Il criterio risarcitorio rationae temporis

Il criterio risarcitorio rationae temporis

Corte di Cassazione,  terza sezione civile, sentenza del 28 febbraio 2017 n. 5013. Presidente: Chiarini Maria Margherita -Relatore: Chiarini Maria Margherita

MASSIMA

 “In tema di risarcimento danni per equivalente, la stima e la determinazione del pregiudiziodaniela corrado da ristorare (ovvero del valore economico del bene illecitamente leso, compensato con la corresponsione di una somma di danaro in funzione succedanea rispetto alla perduta utilità)vanno operate alla stregua dei criteri praticati al momento della liquidazione in qualsivoglia maniera compiuta, cioè secondo i parametri vigenti alla data della pattuizione convenzionale stipulata tra le parti, del pagamento spontaneo effettuato dal soggetto obbligato o della pronuncia (anche non definitiva) resa sulla domanda risarcitoria formulata in sede giurisdizionale o arbitrale, restando preclusa, una volta quantificato il danno con una di tali modalità, l’ applicazione di criteri di liquidazione (se del caso più favorevoli al danneggiato) elaborati in epoca successiva.”

 

FATTO

 

Gli eredi di un soggetto deceduto in occasione di un sinistro stradale incardineranno il terzo grado di giudizio al fine di veder riformato quanto confermato in sede di appello, eccependo, tra gli altri motivi, la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1226,2056 e 2059 del codice civile, per aver il provvedimento impugnato ritenuto congrue le somme versate ante causam dalla convenuta compagnia assicuratrice garante per la rca il veicolo danneggiante.

Segnatamente i ricorrenti censureranno e contesteranno la pronuncia nella parte in cui determinerà la legittimità di quanto già percepito in epoca antecedente all’instaurazione della pretesa in interesse e assumerà ,quale criterio risarcitorio, le tabelle di liquidazione vigenti al momento dell’offerta posta in essere dalla società evocata in giudizio; costoro riterranno, pertanto, diversamente, corretto e necessario il riferimento ai parametri in uso all’atto della decisione ,nonché satisfattiva una diversa somma che richiederanno stimarsi in misura superiore a quanto trattenuto in acconto.

Gli Ermellini stimeranno l’infondatezza di suddetta doglianza, invalidando l’invocata violazione di qualsivoglia norma, atteso il pieno rispetto dei principi risarcitori adottati, da intendersi pienamente aderenti al dettato costituzionale di cui all’art. 3, non dovendosi e non potendosi ravvisare alcuna disparità di trattamento nel caso in questione.

Esplicitando, la Corte, pur registrando la peculiarità delle obbligazioni da risarcimento danni per equivalente, posto l’indefettibile scarto temporale esistente tra la data di verificazione del fatto illecito e quella della sua liquidazione, ha statuito, rigettando il ricorso, che, anche  nella fattispecie in questione, avente ad oggetto il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, la relativa quantificazione andrà effettuata sulla base di criteri  determinati al momento della liquidazione.

 

COMMENTO

La pronuncia in esame cristallizza un principio che scardina i precedenti orientamenti ( Cass.Civ. n.9231 del 2013 ,n.7272 del 2012) la cui regola di principio individuava i criteri praticati al momento della decisione e non quelli altresì adottati all’epoca della liquidazione.

In particolare si evidenzia una  linea guida in virtù della quale il risarcimento, anche nei successivi gradi di giudizio, sarà  parametrato in ossequio a quanto vige in costanza di qualsivoglia ipotesi di erogazione risarcitoria, sia che essa avvenga a seguito di domanda giudiziale, sia che essa sia disposta in via convenzionale o spontanea , in corso di causa o in epoca antecedente, e, per l’effetto, sarà fissata una direttrice ferma che vedrà disattese fermamente, in conformità alla proclamata estensione dell’accezione di liquidazione , tutte quelle le richieste risarcitorie azionate al fine di veder integrato quanto già ricevuto in fase stragiudiziale anche in considerazione di sopravvenuti riferimenti tabellari.

Esplicitando: ne consegue che , posta nell’ambito dei danni non patrimoniali  l’indefettibile assunzione delle tabelle meneghine al rango di vocazione nazionale a garanzia di un trattamento uniforme su tutto il territorio, come ormai conclamato all’unanimità dalla giurisprudenza di merito e di legittimità,  alcuna esigenza di attualizzazione del danno ricorrerà in caso di azione risarcitoria promossa in epoca successiva alla libera corresponsione di un importo compiuta dalla società assicuratrice se tale importo sarà dal giudicante ritenuto congruo, dovendo tale giudizio essere espresso con riferimento alle tabelle utilizzate al tempo dell’offerta; diversamente opinando e ,quindi, recependo più favorevoli criteri nelle more affermatisi, si realizzerebbe un ingiusto maggior ristoro, un lucro inaccettabile a favore del creditore.

avv. Daniela Corrado 

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