza del processo, la notificazione destinata a svolgere per il notificante – il momento in cui la notifica si deve considerare perfezionata per il medesimo deve distinguersi da quello in cui essa si perfeziona per il destinatario; pur restando fermo che la produzione degli effetti che alla notificazione stessa sono ricollegati è condizionata al perfezionamento del procedimento notificatorio anche per il destinatario e che, ove a favore o a carico di costui la legge prevede termini o adempimenti o comunque conseguenze dalla notificazione decorrenti, gli stessi debbano comunque calcolarsi o correlarsi al momento in cui la notifica si perfeziona nei suoi confronti “: conseguentemente, nel caso di specie, la notificazione del decreto ingiuntivo si perfezionava per il notificante in data 22.06.2011,giorno in cui il decreto ingiuntivo è stato depositato ex art. 143 cpc presso la Casa del comune dell’ultima residenza dell’opponente,così come risulta dal certificato di residenza dell’ufficio anagrafe), mentre per il notificante, odierno opposto, detta notifica si perfezionava al ventesimo giorno successivo al deposito del decreto ingiuntivo presso il comune,ovvero in data 12.07.2011, giorno dal quale è scattata la presunzione legale di conoscenza del decreto ingiuntivo, presunzione legale che non è stata superata in alcun modo dall’opponente.

Infatti, per costante orientamento giurisprudenziale, (Cass. civ. nn. 5447/1999,19239/2004, 19799/2006 e SS.UU. n. 9938/2005), si ritiene che se il decreto ingiuntivo sia stato notificato, ancorchè fuori termine e ancorchè la notifica sia nulla, l’unico rimedio consentito all’intimato è quello della opposizione ordinaria ex art. 645 cpc, da esperire nei 40 giorni successivi a quello in cui si sia avuta la conoscenza legale dell’atto,per far valere la perentorietà del termine di 60 giorni ex art. 644 c.p.c.; mentre, ne solo caso di decreto non notificato o la cui notifica sia giuridicamente inesistente, il rimedio esperibile è il ricorso ex articolo 188 disp.att. c.p.c. diretto a far dichiarare la inefficacia del decreto ingiuntivo, ovvero l’azione ordinaria. Si ritiene, infatti, che la notificazione del decreto ingiuntivo, anche se nulla, è indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto e, conseguentemente, esclude la presunzione di abbandono del titolo, che costituisce il fondamento della previsione di inefficacia di cui all’art. 644 c.p.c., applicabile esclusivamente in caso di omissione della notificazione o di notificazione inesistente(Cass. civ. 31.10.2007 n. 22959). Da ciò consegue che il decreto ingiuntivo notificato tardivamente e non opposto nei termini di legge diviene definitivo, non restando al debitore rimedi esperibili per contestare la regolarità della notifica, né ovviamente la fondatezza del credito.

Il Giudice, pertanto, dichiarava cessata la materia del contendere in ordine all’opposizione a precetto e rigettava l’opposizione avverso il decreto ingiuntivo.

 Avv. Teresa Indiveri  

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