Equa riparazione oltre termine ragionevole del processo.

SULL’EQUA RIPARAZIONE IN CASO DI VIOLAZIONE DEL TERMINE RAGIONEVOLE DEL PROCESSO.

Corte di Appello di Lecce – Sezione Promiscua, Dr.ssa Laura Liguori, Decreto d’ingiunzione del 30/03/2015, ai sensi dell’art. 55 del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134

 Chi ha subìto un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto della violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6, par. 1 della Convenzione ha diritto ad un’equa riparazione”.

 

  • Come è noto, la nuova procedura di cui al decreto legge 22 giugno 2012 n. 83, convertito nella la legge 7 agosto 2012, n. 134 ha sostanzialmente modificato la legge 24 marzo 2001, n. 89, c.d. legge Pinto.

Tra le novità più rilevanti, la domanda di riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva (art. 4 Termine e condizioni di procedibilità); nell’accertare la violazione il giudice considera la complessità del caso e, in relazione alla stessa, il comportamento delle parti e del giudice nel procedimento nonché quello di ogni altra autorità chiamata a concorrere o comunque a contribuire alla sua definizione (art. 2 co. 2 Diritto all’equa riparazione).

Il giudice liquida a titolo di equa riparazione una somma di denaro non inferiore a 500 euro e non superiore a 1.500 per ciascun anno o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine di durata del processo (Articolo 2 bis co. 1 Misura dell’indennizzo). La misura dell’indennizzo, anche in deroga al comma 1, non può in ogni caso essere superiore al valore della causa, o, se inferiore, a quello del diritto accertato dal giudice (co. 2).

Unitamente al ricorso deve essere depositata copia autentica di tutti gli atti, verbali di causa, provvedimenti del giudice e del provvedimento che ha definito il giudizio, ove questo si sia concluso con sentenza o ordinanza irrevocabili (Art. 3 co. 3 Procedimento); l’erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei limiti delle somme disponibili (co. 7), in palese violazione delle decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale ha già condannato l’Italia il 29 marzo 2006 con una sentenza della Grande Camera (Cocchiarella c. Italia,                  n. 64886/01, §§ 23-31, CEDU 2006-V), motivando che la mancanza di risorse finanziarie non può costituire per lo Stato una giustificazione legittima per non adempiere.

Come già accertato statisticamente, sono notevolmente diminuiti i ricorsi di equa riparazione, nonché le percentuali di accoglimento delle domande concernente i danni per la patita ed effettiva lungaggine del processo, con conseguente dubbia costituzionalità della legge in esame rispetto al diritto alla tutela giurisdizionale garantito dall’art. 2 Cost. e dell’art. 6, par. 1 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo.

 

IL CASO

Con ricorso per decreto di ingiunzione del 13/03/15 (nr. 271/15 V.G.), il ricorrente denunciava la violazione dell’art. 6, paragrafo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dell’art. 11 della Costituzione per la non ragionevole durata della causa civile insorta, avente ad oggetto il risarcimento dei danni del valore di € 4.160,00.

La causa, che aveva ad oggetto una lite assai semplice, venne promossa con atto di citazione notificato il 07 marzo 2003, dinanzi al Tribunale di Bari e venne definita con sentenza pubblicata in data 02 settembre 2013 (non notificata e mai appellata), cioè dopo oltre dieci anni (con sostituzione di ben 4 magistrati), dopo un lungo e tormentato iter processuale.

 

LA DECISIONE

Con decreto di accoglimento del 30/03/15 (n. cronol. 1080/2015), la Dr.ssa Laura Liguori, “…Letto il ricorso per decreto ingiuntivo…; Esaminati gli atti; Valutata la complessità del caso, l’oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, nonché quello di ogni altro soggetto chiamato a concorrervi o a contribuire alla sua definizione (art. 2 L. n. 89/2001 modif. dall’art. 55 del D.L. n. 83/2012); Tenuto conto dell’esito del processo nel quale si è verificata la violazione di cui al comma 1 dell’art. 2 L. 89/2001, mod. art. 55 D.L. n. 83/2012; Rilevato che la durata del processo è stata: ͦ in primo grado di dieci anni e mesi sette.

Ritenuto che, ai sensi dell’art. 2 bis della L. n. 89/2001, introdotto dal D.L. n. 83/2012, va liquidata a titolo di equa riparazione la somma di euro 500,00 per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo, avuto riguardo all’oggetto del giudizio presupposto, alla sua complessità  e al comportamento processuale delle parti, sicché nel caso di specie deve essere liquidato un indennizzo pari a euro 4.000/00 (anno otto x euro 500,00);

Ritenuto che per il disposto di cui all’art. 2-bis della legge 89/2001, introdotto dall’art. 55 del D.L. n. 83/2012, la misura dell’indennizzo, anche in deroga al comma 1, non deve, in ogni caso essere superiore al valore della causa o, se inferiore, a quello accertato dal giudiceVisto l’art. 3 della legge n. 89/2001, come modificato dall’art. 55 del D.L. n. 83/2012, convertito dalla legge 7/8/2012 n. 134” ha ingiunto al MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro-tempore, di pagare senza dilazione al ricorrente la somma di euro 4.000,00 (quattromila/00), liquidata a titolo di equa riparazione, autorizzando in mancanza la provvisoria esecuzione, oltre interessi al tasso legale della domanda sino all’effettivo soddisfo e le spese del procedimento, liquidate in euro 450,00 ed              euro 100,00 per spese, oltre accessori di legge e spese forfettarie, nella misura del 15% sull’importo complessivamente liquidato.

 

Avv. Davide Distefano – info: distefanodavide@tiscali.it

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