Caso di estradizione di cittadino italiano.

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Ordinanza Consiglio di Stato, sez. IV, sent. nr. 5594 del 2014

 Rito di ottemperanza – ritardo nell’adempimento del giudicato amministrativo – condanna della P.A.  ex art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a. (astreintes) – applicazione a caso di atto di alta amministrazione (decreto di estradizione) – individuazione del momento adempitivo – applicazione delle penalità di mora a prescindere dalla spettanza di un provvedimento favorevole.

Massima.

Nel caso di estradizione di cittadino italiano, l’apposizione nel relativo decreto di condizioni favorevoli all’estradando da parte dello Stato Italiano determina in capo a quest’ultimo l’onere di attivarsi affinchè tali condizioni vengano rispettate dallo Stato richiedente l’estradizione. L’adempimento di tale onere, anche se afferente alla materia dei trattati internazionali – e connesso a scelte di natura politica dagli esiti non preventivabili – obbliga comunque lo Stato Italiano all’attivazione dei canali preposti alle risoluzioni di detto tipo. Il ritardo con cui l’Amministrazione preposta adempie al suo obbligo  giustifica la condanna della stessa al pagamento delle penalità di mora (astreintes) ex art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., ancorchè tale attivazione non conduca all’esito richiesto dal cittadino ovvero si concluda con la conferma del trattamento più sfavorevole. Il termine a quo da cui far decorrere l’inizio del ritardo e il calcolo dell’entità delle astreintes va individuato nel giorno successivo alla scadenza infruttuosa del termine per ottemperare assegnato all’amministrazione; il termine ad quem va invece individuato nella data di ricezione della missiva inviata dall’Amministrazione italiana a quella straniera; in mancanza, va individuato  nella data del documento con il quale lo Stato richiedente l’estradizione comunica l’indisponibilità alla osservanza delle condizioni poste dallo Stato Italiano.

 

Il caso.  Il Ministro della Giustizia, con decreto del novembre 2005, concedeva al Governo degli Stati Uniti d’America l’estradizione di un cittadino italiano colpito da mandato d’arresto emesso il 18 marzo 2004 dalla Corte Superiore di Hartford, Connecticut (USA), in quanto accusato di omicidio e di associazione per commettere omicidio, subordinatamente “alla condizione che gli Stati Uniti non condannino il sig. (OMISSIS) alla pena capitale o, se irrogata, che la pena capitale non venga applicata e che sia consentito al (OMISSIS), qualora condannato a pena detentiva e ne faccia richiesta, di scontare la pena in Italia”.

Tale condizione veniva ignorata dagli Stati Uniti, poiché il Trattato bilaterale di estradizione non consente l’apposizione unilaterale di clausole condizionanti l’estradizione e tuttavia concedendo all’estradato la possibilità di scontare in Italia la seconda metà della pena.

L’estradando, consegnato dall’Italia agli Stati Uniti nel luglio 2007, è stato poi condannato ad una pena complessiva di 200 anni, con sentenza della Corte Superiore del Connecticut in data 1° aprile 2009.

Con domanda indirizzata al Ministero della Giustizia, e per conoscenza al Ministero degli Affari Esteri, il cittadino estradato chiedeva che il Ministro della Giustizia assumesse tutti i provvedimenti doverosi, necessari ed opportuni, ai sensi dell’art. 699, commi 3 e 4, c.p.p., per verificare e garantire l’osservanza delle condizioni apposte al suo decreto di estradizione.

L’estradato evidenziava di essere stato consegnato agli Stati Uniti nonostante il Governo di tale paese, con nota del giugno 2007, avesse rifiutato di accettare una delle due condizioni apposte nel decreto di estradizione e che il rifiuto da parte del Governo degli Stati Uniti di accettare l’intero contenuto delle condizioni stabilite nel decreto di estradizione non poteva consentire una valida consegna, se non in violazione dell’art. 699, commi 3 e 4, c.p.p.

Scaduto inutilmente il termine di legge senza che l’amministrazione avesse risposto e provveduto sulla sua istanza, il cittadino ricorreva al TAR per il Lazio al fine di accertare l’obbligo del Ministero di provvedere e, dichiarato l’inadempimento di tale obbligo, di ordinare al Ministero di provvedere. Il procedimento giungeva poi in appello, ove, con sentenza n. 809/2011, la IV Sezione del Consiglio di Stato accoglieva le ragioni dell’estradato confermando l’operatività della clausola apposta dallo Stato Italiano al decreto di estradizione e dichiarando illegittimi il silenzio e l’inerzia del Ministero della Giustizia circa la mancata accettazione da parte del Governo degli Stati Uniti della clausola in questione (il Governo USA, difatti, consente all’estradato solo di scontare in Italia la seconda metà della pena, la quale, essendo di 200 anni, rende detta concessione impossibile da realizzarsi), tenuto conto che il Governo Italiano poteva attivarsi per ottenere una modifica (generale) del Trattato che regola in materia i rapporti fra i due Stati, ovvero risolvere il singolo caso, ovvero ancora procedere (ricorrendone i presupposti) ad una modifica in autotutela del decreto in questione.

La suddetta sentenza veniva portata dall’estradato in sede di ottemperanza, ove la medesima Sezione IV, con sentenza n. 6408 del 13 dicembre 2012, ribadiva l’obbligo del Ministro della Giustizia di dare esecuzione al giudicato amministrativo nel termine di giorni novanta dalla notificazione della sentenza, ossia – salva la valutazione politica di promuovere la modifica del Trattato di estradizione – adottando tutte le iniziative finalizzate alla formazione di una specifica intesa in ordine all’espiazione della pena detentiva in Italia.

A seguito di ulteriore inerzia del Ministro della Giustizia, il Giudice dell’ottemperanza provvedeva ad indicare specificatamente le modalità con cui provvedere all’esecuzione del giudicato, ordinando al Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia, al Capo di Gabinetto e al Segretario generale del Ministero degli Esteri l’indizione di una conferenza di servizi nella quale fossero definite le iniziative formali da intraprendere in sede governativa e diplomatica per pervenire a intesa in ordine al modalità di espiazione della pena compatibili con la condizione apposta al decreto di estradizione. Tali termini decorrevano nuovamente senza adempimento, sicchè il Collegio con ordinanza n. 1156/2014 reiterava l’ordine di ottemperare e, su istanza dell’estradato, comminava a titolo di penalità di mora la somma di danaro “…dovuta dall’Amministrazione per ogni ritardo nella esecuzione del giudicato a decorrere dalla scadenza del termine assegnato con l’ordinanza collegiale n. 5970 dell’11 dicembre 2013 e sino alla comunicazione di avvenuto adempimento della medesima e della presente ordinanza collegiale, determinata in € 5.000,00 (cinquemila) per ciascuna settimana“. Successivamente a tale provvedimento, il Ministro della Giustizia inviava all’Attorney general of U.S. Departement of Justice missiva in data 13 febbraio 2014, il quale rispondeva con missiva del 27 maggio 2014 negando ogni disponibilità.

A fronte del rifiuto dell’U.S. Departement of Justice, il Giudice dell’ottemperanza dichiarava conclusa l’esecuzione del giudicato, ancorché in senso non satisfattivo dell’interesse primario dell’estradato, confermando altresì  la misura dell’astreintes in € 5.000,00 a settimana. Non essendo stata fornita dall’Amministrazione la prova della data nella quale l’Attorney ha ricevuto la nota del Ministro della Giustizia italiano, veniva assunto  quale dies ad quem, per il relativo calcolo, la data della missiva di rifiuto (per un totale di € 55.000,0).

 

Avv. Alessandra Fratello – info: ale.fratello@libero.it

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