Colpa lieve nella responsabilità medica.

Corte di Cassazione Penale, quarta sezione, sentenza n. 23283 depositata il 6 Giugno 2016, Presidente Dott. Rocco Marco Blaiotta – Relatore Dott. Andrea Montagni.

 MASSIMA

“NEI PROCEDIMENTI PENDENTI ALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELL’ART. 3, LEGGE N. 189/2012, RELATIVI AD IPOTESI DI OMICIDIO O LESIONI COLPOSE ASCRITTE ALL’ESERCENTE LA daniela corradoPROFESSIONE SANITARIA, IN UN AMBITO REGOLATO DA LINEE GUIDA, DI TALCHE’ IL PROCESSO VERTA SULLA LORO APPLICAZIONE, STANTE L’INTERVENUTA PARZIALE ABROGATIO CRIMINIS DELLE RICHIAMATE FATTISPECIE, IN OSSERVANZA DELL’ART. 2, COMMA 2, COD. PEN., OCCORRE PROCEDERE D’UFFICIO ALL’ACCERTAMENTO DEL GRADO DELLA COLPA, GIACCHE’ LE CONDOTTE QUALIFICATE DA COLPA LIEVE SONO DIVENUTE PENALMENTE IRRILEVANTI”.

 

FATTO

 

La Corte di Appello penale di Genova,nel confermare la pronuncia di condanna di primo grado emessa relativamente al reato di omicidio colposo contestato nei confronti di un medico chirurgo per aver cagionato il decesso di un paziente che presentava, già all’atto del ricovero in ospedale, sintomatologia riferibile alla fessurazione dell’aneurisma dell’aorta addominale e segnatamente per aver omesso, nonostante gli esiti della radiografia  e dell’evidente aggravamento, di attuare tempestivamente ogni possibile e specifica attività diagnostica e terapeutica, atteso che la TAC venne eseguita solo allorquando il quadro di rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale era ormai conclamato, riterrà la mancata esecuzione di qualsivoglia accertamento diagnostico integrante pienamente gli estremi dell’imperizia e della negligenza.

Avverso suddetta statuizione l’imputato presenterà ricorso per cassazione, denunciando, tra gli altri motivi, la mancata valutazione del grado della colpa e, pertanto, l’inosservanza della norma di cui all’art.3 della legge n.189 del 2012 (c.d. Balduzzi) secondo la quale l’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non risponde penalmente per colpa lieve.

La Suprema Corte,in accoglimento della ut supra  contestazione annullerà, con rinvio alla Corte di Appello per nuovo esame, la sentenza impugnata acclarando  l’assenza nel provvedimento oggetto di gravame delle doverose valutazioni a compiersi con particolare riferimento sia al tema delle linee guida e alle prassi terapeutiche sia in relazione al grado della colpa, all’uopo correttamente ritenendo applicabile  l’art. 2,comma 2,, del codice penale e, per l’effetto, l’efficacia retroattiva della riforma in subiecta materia,come  invocata nel predisposto atto difensivo.

 

COMMENTO

 

Preliminarmente evidenziando che la parziale abolitio criminis operata dalla norma in questione,giusta depenalizzazione delle lesioni colpose e dell’omicidio colposo commessi dal sanitario con colpa lieve, mantiene salva in sede civile la relativa azione risarcitoria,  fermo restando l’obbligo per il Giudice in tale sede di tener conto della richiamata componente psicologica, l’aspetto degno di rilievo della pronuncia in commento si individua nella restrizione dell’apprezzamento sotto il profilo soggettivo della penale rilevanza del sanitario che godrà di tale “favore”sul presupposto già sancito dalle Sezioni Unite con sentenze del 27 settembre 2007-Magera, Rv. 238197- e del 26 marzo 2003- Giordano, Rv. 224607- ovvero in ragione del principio per cui anche in caso di abolitio criminis parziale opererà l’irretroattività della norma più favorevole al reo in quanto la sopravenuta legge in interesse è norma incriminatrice speciale che restringe l’area applicativa di quella anteriormente vigente per evidente successione di esse in rapporto di genere a specie.

Alla luce del predetto percorso logico-giuridico  la Suprema Corte,previo difficoltoso inquadramento, ai sensi dell’art 43 c.p. comma 3, dell’ individuazione di quali canoni tra prudenza, diligenza e perizia possano essere utilmente ricondotti nell’alveo della condotta della colpa lieve scriminata, concluderà rassegnando che il giudice di merito, a fronte di linee guida che comunque operino come direttiva scientifica per gli esercenti le professioni sanitarie, in riferimento al caso concreto e ciò sia rispetto ai profili di perizia che, più in generale, di diligenza professionale, deve procedere alla valutazione della graduazione della colpa, secondo il parametro della misura della divergenza tra la condotta effettivamente tenuta e quella che era da attendersi, sulla base della norma cautelare che si doveva osservare.

E, nel determinare la misura del rimprovero, oltre a tutte le evenienze già sopra ricordate, deve considerare il contenuto della specifica raccomandazione clinica che viene in rilievo, di talché il grado della colpa sarà verosimilmente elevato, nel caso di inosservanza di elementari doveri di accuratezza.  

Giova altresì precisare che secondo gli orientamenti giurisprudenziali maggioritari la colpa lieve costituisce esimente solo per l’imperizia e non anche per le forme della negligenza e dell’imprudenza nonché  che la residua responsabilità per colpa grave sarà  destinata prevedibilmente a trovare importante classificazione, giusta approvazione -28 Gennaio 2016-da parte della Camera della legge c.d. Gelli-Bianco avente ad oggetto le “Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario”.

Doverosamente il testo,all’attualità all’esame del Senato, all’art. 6 introduce, dopo l’’art.590 bis. c.p. l’art.590 –ter che titola “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario” e stabilisce che  L’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività, cagiona, a causa di imperizia la morte o la lesione personale della persona assistita, risponde dei reati di cui agli articoli 589 e 590 c.p.solo in caso di colpa grave.

Agli effetti di quanto previsto dal primo comma è esclusa la colpa grave quando, salve le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge.

Corre, l’obbligo di segnalare,infine,  il pregio innovativo di tale ulteriore riforma nell’ambito de quo in quanto l’intervento del legislatore è stato mirato anche alla esatta fissazione delle linee guida di riferimento per l’esercente la professione sanitaria, ora a cristallizzarsi in maniera precisa secondo relativa  elaborazione dalle società scientifiche iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministero della salute da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,inserimento nel Sistema nazionale per le linee guida (SNLG) e pubblicazione nel sito internet dell’Istituto superiore di sanità.

 avv. Daniela Corrado

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