Caso di negazione del risarcimento del danno non patrimoniale

LA NEGAZIONE DEL RISARCIMENTO IURE HEREDITATIS DEL DANNO NON PATRIMONIALE SE LA MORTE E’ IMMEDIATA O QUASI IMMEDIATA. 

Corte di Cassazione Civile, III sezione, sentenza nr.21453,22.06.2016-25.10.2016-Presidente dott. Vivaldi -Relatore-dott. Pellecchia

 MASSIMA

“In materia di danno non patrimoniale,in caso di morte cagionata da un illecito,il pregiudiziodaniela corrado conseguente è costituito dalla perdita della vita, bene giuridico autonomo rispetto alla salute,fruibile sono in natura dal titolare e insuscettibile di essere reintegrato per equivalente ,sicchè ove il decesso si verifichi immediatamente o dopo un brevissimo tempo dalle lesioni personali, deve escludersi la risarcibilità iure hereditatis di tale pregiudizio in ragione-nel primo caso-dell’assenza del soggetto al quale sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito risarcitorio,ovvero -nel secondo -nella mancanza di utilità di un tempo di vita brevissimo.”

FATTO

Gli eredi di una donna deceduta in conseguenza di un sinistro stradale proponevano ricorso per cassazione avverso la sentenza di secondo grado con cui la Corte di Appello di Roma aveva confermato la decisione del Tribunale di Roma relativamente al mancato riconoscimento del danno tanatologico,altrimenti denominato danno da morte.

Relativamente a tale motivo di impugnazione la Corte di Cassazione, nel rilevarne l’infondatezza,rigetterà il ricorso,già non meritevole di accoglimento anche riguardo agli altri motivi rappresentati, fondando il proprio convincimento sugli accertamenti svolti dal Giudice di merito ed in particolare sulla cartella clinica della vittima, attestante il suo grave stato di shock nelle immediatezze dell’evento e il brevissimo intervallo di tempo-poche ore-intercorso tra il fatto illecito in questione e il decesso.

 

COMMENTO

La Corte adita, nel respingere il ricorso de quo,si è correttamente uniformata, valorizzandola, a quanto sancito in subiecta materia dalle Sezioni Unite con sentenza del 22 Luglio 2015 n. 15350,e,per l’effetto,  ha recepito l’importante  principio ivi fissato, secondo il quale “nel caso di morte immediata o che segua entro un brevissimo tempo alle lesioni non può essere invocato un diritto al risarcimento del danno iure hereditatis; poiché una perdita possa rappresentare un danno risarcibile è necessario che essa sia rapportata a un soggetto che sia legittimato a far valere il credito risarcitorio; nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo, l’irrisarcibilità deriva non dalla natura del diritto leso ma dall’assenza di un soggetto al quale , nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa”.

La pronuncia in esame pone, pertanto, in risalto l’esigenza che affinché il diritto in argomento,come tutti i diritti trasmissibili,possa esigersi da  parte degli eredi, sia effettivamente entrato nella sfera giuridica della vittima;tale cristallizzazione nel patrimonio del presunto titolare,poi deceduto, sarà  impedita dalla mancanza di un lasso di tempo giuridicamente apprezzabile al fine del suo maturarsi e,poiché il controverso danno tanatologico non lede il bene salute ma il diverso bene vita, che è fruibile solo in natura da parte del titolare, ne consegue che solo in caso di decesso intervenuto dopo un lasso di tempo significativo sarà configurabile un danno tanatologico,più propriamente accordato assumendolo al rango di danno biologico terminale.

Tale pregiudizio sarà  rivendicabile dagli eredi del de cuius  e risarcibile come invalidità temporanea massima in quanto è esitato nella morte(Cassazione Civile ,sez.III, n.15491/2014).

Alla luce di quanto esposto, e di quanto la ribadito dalla più recente giurisprudenza di legittimità ( Cassazione Civile, sez.VI, ordinanza del 26.07.2016), si assiste ad un rigoroso e incontrovertibile superamento di quanto diversamente statuito dalla pronuncia n.1361/2014 laddove si consacrava singolarmente la risarcibilità del danno da morte,anche se  immediata; tale statuizione è stata opportunamente messa in discussione nella nota ordinanza di rimessione emessa dalla terza sezione civile, e poi scardinata dalle  Sezioni Unite con l’anzidetta pronuncia, in quanto diversamente opinando si rischierebbe di derogare al principio della risarcibilità dei soli danni conseguenza di guisa da ritenere, in maniera oltremodo erronea, che il danno da perdita della vita si verifica per la sola produzione dell’evento lesivo che precede, anche se di pochi istanti, la morte cerebrale.

Correrà l’obbligo di evidenziare,infine,  che suddetta negazione non si pone in contrasto con la coscienza sociale, che rimprovererebbe la lesione del diritto primario alla vita, in quanto, preciseranno le Sezioni Unite, tale coscienza è integralmente rispettata e soddisfatta attraverso la sanzione penale poiché “la vita è  bene meritevole di tutela nell’interesse dell’intera  collettività”.

avv. Daniela Corrado 

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