Accertamento della responsabilità dell’ospedale.

Accertamento del nesso causale: la responsabilità dell’ospedale va verificata sulla base degli elementi disponibili.

Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza n. 768/16 depositata il 19 gennaio

La sentenza in commento focalizza la propria attenzione sulla regola dell’accertamento del nesso eziologico, paolo iannoneai fini della riconducibilità causale dell’evento dedotto in giudizio e delle relative responsabilità connesse.

Nella vicenda in esame il ricorrente deduceva che il criterio di probabilità scientifica doveva essere “qualificato” da ulteriori elementi idonei a tradurre in certezze giuridiche le conclusioni astratte svolte in termini probabilistici e che, invece, non sembrava possibile affermare, nella specie, se l’attività professionale dei medici fosse stata eseguita correttamente si sarebbero raggiunti ragguardevoli probabilità di successo.

Nei giudizi di responsabilità l’accertamento del nesso di causa è ineludibile, pertanto, la storica sentenza Franzese cerca di consegnare agli occhi dell’interprete una chiave di volta unica su di un rapporto eziologico basato sulla certezza della legge scientifica anziché probabilistica, c.d. “more likely that not”, ovvero “più probabile che non”.

Per quanto concernono le regole di accertamento del nesso di causa, quest’ultime variano in ambito civile e penale.

A riguardo giova rilevare che la più recente dottrina si è orientata in maniera molto pragmatica esprimendo fiducia verso la scienza, attraverso la ricerca dell’esistenza del nesso di causalità in base alle leggi scientifiche. Una data condotta umana può essere configurata come condizione necessaria di un certo evento solo se essa rientra nel novero di quegli antecedenti che, secondo un modello condiviso dotato di validità scientifica, noto come legge generale di copertura, porta all’evento del tipo di quello verificatosi. Seguendo questo indirizzo è possibile ricondurre la causa dell’evento secondo criteri di certezza assoluta.

Nel corso degli anni l’evoluzione giurisprudenziale ha affermato che il nesso di causalità non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accetti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi con elevato grado di credibilità razionale, l’evento non avrebbe avuto luogo, ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.

A ben guardare, il codice civile italiano è privo di una definizione legislativa di causalità, nonché di coordinate precise sui criteri con cui procedere all’accertamento del rapporto eziologico. Si è prontamente considerato a tal proposito che mentre la causalità penale richiede la dimostrazione a carico dell’accusa che l’evento sia addebitabile alla condotta dell’agente secondo criteri prossimi alla certezza, in ambito civile è possibile un temperamento. Tali norme vanno, dunque, adeguate alla specificità della responsabilità civile, rispetto a quella penale, perché muta la regola probatoria. D’altronde se nel processo penale vige la regola della prova «oltre ogni ragionevole dubbio», al contrario, nel processo civile vale la regola della preponderanza dell’evidenza o del «più probabile che non».

Ciò posto, il modello di nesso causale, così come consacrato dalla pronuncia Franzese e correttamente applicato in sede penale dovrebbe già di per sé offrire adeguate garanzie per l’esercente la professione sanitaria.

Tra i profili propulsivi nell’evoluzione del settore concernente la responsabilità civile si è notato l’alleggerimento dei parametri di riscontro del nesso causale sempre più orientato a radicarsi verso il “more likely that not”, ma tra le finalità perseguite dal legislatore negli ultimi anni, assume un rilievo preminente l’obiettivo di contenere il contenzioso giudiziario e il conseguente fenomeno della c.d. medicina difensiva.

In tale prospettiva, la Suprema Corte di Cassazione conferma una giurisprudenza consolidata delle Sezioni Unite (Cfr. sent. nn. 13533/2001; 577/2008) rilevando la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria che accetta il paziente in ospedale (c.d. contratto di spedalità) e, pertanto, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’ammalato deve limitarsi a provare il contratto (c.d. regola del contatto sociale in virtù della fiducia e dell’affidamento riposto nelle capacità del medico) e il danno lamentato.

Ne consegue che, secondo tale impostazione, anche in termini di ragionevole certezza della sussistenza del nesso causale tra il ritardo nell’effettuazione dell’intervento praticato dal medico nell’ospedale e i danni provocati in questione, la prova viene raggiunta sulla base degli elementi disponibili.

A ben vedere, la sentenza in commento ha il pregio di porre in risalto l’importanza del nesso causale nell’accertamento della responsabilità che risponde, in sede civile, a regole ben diverse da quelle attinenti la materia penale.

Concludendo, la pronuncia offre altresì lo spunto per ripercorrere il dibattito sulla natura della responsabilità medica che sembrava essersi sopito, in particolare su un tema che, in tutti questi anni, rappresenta rilevante attualità e notevole interesse nel mondo del diritto e, quindi, il dialogo tra la giurisprudenza aiuterà a comprendere nel proseguo quali scenari futuri si delineeranno, tenuto conto dell’imminente disegno di legge che sarà votato a primavera di quest’anno.

Dr. Paolo Iannone 

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