Ascensore, la delibera condominiale.

LA DELIBERA CONDOMINIALE PER LA COSTRUZIONE DELL’ASCENSORE A TUTELA DEI DISABILI.

Corte di Cassazione, sentenza del 5 agosto 2015 nr. 16486

Attualmente, nell’ambito del condominio il legislatore, con la riforma nicola frivoliintrodotta dalla legge 220/2012, in particolare con l’introduzione di un nuovo secondo comma all’art. 1120 c.c., ha ritenuto di aumentare il quorum necessario per assumere le delibere per eliminare le barriere architettoniche presenti nel condominio, richiedendo ora, sia in prima che in seconda convocazione, il voto favorevole espresso dalla maggioranza degli intervenuti in assemblea e almeno la metà del valore millesimale dell’edificio. Ne consegue che le delibere volte a favorire i disabili in condominio richiedono ora, sia in prima che in seconda convocazione, il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea, in rappresentanza di almeno 500/1.000. Qualora le opere finalizzate al superamento delle barriere vengano deliberate dall’assemblea, alla spesa devono contribuire, in proporzione ai millesimi di proprietà, i soli condomini della scala interessata all’intervento, ai sensi del terzo comma dell’art. 1123 c.c..

Dal punto di vista giurisprudenziale, giova ricordare che l’ascensore può essere installato, sempre nel rispetto dei citati limiti, a cura e spese di uno o più condomini. Al riguardo, il Tribunale di Ascoli Piceno (sentenza del 21/2/2005) e la Cassazione Civile (sentenza n. 14786 del 14/6/2009)  hanno però ritenuto illegittima l’installazione, ad opera di alcuni condomini, di un ascensore nella chiostrina dell’edificio, perché oltre a comportare a loro esclusivo vantaggio ed esclusiva occupazione di parte di essa, nell’un caso la cabina sarebbe stata posizionata a meno di trenta centimetri dalle finestre di alcuni condomini, mentre nell’altro avrebbe privato il vano scale di aria e luce. In passato, diversamente dall’orientamento esposto, la stessa Cassazione (sentenza n. 3508 del 10/4/1999) aveva considerato legittima l’installazione dell’ascensore nella tromba delle scale, a cura e spese di un condomino che lo aveva messo a disposizione degli altri condomini.
Orbene, premesso quanto innanzi esposto, sull’argomento in esame merita di essere citata la recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione n.16486 del 5 agosto 2015.

Nel caso in esame, i ricorrenti avevano contestato il contenuto e la validità di una delibera dell’assemblea condominiale che aveva statuito circa “la costruzione di un ascensore nel vano scale, mediante taglio e riduzione della larghezza della scala condominiale” per agevolare un condomino disabile. Per i ricorrenti, la costruzione dell’ascensore, considerata innovazione di cosa comune, necessitava di essere decisa con una maggioranza qualificata pari a 666,6 millesimi e dunque non poteva essere approvata con il voto favorevole di tanti condomini rappresentanti 608,33 millesimi e con il loro dissenso come in realtà avvenuto.

Sul punto la Suprema Corte di Cassazione nel respingere il ricorso, diversamente dal precedente orientamento innanzi esposto, ha evidenziando come in tema di condominio degli edifici, il concetto di inservibilità della cosa comune “non può consistere nel semplice disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione – coessenziale al concetto di innovazione – ma è costituito dalla concreta inutilizzabilità della res communis secondo la sua naturale fruibilità”.

I giudici richiamano, inoltre, il principio di solidarietà condominiale, secondo cui la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato rende necessario un contemperamento degli interessi per consentire una pacifica convivenza, tra i quali deve includersi anche “quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto, peraltro, di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati”.

Pertanto è consentita l’installazione di un ascensore, in quanto diretto ad eliminare le barriere architettoniche, mediante delibera assunta con maggioranza speciale in deroga a quella qualificata prevista dal codice civile (ossia il 50%+1 degli intervenuti rappresentanti almeno 2/3 del valore dell’edificio). Infatti, quando si parla di soggetti “deboli” ovvero “protetti” (es. portatori di handicap), è sufficiente la maggioranza (50%+1) degli intervenuti rappresentanti almeno la metà (1/2) del valore dell’edificio.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, conformemente al recentissimo orientamento giurisprudenziale, pur considerando l’eccezionalità alla regola dell’applicabilità delle norme sulle distanze in campo condominiale, a tal proposito è ormai pacifico ritenere che un condominio con disabili, valutate le circostanze del caso, è obbligato a installare un ascensore anche se toglie molto spazio al corpo scala.

Avv. Nicola Frivoli e Avv. Maurizio Tarantino 

Condividi se ti è stato utile.

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *