Verbalizzazione delle ragioni per non proseguire la mediazione.

Il mediatore deve verbalizzare le ragioni per le quali le parti non intendono proseguire oltre il primo incontro di mediazione

Tribunale di Roma, ordinanza del 25 gennaio 2016 dr. Massimo Moriconi.

Con l’ordinanza in commento il Tribunale di Roma, Dott. Moriconi, continua a dare importanti indicazioni marisa antelmi - 964x489 jpginterpretative relativamente al procedimento di mediazione, in particolare in ordine alle verbalizzazioni consentite al mediatore in occasione del primo incontro.

Il caso di specie nasceva da una richiesta di risarcimento del danno cagionato nel corso di un trattamento estetico; il giudice demandava le parti in mediazione indicando i punti sui quali  avrebbero potuto utilmente dirigere ed approfondire la discussione; evidenziava la necessità della effettiva partecipazione delle parti al procedimento di mediazione; invitava il mediatore a verbalizzare le dichiarazioni delle parti, per le valutazioni di competenza da parte del giudice nel caso la causa fosse proseguita.

Il mediatore, dopo aver  invitato le parti ad esprimersi “sull’interesse a proseguire nella procedura di mediazione”, registrava a verbale l’esito negativo del primo incontro, in quanto la parte convenuta non aveva manifestato il suo assenso.

Il Tribunale dopo aver precisato che il mediatore deve verificare la “possibilità” e non “l’interesse” a proseguire in mediazione, risolve alcuni dubbi interpretativi sulla verbalizzazione del primo incontro e sui suoi limiti, essendo il procedimento di mediazione improntato alla riservatezza, al fine di consentire l’effettiva possibilità delle parti di poter parlare liberamente.

Si legge, infatti, che la garanzia della riservatezza attiene “al solo contenuto sostanziale dell’incontro di mediazione, vale a dire al merito della lite”; di contro, le dichiarazioni delle parti possono essere legittimamente verbalizzate, quando attengono a circostante relative alle modalità di partecipazione delle parti in mediazione e/o alla svolgimento della stessa. La verbalizzazione, in questo caso, appare anzi necessaria per consentire al giudice di conoscere il contenuto della condotta delle parti sia per la declaratoria di improcedibilità sia per le sanzioni e per l’eventuale condanna risarcitoria per responsabilità processuale aggravata. Il giudice, pertanto, deve conoscere – ove la parte la esponga e ne chieda la verbalizzazione– la ragione del rifiuto a proseguire nella mediazione.

Conclude, il Tribunale, che il mediatore non è un collaboratore del giudice né un suo ausiliario, ma considerato lo stretto collegamento tra mediazione e processo, il mediatore “deve trascrivere ogni circostanza – quand’anche consistente in dichiarazioni delle parti – utile a consentire (al giudice) le valutazioni di competenza, altrimenti impossibili, attinenti alla partecipazione (o meno) delle parti al procedimento di mediazione ed allo svolgimento dello stesso, come pure le circostanze che attengono al primo incontro informativo”.

Avv. Marisa Antelmi 

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