Cure parentali e studi di settore

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(Corte di Cassazione – sez. VI – Ordinanza  nr. 8706 del 15.04.2014 (Pres. Cicala – Rest. Cosentino)

 Fatto

L’Agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione per sentir cassata la sentenza emessa dalla Commissione Tributaria della Campania, con cui era stato annullato un avviso di accertamento IRPEF IRAP IVA 2002 fondato sugli studi di settore, adducendo come motivazioni il vizio di legge ex art. 360, n.3 c.p.c. (Le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione: 3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro) – con riferimento al DPR n.600/73, art.39, c.1, lett. d (Per i redditi d’impresa delle persone fisiche l’ufficio procede alla rettifica: d) se l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati risulta dall’ispezione delle scritture contabili e dalle altre verifiche di cui all’articolo 33 ovvero dal controllo della completezza, esattezza e veridicità delle registrazioni contabili sulla scorta delle fatture e degli altri atti e documenti relativi all’impresa nonché dei dati e delle notizie raccolti dall’ufficio nei modi previsti dall’articolo 32. L’esistenza di attività non dichiarate o la inesistenza di passività dichiarate e` desumibile anche sulla base di presunzioni semplici, purche´ queste siano gravi, precise e concordanti  (Comma così sostituito dall’art. 24 della L. n. 88 del 7 luglio 2009)), nonché il vizio di insufficiente motivazione.

La contribuente non si costituiva.

La Commissione Tributaria campana nella sua decisione del 188/34/11 aveva accettato come motivazione dello scostamento dagli studi di settore di un avvocato donna la nascita di un figlio e la malattia improvvisa del coniuge (colpito da infarto).

La decisione assunta dalla Suprema Corte costituisce un precedente di notevole importanza per il riconoscimento giuridico delle difficoltà di conciliazione vita-lavoro, incontrate dalle libere professioniste, specie in occasione della nascita di un figlio.

La Cassazione nella sua ordinanza considera che l’infarto del coniuge e la nascita del figlio, quest’ultimo avvenuto nell’anno precedente a quello dell’accertamento, comportando una riduzione di tempo ed energie da dedicare al lavoro e un turbamento dell’organizzazione della vita, sono elementi “non astrattamente decisivi” e per tali da ritenersi idonei a vincere la presunzione degli studi di settore.

Analizzando la vicenda da un punto di vista processuale è d’obbligo sottolineare come la legittimità dello “scostamento” dagli studi di settore sia stata sostenuta producendo “prova dei fatti”, idonei a giustificarla.

Alla luce di tale ordinanza, in un’ottica di riconoscimento delle difficoltà di conciliazione vita-lavoro, si può ritenere che anche i professionisti che dovessero incorrere in sfortune parentesi personali (problemi di salute, piuttosto che cura ed assistenza di ascendenti o discendenti) purché ne forniscano prova, potranno invocare il “legittimo scostamento” dagli studi di settore.

In una lettura di più ampio respiro si può sostenere che i Supremi Giudici, proprio attestando il valore presuntivo degli studi di settore, abbiano ritenuto di dover rigettare le doglianze dell’Agenzia delle Entrata: piace immaginare ed auspicare che questa pronuncia sia un invito ad utilizzare gli studi di settore, quale primo (e non unico!) step per l’analisi delle dichiarazioni fiscali rese dal cittadino, che devono comunque essere analizzate anche alla luce degli elementi di fatto e di diritto addotti e provati dal contribuente.

 

Avv. Michele Petruzzi-  Info: avv.michelepetruzzi@gmail.com

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