Compatibilità dei punitive damages con l’ordine pubblico italiano

Le Sezioni Unite sulla compatibilità dell’istituto dei punitive damages con l’ordine pubblico italiano.

Cassazione Civile, Sezioni Unite, 05.07.2017, n. 16601

 Il caso

Il caso di specie presuppone l’analisi di una questione di massima di particolare importanza mara buquicchioai sensi dell’art. 374 c.p.c., rimessa all’esame del primo Presidente della Corte di Cassazione per l’assegnazione alle Sezioni Unite con l’ordinanza (di rimessione) n. 9978/2016, attinente alla riconoscibilità, o meno (per contrasto con l’ordine pubblico), delle sentenze straniere comminatorie di danni punitivi. Ciò ha sollecitato un ripensamento sul tema della riconoscibilità delle sentenze straniere di condanna per punitive damages, che è rimasto senza effetto.

 

Infatti, la società K con sede negli USA otteneva legittimamente dalla Corte di Appello di Venezia la dichiarazione di efficacia ed esecutività, nell’ordinamento italiano, di tre sentenze pronunciate negli Stati Uniti d’America, passate in giudicato, di condanna della società italiana H (la quale aveva accetto la giurisdizione straniera) e che quindi proponeva il ricorso per cassazione in oggetto, che sarà rigettato.

 

La decisione commentata

 

La Corte, definitivamente pronunciando sul ricorso, enuncia, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., il seguente principio di diritto: «Nel vigente ordinamento, alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione, poiché sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile civile. Non è quindi ontologicamente incompatibile con l’ordinamento italiano l’istituto di origine statunitense dei risarcimenti punitivi. Il riconoscimento di una sentenza straniera che contenga una pronuncia di tal genere deve, però, corrispondere alla condizione che essa sia stata resa nell’ordinamento straniero su basi normative che garantiscano la tipicità delle ipotesi di condanna, la prevedibilità della stessa ed i limiti quantitativi, dovendosi avere riguardo, in sede di delibazione, unicamente agli effetti dell’atto straniero e alla loro compatibilità con l’ordine pubblico».

 

In proposito, la Corte afferma che: «La sentenza straniera che sia applicativa di un istituto non regolato dall’ordinamento nazionale, quand’anche non ostacolata dalla disciplina europea, deve misurarsi con la portata della Costituzione e di quelle leggi che, come nervature sensibili, fibre dell’apparato sensoriale e delle parti vitali di un organismo, inverano l’ordinamento costituzionale».

 

Merita ricordare che i cosiddetti danni punitivi (i “punitive damages”) sono un istituto giuridico degli ordinamenti di Common Law e, in particolare, degli Stati Uniti, in virtù del quale, in caso di responsabilità extracontrattuale, è riconosciuto al danneggiato un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito (i “compensatory damages”), se prova che il danneggiante ha agito con “malice” – termine approssimativamente traducibile con dolo – o “gross negligence” (colpa grave).

Modelli giurisprudenziali analoghi, presenti in particolare nell’ordinamento belga, sono le cosiddette “astreintes”, che sono dirette ad attuare, con il pagamento di una somma crescente con il protrarsi dell’inadempimento, una pressione per propiziare l’adempimento di obblighi non coercibili in forma specifica. Le “astreintes” sono, tra l’altro, compatibili con l’ordine pubblico italiano, rinvenendosene nell’ordinamento statale analoghe previsioni, generali e speciali; così Cass. n. 7613/2015. Ad esempio, l’ordinamento italiano conosce misure analoghe in materia di brevetti industriali, di tutela dei consumatori e nei confronti della protezione del diritto d’autore.

 

In estrema sintesi, queste Sezioni Unite – così come si ritiene in giurisprudenza già da qualche anno – hanno messo in luce che la funzione sanzionatoria del risarcimento del danno non è più incompatibile con i principi generali del nostro ordinamento, come una volta si riteneva, poiché negli ultimi decenni sono state introdotte varie disposizioni volte a dare un connotato lato sensu sanzionatorio al risarcimento. Chiaramente, l’indagine relativa alla sussistenza dei requisiti del riconoscimento di cui al principio di diritto testé richiamato incontra i limiti delle risultanze processuali, caso per caso, secondo i relativi oneri probatori delle parti. 

Dott.ssa Mariangela Buquicchio

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *