Annullabilità degli interessi applicati da Equitalia.

ANNULLATI GLI INTERESSI APPLICATI DA EQUITALIA PERCHE’ NON ADEGUATAMENTE MOTIVATI.

Commissione Tributaria Provinciale di Lecce, nr. 620 del 26 febbraio 2016

Una Società Cooperativa a r.l. ha proposto ricorso dinanzi la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce gabriella panaroavverso una cartella esattoriale emessa da Equitalia Sud spa chiedendone l’annullamento, tra l’altro, per difetto di motivazione ed illegittimità per eccessività dell’aggio applicato.

La Commissione Tributaria Provinciale ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la pretesa limitatamente agli interessi ed all’aggio: quanto agli interessi, compresi quelli di mora, secondo l’organo giudicante, non vi sarebbe stata alcuna indicazione del tasso, di modo che la quantificazione così come operata dall’Ufficio di riscossione non era suscettibile di essere controllata.

Egualmente dicasi per il compenso di riscossione, la cui determinazione non era suscettibile di alcun controllo: manca ogni riferimento normativo e l’indicazione della percentuale.

Secondo la Commissione bisogna tener conto che l’intelligibilità della pretesa va valutata in relazione alla capacità di comprensione dell’uomo medio: la conoscenza dei tassi di interesse e della percentuale relativa al compenso di riscossione costituisce patrimonio di un tecnico in materia tributaria e non certamente del cittadino – uomo medio.

La decisione che ha accolto le doglianze del ricorrente stabilisce dei principi univoci e fondamentali che Equitalia deve rispettare per evitare gravi danni economici al contribuente.

Nella cartella esattoriale devono essere, quindi, sufficientemente motivate tutte le voci indicate.

Numerose sentenze si sono pronunciate in passato sul punto: l’importo preteso a titolo di indennità di mora, denominato “interessi di mora” e ricompreso nell’importo totale della cartella, deve essere intellegibile per il contribuente, non essendo sufficiente che nelle singole cartelle venga riportata unicamente la cifra totale degli interessi dovuti, senza alcuna indicazione del metodo di calcolo e senza specificare le singole aliquote applicate alle varie annualità.

La Corte di Cassazione Civile, Sezione tributaria con la sentenza n. 4516 del 21.03.2012 ha affermato che non competono al contribuente difficili indagini per ricostruire “l’operato dell’ufficio” e decifrare un computo degli interessi “criptico e non comprensibile”.

In tale situazione si riscontra un difetto di motivazione della cartella stessa.

Nella stessa direzione e sempre in tema di adeguata motivazione anche l’ordinanza n. 8934 della Cassazione Civile sez. VI-T, del 17 aprile 2014 che ribasce che “l’obbligo di una congrua, sufficiente ed intelligibile motivazione non può essere riservato ai soli avvisi di accertamento della tassa” e che “alla cartella di pagamento devono ritenersi comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo”.

Nella stessa direzione si ricorda la sentenza della Corte di Cassazione nr. 8651/2009.

Pertanto, le cartelle che non dettagliano puntualmente il conteggio degli interessi e le aliquote applicate alle varie annualità sono affette da nullità. Per la Cassazione si tratta di atti lesivi del diritto alla difesa del contribuente e a nulla vale che l’iter dell’accertamento sia già giunto a conclusione ed il contribuente stesso sia informato.

 Avv. Gabriella Panaro 

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