Amministrazione di sostegno, limitazione dell’interdizione

L’amministrazione di sostegno anche in ipotesi di ingenti patrimoni: la limitazione dell’istituto dell’interdizione.

Tribunale ordinario di Modena – decreto del 3 novembre 2016

 FATTO

X è affetta da disturbi comportamentali, parkinsonismo e allucinazioni, nonché esiti di fratturagabriella panaro di femore. Si trova nelle condizioni per la nomina di un Amministratore di Sostegno, ex Legge nr. 6 del 2004.

Arriva all’udienza di nomina dell’ADS in modo autonomo, risponde correttamente alle risposte del Giudice, anche se disorientata in merito alle motivazioni per cui è stata convocata in Tribunale. Dichiara di trovarsi bene con il marito, di andare d’accordo con i figli e di desiderare che venga nominato quale ADS il marito stesso “perché la vita continui così com’è”.

Il Giudice, anche basandosi sulla CTU in atti, rileva come la persona sia menomata psichicamente e che, di conseguenza, necessita di protezione, essendo impossibilitata a provvedere ai propri interessi.

Rileva il Giudicante che gli interessi della beneficiaria sono particolarmente estesi, in quanto essi comprendono la gestione di un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare, costituito da immobili sparsi in tutta Italia e in società di cui la stessa è socia o legale rappresentante, conti correnti, depositi titoli.

Viene, quindi, deciso di nominare, quale Amministratore di sostegno, il marito dell’interessata, malgrado l’opposizione in tal senso da parte dei tre figli della beneficiaria. Le loro eccezioni vengono respinte dal Giudice, che ritiene giusto tenere conto dei bisogni e delle richieste dell’interessata e preferire, laddove possibile il coniuge non separato.

Tuttavia, poiché viene rilevato che il coniuge non ha saputo portare la dovuta e necessaria assistenza alla moglie nel momento in cui questa è rimasta vittima della frattura femorale, il Giudice decide di nominare un co-amministratore nella persona della figlia, che avrà il compito di seguire e gestire tutto ciò che riguarda l’aspetto delle cure sanitarie e del consenso informato.

MOTIVAZIONE DELLA PRONUNCIA

 Il decreto esaminato nelle sue conclusioni è innovativo, poiché si distacca dall’orientamento, ormai desueto, secondo cui l’interdizione rappresentasse l’unica misura idonea a garantire la corretta gestione di un patrimonio assai rilevante, qual è quello dell’odierna beneficiaria, ovvero a impedire che il soggetto da tutelare compisse atti pregiudizievoli per sé (cfr. in tal senso Cass. Civ. nr. 18 del 26 luglio 2013 e Cass. Civ. nr. 22332 del 26 ottobre 2011).

La stessa Cassazione con una pronunzia dirompente e recentissima (Cass. Civ. nr. 17962 dell’11 settembre 2015) ha mutato radicalmente il proprio orientamento, arrivando a sostenere che la presenza di un rilevante patrimonio non giustifichi la pronuncia dell’interdizione, ma la nomina di un Amministratore di Sostegno, sempre supportato da esperti qualificati e professionisti del settore ai fini di poter gestire l’ingente patrimonio in totale sicurezza.

Quindi, la Suprema Corte arriva a mettere da parte un istituto in molti casi doloroso per chi lo subisce, anteponendo la figura dell’ADS, al fine di non scompensare il già precario equilibrio psichico della paziente, come nel caso che ci riguarda.

Laddove, tuttavia, si rilevino delle inadeguatezze da parte del nominato ADS, il Giudicante ben può, come ha fatto in questo caso, nominare un co-amministratore che possa gestire anche solo una parte degli interessi della beneficiaria.

Il rapporto fra Amministratore e co-amministratore dovrà essere di massima collaborazione e confronto, nell’esclusivo interesse della persona bisognosa. 

Avv. Gabriella Panaro 

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