Furto in camper è furto in abitazione?

Se l’azione predatoria avviene all’interno di un camper si può ipotizzare il reato di furto in abitazione?

Corte di Cassazione, Sez. V Penale, sentenza n. 38236 del 2016; depositata il 14 settembre 2016

 

La sentenza in commento focalizza la propria attenzione sulla corretta qualificazione del paolo iannonereato di furto avvenuto all’interno di un camper dovendo valutare, inoltre,  la sussistenza delle circostanze aggravanti contestate dalla pubblica accusa.

Nella vicenda in esame un ladro, forzando la serratura di ingresso, entra in un camper lasciato in sosta nella pubblica via con l’intento di rubare gli oggetti presenti al suo interno.

Nel merito le Corti territoriali hanno condannato l’imputato alla pena ritenuta di giustizia, in relazione al reato di cui all’art. 624 bis cod. pen., con applicazione delle circostanze aggravanti riconosciute, di cui all’art. 625, n. 2 e n. 7, cod. pen. nell’ambito della condotta sopra descritta.

La questione approda dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione che, contravvenendo a quanto deciso dai giudici di merito, accoglie il ricorso presentato dall’istante sulla base delle seguenti argomentazioni.

Preliminarmente occorre procedere alla disamina degli elementi che contraddistinguono il reato di furto semplice (ex art. 624 cod. pen.) dal reato di furto in abitazione (ex art. 624 bis cod. pen.).

Al riguardo giova evidenziare che il bene giuridico protetto dal delitto di furto è individuabile sia nella proprietà sia nel possesso della cosa oggetto dell’illecita sottrazione, in quanto il presupposto della condotta è l’altrui detenzione, ovvero, nell’accezione di materiale disponibilità della cosa, a cui si ricollega l’esercizio del possesso sulla stessa.

Tanto chiarito occorre precisare che il furto in abitazione (ex art. 624 bis cod. pen.) non costituisce un’ipotesi aggravata del furto semplice (ex art. 624 cod. pen.), bensì una figura autonoma di reato, ove il bene giuridico tutelato è anche la privata dimora.

Ad ogni modo, i giudici di merito hanno inteso il camper come luogo destinato all’uso abitativo, ove si espletano attività della vita privata, confermando il concetto di “casa mobile”, così come affermato in passato dalla recente giurisprudenza (cfr. Cass., sez. VII, 12/01/2015, n. 7204, rv. 263188).

A tale conclusione, tuttavia, non è concorde la Suprema Corte di Cassazione che ha interpretato l’oggettiva caratteristica del camper quale mezzo di locomozione su ruote.

A ben vedere, i giudici di legittimità hanno incentrato l’attenzione sull’utilizzabilità del bene al momento del fatto, poiché il camper è luogo destinato a privata dimora, ma al momento del furto non è utilizzato con tale funzionalità, pur essendo abitabile. Ragion per cui, operando una riqualificazione giuridica del fatto ai sensi dell’art. 624 cod. pen., il veicolo a motore deve essere inquadrato solamente come mezzo di trasporto.

Per quanto invece concerne la ritenuta sussistenza della circostanza aggravante prevista all’art. 625, n. 7), cod. pen., i giudici di legittimità hanno rilevato che le cose di cui si è impadronito l’imputato non possono essere considerate esposte per necessità o consuetudine alla pubblica fede, poiché sono state lasciate all’interno del camper in ragione del loro utilizzo. Di conseguenza, mancando la situazione contingente di necessità, tale da indurre il possessore a confidare nella buona fede dei consociati, non può trovare applicazione il predetto assunto normativo.

In tale prospettiva la Suprema Corte di Cassazione ha rinviato ad altra sezione della Corte di Appello, per nuovo giudizio, limitatamente ai profili della qualificazione giuridica della condotta posta in essere dall’imputato e della sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 625, co. 1, n. 7), cod.  pen.

Dott. Paolo Iannone 

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