Condanna dell’amministrazione al risarcimento in forma specifica.

SULLA CONDANNA DELL’AMMINISTRAZIONE AL RISARCIMENTO IN FORMA SPECIFICA.

Tribunale Amministrativo per la Puglia Bari – sez. III, sentenza 29/01/2015.

Il caso.

Nell’anno 2001 il ricorrente impugnava il diniego di concessione edilizia relativo alla realizzazione di un fabbricato residenziale, unitamente al parere sfavorevole della commissione tecnica  comunale. Nel 2002, con ordinanza, il Tar accoglieva la domanda di sospensione del diniego poiché l’atto gravato era carente di motivazione. Con successiva ordinanza il Tar disponeva che il Comune si pronunciasse nuovamente sull’istanza di concessione edilizia. Il Comune negava nuovamente la concessione sulla scorta di diversi motivi. Il giudizio si concludeva, previo esperimento di apposita verificazione, riconoscendo la fondatezza delle doglianze del ricorrente. Medio tempore però interveniva un nuovo strumento urbanistico che rendeva del tutto inedificabile l’area interessata dal programmato intervento edificatorio. Con nuovo ricorso veniva richiesta la condanna del Comune al risarcimento del danno cagionato dall’Amministrazione poiché negava la possibilità di realizzare un intervento – all’epoca della richiesta – assentibile, ma ormai non più realizzabile per effetto del sopravvenuto strumento urbanistico. Il ricorrente richiedeva l’adozione di una variante al nuovo strumento urbanistico che rendesse possibile l’intervento edilizio e in subordine richiedeva il risarcimento del danno per equivalente.

 La decisione

Il Collegio ha ritenuto di escludere l’ammissibilità dell’azione di adempimento. Ciò in quanto l’adozione di una variante si colloca nel novero dell’attività di pianificazione urbanistica in cui l’Amministrazione gode di ampio margine di discrezionalità, diversamente da quanto accade nel rilascio di titoli edilizi.

Tuttavia ha accolto la domanda del ricorrente relativa al risarcimento dei danni poiché ha ritenuto dolosa e/o colposa la condotta serbata dalla p.A. al punto da apprezzare la presenza di un danno risarcibile.

La sentenza appare interessante poiché cristallizza il principio civilistico sancito dall’art. 2043 c.c. sull’onere della prova, atteso che il giudizio per il risarcimento dei danni attivato innanzi al G.A. si atteggia come giudizio sul rapporto e non sull’atto. In tali fattispecie quindi spetterà alla p.A. dimostrare che si è trattato di errore scusabile, configurabile:

– in caso di contrasti giurisprudenziali sull’interpretazione di una norma;

– se vi è formulazione incerta di norme di recente entrata in vigore;

– se è di rilevante complessità nel fatto;

– se vi è stata una influenza determinante di comportamenti di altri soggetti,

– nel caso di illegittimità derivante da una successiva dichiarazione di incostituzionalità della norma applicata.

Nel caso in esame le motivazioni addotte dalla p.A. non sono state accolte. Il danno lamentato dal ricorrente è stato qualificato come non iure siccome derivante da provvedimenti illegittimi e come contra ius, ovvero lesivo di interessi giuridicamente rilevanti, quali, in primis, quello della integrità del patrimonio, pregiudicato dalla definitiva perdita della capacità edificatoria del suolo e, dunque dall’impossibilità di conseguire l’utile derivante dalla programmata vendita di alloggi. Né può fondatamente dubitarsi dell’esistenza di un nesso eziologico tra l’agere dell’Amministrazione e tale danno.

Il Collegio decidente pare voler chiarire il principio secondo cui, a seguito dell’entrata in vigore del c.p.a., deve ritenersi possibile per il G.A., anche in sede di giurisdizione generale di legittimità, l’emanazione di pronunce di tipo dichiarativo e di condanna (adempimento) allorché non vi osti la sussistenza di profili di discrezionalità amministrativa o tecnica. E’ consentito quindi al G.A., nei limiti della domanda, di emanare sentenze di condanna “all’adozione di misure idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio e di porre misure di risarcimento in forma specifica ai sensi dell’art. 2058 c.c.

Si rileva dunque l’ingresso nell’ordinamento processuale dell’azione tipica di adempimento nell’ottica della soddisfazione completa della posizione sostanziale di interesse legittimo di cui si chiede tutela, pur nel limite della necessaria contestualità con l’azione di annullamento nonché dell’assenza di profili di discrezionalità amministrativa o tecnica. Quindi il G.A. può emanare provvedimenti di tipo dichiarativo e di condanna all’adempimento se trattasi di rapporti caratterizzati da attività vincolata.

Avv. Maria Carducci – info: giosue83@hotmail.it

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