Danno curriculare, il parere del Consiglio di Stato

IL CONSIGLIO DI STATO ESPRIME UN PARERE SUL RISARCIMENTO DEL “DANNO CURRICOLARE”.

Consiglio di Stato – sez. quinta – sentenza nr. 5323 del 16 dicembre 2016.

Il caso.

Con la sentenza in oggetto il Consiglio di Stato esprime un parere sui casi in cui si verifica un comportamento illegittimo della Stazione Appaltante ed esso arreca un danno curriculare.mara buquicchio

La pronunzia di questa Sezione n. 3224/2015 per l’ottemperanza alla quale la società ricorrente YYY promuoveva il ricorso in esame, in accoglimento del gravame proposto da quest’ultima, riformava la sentenza di primo grado e per l’effetto dichiarava l’illegittimità dell’aggiudicazione in favore della società XXX per omessa indicazione degli oneri di sicurezza interna, secondo i principi espressi in materia di oneri aziendali negli appalti di lavori pubblici dall’Adunanza Plenaria di questo Consiglio n. 9 del 02/11/2015. Ne conseguivano la dichiarazione di inefficacia del contratto di appalto nelle more stipulato con la società XXX e il subentro della società YYY nel medesimo contratto, ai sensi dell’art. 124 c.p.a. Tuttavia, si verificava l’impossibilità del subentro per essere stata l’opera oggetto del contratto nel frattempo completata. Pertanto, la società ricorrente YYY chiedeva il risarcimento per equivalente in relazione al danno da lucro cessante corrispondente all’utile che avrebbe ricavato se avesse conseguito l’aggiudicazione; inoltre chiedeva il riconoscimento del danno curriculare, nonché il danno per mancato ammortamento dei macchinari e delle attrezzature (il c.d. aliunde perceptum).

 

La decisione commentata.

 

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale accoglie il ricorso nei limiti che seguono.

In tema di risarcimento del danno va premesso che:

– Cons. St., Sez. III, 10/04/2015, n. 1839 ha ribadito che “L’annullamento dell’aggiudicazione di una gara di appalto non comporta automaticamente l’inefficacia del contratto già stipulato dalla stazione appaltante con l’aggiudicataria, ma spetta alla discrezionalità del giudice amministrativo disporre la tutela in forma specifica, ossia il subentro, ovvero il risarcimento nelle sue diverse forme. Ciò anche nei casi di violazioni gravi”.

– TAR Lazio Roma, Sez. II, 11/04/2011, n. 3169 per cui “Il c.d. danno curriculare è il danno conseguente alla impossibilità di utilizzare le referenze derivanti dalla esecuzione dell’appalto nell’ambito di futuri ed eventuali procedimenti di gara ai quali l’impresa potrebbe partecipare; ovverosia il danno derivante dal mancato incremento del fatturato derivante dalle commesse eseguite che l’aggiudicazione dell’appalto avrebbe comportato. Alla mancata esecuzione di un’opera appaltata si ricollegano, infatti, indiretti nocumenti all’immagine della società e al suo radicamento nel mercato, per non dire del potenziamento di imprese concorrenti che operino su medesimo target di mercato”.

– TAR Toscana Firenze, Sez. I, 27/01/2011, n. 154 secondo cui “Dopo l’entrata in vigore delle disposizioni attuative della direttiva comunitaria 2007/66/CE, ora trasfuse negli artt. 121 e 122 del Codice del processo amministrativo, nel caso di annullamento giudiziale dell’aggiudicazione di una pubblica gara spetta al giudice amministrativo il potere di decidere discrezionalmente (anche nei casi di violazioni gravi) se mantenere o meno l’efficacia del contratto nel frattempo stipulato; il che significa che l’inefficacia non è conseguenza automatica dell’annullamento dell’aggiudicazione, che determina solo il sorgere del potere in capo al giudice di valutare se il contratto debba o meno continuare a produrre effetti”.

Questa Sezione giunge a conclusioni diverse per quel che concerne il riconoscimento del mancato utile economico e la richiesta di condanna della Stazione Appaltante al danno curriculare e al danno per i mancati introiti.

Rispetto a dette tipologie di danno, nell’indiscussa assenza di prova del danno da parte della società richiedente in ordine alla loro concreta esistenza, questa Sezione ritiene che sia consentito procedere alla determinazione in via equitativa soltanto del danno risarcibile per l’utile economico non percepito. In tale ambito, aderendo all’orientamento consolidato di questo Consiglio, il danno può quindi essere determinato nella misura del 5% del valore della fornitura offerta dalla società ricorrente (cfr. Cons. St., Sez. V, 09/12/2013 n. 5884; idem 31/12/2014 n. 6450).

In particolare, questa Sezione rende il seguente parere: «L’utilizzazione del criterio supplementare equitativo è possibile rispetto al danno derivante dal mancato conseguimento dell’utile economico, inerendo la sua applicazione al solo quantum, laddove la prova dell’an del danno stesso è ricavabile deduttivamente dalla considerazione che, normalmente, la partecipazione alla gara ha come fine ed esito quello del conseguimento dell’utile dalla sua aggiudicazione. Nel danno per il mancato accrescimento del peso imprenditoriale (danno curriculare) e per l’aliunde perceptum, tale criterio supplementare non può invece essere utilizzato, venendo impedito l’ausilio logico deduttivo esposto dalla natura composita di circostanze la cui effettiva presenza soltanto, cioè quando adeguatamente provate e non genericamente affermate o fondate su presunzioni, afferma l’esistenza stessa del danno. Diversamente ritenendo non vi è dubbio che illegittimamente, da un lato, la parte verrebbe avvantaggiata dall’elusione dell’onere di provare l’esistenza del danno e, dall’altro, il giudice perverrebbe alla sua quantificazione». 

Dott.ssa Mariangela Buquicchio

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *