Avvocati ed assoggettamento Irap

L’AVVOCATO E L’AUTONOMA ORGANIZZAZIONE AI FINI DELL’ASSOGGETTAMENTO IRAP.

Corte di Cassazione civile – ordinanza nr. 23334 del 16 novembre 2016

IL CASO

L’ordinanza de quo concerne la configurabilità dell’autonoma organizzazione rilevante ai fini fabio distefanodell’assoggettamento ad IRAP di un libero professionista-avvocato il quale retribuiva personale di segreteria ed erogava compensi a terzi. Nel caso in questione il contribuente (avvocato) proponeva domanda di rimborso dell’IRAP versata nel periodo 2005-2008; a tale domanda faceva seguito il silenzio rifiuto dell’ Amministrazione Finanziaria. Dopo la soccombenza di fronte la C.T.P., la richiesta del contribuente veniva altresì rigettata dalla Commissione Tributaria del Lazio la quale con sentenza n. 1067/21/2014 nel respingere il gravame del libero professionista, sosteneva che l’esistenza di un’autonoma organizzazione emergeva dalla significativa incidenza delle spese sui redditi dichiarati e dall’erogazione di retribuzione per lavoro dipendente e di compensi professionali ad altri legali. L’avvocato, ritenendo che gli elementi addotti dalla C.T.R. fossero insufficienti, adiva la Suprema Corte la quale accoglieva il ricorso ritenendolo fondato e cassava la sentenza impugnata con rinvio.

IL COMMENTO

Il caso in oggetto appare di particolare pregio ed interesse in virtù degli spunti offerti in merito alla configurabilità dell’autonoma organizzazione necessaria ai fini dell’assoggettamento ad IRAP.

Ai sensi del d. lgs. 446/1997 il presupposto impositivo di tale tributo è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni e servizi. L’esegesi normativa ha alimentato diverse controversie in dottrina e in giurisprudenza non risultando particolarmente agevole in particolar modo per le attività professionali le quali, pur quando svolte con abitualità, sono soggette ad IRAP solo in presenza della c.d. autonoma organizzazione, da valutarsi di volta in volta: si ritiene che sussista autonoma organizzazione in presenza dell’impiego in modo non occasionale di lavoro altrui e/o dell’utilizzo di beni strumentali eccedenti per quantità o valore le risorse minime necessarie.

In prima battuta gli Ermellini asseriscono che l’esercizio di un’attività di lavoro autonomo viene escluso dall’applicazione dell’IRAP in difetto del requisito dell’autonoma organizzazione. Tale requisito va accertato caso per caso dal Giudice di merito e risulta insindacabile in sede di legittimità quando sia motivato in modo congruo e si può considerare sussistente qualora il contribuente “impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui”.

Altro punto di fondamentale importanza preso in considerazione dalla Suprema Corte è il mancato superamento della soglia minima quando si tratti dell’impiego “di un collaboratore, il cui apporto mediato o generico, all’attività svolta dal contribuente si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive”, conformemente a quanto statuito in Cass. SS.UU. n. 9451/2016.

È stato, altresì, già affermato secondo orientamento costante della giurisprudenza che deve esser soggetto ad IRAP il professionista che eroga elevati compensi a terzi per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività.

Per tutte le ragioni di cui sopra la decisione della C.T.R. non può esser considerata conforme ai principi di diritto enucleati. Non viene, inoltre, specificata espressamente la natura delle prestazioni professionali dei terzi valutati esclusivamente per la loro incidenza sul reddito prodotto e di conseguenza gli Ermellini cassano con rinvio alla C.T.R. del Lazio in diversa composizione, anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Avv. Fabio Distefano 

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