Contratto di leasing ed inadempimento

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Corte di Cassazione Civile, sez. III nr. 8101 del 23/05/2012

La massima

 Nell’operazione di leasing finanziario, che non dà luogo ad un unico contratto plurilaterale, ma realizza una figura di collegamento negoziale tra contratto di leasing e contratto di fornitura, se il concedente imputa all’utilizzatore l’inadempimento costituito dalla sospensione del pagamento dei canoni, e su questa base chiede la risoluzione del

 

contratto e il risarcimento del danno nell’ammontare convenzionalmente predeterminato, e se l’utilizzatore eccepisce l’inadempimento del fornitore all’obbligazione di consegna e chiede perciò il rigetto della domanda, l’accoglimento dell’eccezione, che deve avvenire sulla base dell’art. 1463 del Codice Civile, non può trovare ostacolo nel fatto che il contratto di leasing contenga una clausola che riversi sull’utilizzatore il rischio della mancata consegna, dovendosi ritenere invalide siffatte clausole. Peraltro, se l’utilizzatore accetta di sottoscrivere senza riserve il verbale di consegna, pure a fronte di una consegna incompleta da parte del fornitore (invece di rifiutare la prestazione e far constatare il rifiuto nel relativo verbale), egli pone il concedente nelle condizioni di dover adempiere la propria obbligazione verso il fornitore, ma non gli può essere allora consentito di opporre al concedente che la consegna non è stata completa né di fondare su ciò il diritto di sospendere il pagamento dei canoni.

 

Se il contratto di compravendita prevede che il fornitore consegni la cosa direttamente all’utilizzatore, ed il contratto di leasing prevede, a sua volta, che l’utilizzatore la riceva, il concedente che resta obbligato al pagamento del prezzo, nell’adempiere, deve far in modo di salvaguardare l’interesse dell’utilizzatore all’esatto adempimento, così come questi è, dal suo canto, gravato, nei confronti del concedente, dell’onere di comportarsi, rispetto al momento della consegna, in modo diligente, sì che non ne risulti sacrificato, per altro verso, l’interesse che anche il concedente ha all’esatto adempimento da parte del fornitore, secondo un modello comportamentale comune improntato alla reciproca cooperazione onde conseguire l’esatto adempimento da parte del fornitore (Rigetta, App. Firenze, 08/04/2010).

 

Il caso

 

Successivamente alla stipula di un contratto di leasing finanziario con una società di leasing avente ad oggetto apparecchiature elettromedicali, l’utilizzatore, pur non avendo ancora ricevuto i beni oggetto del contratto, sottoscriveva la dichiarazione di accettazione dei macchinari, la quale, in forza di una clausola contenuta nelle condizioni generali di contratto, costituiva a tutti gli effetti benestare al pagamento da parte della concedente.

La concedente, ritenendo avvenuta la consegna dei beni in questione, e dunque la loro individuazione, procedeva ad effettuare il pagamento della somma convenuta in favore del soggetto fornitore.

In prosieguo, l’utilizzatore, lamentando l’inadempimento del fornitore, il quale non aveva mai effettivamente consegnato le apparecchiature in questione, rifiutava di corrispondere i canoni dovuti.

La società di leasing proponeva quindi ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti d’utilizzatore per il pagamento dei canoni insoluti.

Avverso il provvedimento di ingiunzione l’utilizzatore formulava opposizione, fondata sull’inadempimento del fornitore, e osservava come non si fosse perfezionato il contratto di vendita, non essendosi verificato l’effetto traslativo a causa della mancata individuazione della res, comportando ciò la nullità del connesso e dipendente contratto di locazione finanziaria, in quanto, dunque, privo dell’oggetto.

 

La sentenza

 

Il leasing finanziario, qual è quello in casibus, è il contratto con il quale un soggetto, denominato concedente, si obbliga a mettere a disposizione di un altro soggetto, detto utilizzatore, per un dato tempo, un bene mobile o immobile verso un corrispettivo a scadenze periodiche, determinato in relazione al valore del bene, alla durata del contratto e ad altri elementi. Tale bene è generalmente acquistato o fatto costruire dal concedente su scelta e indicazione dell’utilizzatore, con facoltà per quest’ultimo di acquisirne la proprietà, alla scadenza del termine del contratto, dietro versamento di un importo prestabilito.

 

Dal punto di vista strutturale, la locazione finanziaria si configura come un’operazione complessa, a struttura trilaterale ma unitaria, nell’ambito della quale il rapporto concedente-utilizzatore non può essere esaminato indipendentemente dai rapporti utilizzatore-fornitore e fornitore-concedente, e che l’autonomia privata scompone in più documenti negoziali per perseguire lo scopo secondario di sollevare da responsabilità il concedente per l’eventuale inadempimento del fornitore, il quale è stato scelto dall’utilizzatore.

 

Il nostro legislatore con Il termine “operazione” in riferimento alla locazione finanziaria ha inteso non tanto definire il solo contratto di leasing finanziario, quanto piuttosto l’intera operazione giuridico-economica che sfocia nel contratto di leasing vero e proprio, ma che ha come antecedente logico-giuridico la stipulazione di un altro contratto, normalmente di compravendita, talvolta l’appalto.

 

La natura dell’operazione di leasing, secondo l’ormai prevalente indirizzo giurisprudenziale, sarebbe quella del collegamento giudiziale (Cass., 29 aprile 2004, n. 8218; Cass., 6 giugno 2002, n. 8222; Cass., 2 novembre 1998, n. 10926), sine qua non per delineare la posizione giuridica dei soggetti del contratto e, dunque, la disciplina applicabile.

Diversamente, secondo altre ricostruzioni adottate in pronunce meno recenti, si paventava la configurazione di un unico rapporto trilaterale tra fornitore, utilizzatore e concedente (Cass., 16 maggio 1997, n. 4367; Cass., 11 agosto 1995, n. 7595; Cass., 26 gennaio 2000, n. 854).

 

Inquadrando il contratto di leasing nell’ambito dei contratti plurilaterali, discende che le parti concludono un unico contratto plurilaterale a formazione progressiva, sì che gli accordi interessano, di volta in volta, due dei tre contraenti, di modo tale che le pattuizioni inizialmente intercorse solo tra due parti (solitamente utilizzatore e fornitore), si estendono successivamente anche al concedente. Se ne inferisce che, in primo luogo, in caso di risoluzione del contratto questo si scioglie nei confronti di tutte le parti, in virtù dell’art. 1459 del Codice Civile, e che, inoltre, la clausola di esonero del concedente dalla responsabilità per la mancata consegna o per vizi, si qualifica come determinativa dell’oggetto del contratto.

 

Il collegamento negoziale, nel caso di specie tra contratto di compravendita e di locazione finanziaria strictu sensu, si configura allorquando due o più negozi, aventi cause autonome, sono volontariamente coordinati dalle parti da un nesso giuridicamente rilevante, per il conseguimento di un medesimo scopo economico.

È proprio nella comunione di destino tra i due contratti che si individua l’elemento preminente del collegamento negoziale, in virtù dell’indirizzo unitario impresso alle prestazioni oggetto dei negozi, difatti, esso è definito dalla Suprema Corte come «un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso, non per mezzo di un singolo contratto, ma attraverso una pluralità coordinata di contratti, ciascuno dei quali, pur conservando la sua causa autonoma, è finalizzato ad un unico regolamento di interessi» (Cass., 26 maggio 1999, n. 5122).

Nella fattispecie considerata il nexus esistente fra i due contratti individua il proprio risultato economico nel perseguimento dell’interesse dell’lessee al godimento del bene oggetto del contratto di leasing.

 

E’ però dinanzi agli eventi patologici che possono inficiare uno dei due contratti che si saggia la portata del collegamento negoziale, laddove il vizio funzionale che colpisce uno dei due, fa sì che anche l’altro contratto, parte del collegamento, risulti inficiato dalla medesima vicenda, comportando ciò che, pur essendo autonomi e distinti, essi siano legati giuridicamente, con l’effetto che dalla nullità o risoluzione dell’uno consegua l’inefficacia dell’altro, applicandosi il principio simul stabunt, simul cadent (Cass., 12 luglio 2005, n. 14611).

L’unitarietà della causa, declinata, secondo la più recente giurisprudenza, ai sensi della c.d. teoria della funzione economico individuale o dello scopo pratico, fuggendo dalle determinazioni aprioristiche dell’accezione oggettiva, costituisce il fondamento di tale automatismo patologico (Cass., 8 maggio 2006, n. 10490; e sullo specifico caso del contratto di leasing  Cass., 27 luglio 2006, n. 17145).

 

I due contratti quindi, ancorché causalmente autonomi, vengono informati dalla causa concreta unitaria, ravvisata nell’interesse dell’utilizzatore ad ottenere il godimento della cosa, per il soddisfacimento della quale sono funzionalmente collegati.

 

L’utilizzatore, nel caso oggetto della nostra disamina, sosteneva che non si fosse realizzato l’effetto traslativo del contratto di vendita a causa della mancata individuazione della res, comportando ciò la nullità radicale del contratto di leasing finanziario, in quanto privo di oggetto.

Secondo tale pronuncia della Suprema Corte, però, la almeno apparente consegna dei beni e l’attestazione del loro deposito presso l’immobile di proprietà dell’utilizzatore, sono idonei a realizzare i presupposti richiesti dall’art. 1378 del Codice Civile per il trasferimento della proprietà alla società di leasing, «o almeno idonee – una volta che dette circostanze fossero state comunicate alla concedente – a determinare “una apparenza” di tale separazione e individuazione,  con conseguente insorgenza dell’obbligo di pagamento del prezzo da parte della concedente in favore della fornitrice».

Da tanto consegue che l’obbligo di identificare previamente i beni, pur generalmente gravando sulla concedente, è destinato a venir meno tutte le volte in cui l’obbligato possa fare affidamento sull’autoresponsabilità dell’utilizzatore nel ricevere la consegna dal fornitore e, dunque, allorquando, come nella fattispecie, il primo abbia accettato di sottoscrivere senza riserva il verbale di consegna, pure a fronte di una incompleta o mancata dazione materiale da parte del secondo.

 

L’ “apparenza” di una individuazione dei beni, determinata dall’invio dall’utilizzatore alla concedente della dichiarazione di avvenuta accettazione dei beni, produce, a detta della Cassazione, una situazione equiparabile alla effettiva consegna, ponendo la concedente nelle condizioni di dover adempiere la propria obbligazione verso il fornitore.

La dottrina ha sul punto manifestato elementi di perplessità, in quanto nella vendita di cosa determinata solo nel genere, la consegna può costituire strumento idoneo a realizzare la separazione dal genus, risultando chiaro, quindi, che una consegna solo “apparente” non dovrebbe essere adeguata ad integrare il requisito dell’individuazione.

 

Volendo esaminare il rapporto intercorrente fra concedente e utilizzatore, è possibile sostenere che l’obbligo di cooperazione nei confronti del concedente costituisce de plano uno degli obblighi gravanti in capo all’utilizzatore, dovendo «la concedente […] salvaguardare l’interesse dell’utilizzatore all’esatto adempimento da parte del fornitore, mentre l’utilizzatore […] comportarsi, nel ricevere la consegna, in modo diligente, sì che non ne risulti per altro verso sacrificato l’interesse che anche il concedente ha all’esatto adempimento da parte del fornitore» (Cass., 6 giugno 2002, n. 8222).

Tale dovere di reciproca cooperazione si sostanzia in una pluralità di obblighi finalizzati alla realizzazione in concreto degli effetti e dei risultati del programma predisposto dalle parti, e trova il suo fondamento nel comune fine di realizzare un determinato risultato economico, consistente nel soddisfacimento dell’interesse all’esatto adempimento da parte del fornitore.

 

Nel caso di specie, il dovere di reciproca cooperazione era materiato dal dovere di informazione o di avviso che l’utilizzatore avrebbe dovuto assolvere nell’interesse della concedente, comunicandole la mancata consegna dei beni in questione, dovendo, in altre parole, rifiutare di sottoscrivere il verbale, e far constatare la mancata consegna dei beni, consentendo alla società concedente di evitare il pagamento del prezzo al fornitore.

Unicamente a fronte di un tale diligente comportamento l’utilizzatore avrebbe quindi potuto invocare il diritto alla sospensione del pagamento dei canoni alla concedente, basandosi l’eccezione sul presupposto che l’acquisto del bene rappresenta un atto giuridico strumentale rispetto alla sua concessione in godimento, sicché l’inadempimento del fornitore costituisce rispetto al leasing una causa di sopravvenuta impossibilità d’adempiere non dipendente da colpa del concedente con conseguente sua liberazione (ex art. 1256 del Codice Civile), ed esclusione, per l’utilizzatore, dell’obbligo di corrispondere quanto dovuto.

 

I Giudici del Palazzaccio sono costanti nell’affermare che nella locazione finanziaria, se il concedente imputa all’utilizzatore l’inadempimento costituito dalla sospensione del pagamento dei canoni e se l’utilizzatore, a sua volta, eccepisce l’inadempimento del fornitore all’obbligo di consegna, l’eccezione ai sensi dell’art. 1463 del Codice Civile, è certamente fondata, non potendo costituire ostacolo neppure la previsione di una clausola che riversi sull’utilizzatore il rischio della mancata consegna, in quanto clausola evidentemente vessatoria.

Tuttavia, è altresì orientamento consolidato dei giudici di legittimità, sulla cui falsariga si pone tale pronuncia, quello che afferma che l’eccezione di mancata consegna non può essere utilmente fatta valere da quell’utilizzatore che, avendo previamente sottoscritto il verbale di consegna, abbia posto il concedente nelle condizioni di dover adempiere la propria obbligazione nei confronti del fornitore.

 

dott. Carlo Lillo – info: carlo.lillo@libero.it

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