Il Garante del contribuente sul canone Rai.

Fisco: il Garante del Contribuente scende in campo e scioglie i dubbi su Canone Rai e Mediazione.

 Alla luce delle novità apportate dalla Legge di Stabilità e dalla parziale riforma del processo tributario, Carlo ciminiellomolte sono le criticità che si palesano sul campo e preoccupano l’onesto contribuente.

Nella propria relazione annuale 2015, il Garante del Contribuente pone l’accento sulle modifiche che rischiano di minare definitivamente il rapporto tra Fisco e contribuente: dal sistema antielusivo adottato per fronteggiare l’evasione del contributo annuale Rai-Tv, al nuovo istituto della mediazione.

Per quanto concerne il canone Rai, il sistema adottato dall’art. 1, comma 153, della Legge n. 208/2015 non sembra idoneo a fronteggiare adeguatamente l’alto tasso di evasione del contributo annuale Rai-Tv e, a causa del mancato lavoro di coordinamento della nuova norma con l’Ordinamento tributario, rischia addirittura di comportare gravosi oneri per il Fisco.

Orbene, la previsione della “presunzione” di possesso di un apparecchio radiotelevisivo a carico del titolare di una fornitura di energia elettrica nella città in cui l’utente è residente modifica la concezione originaria che la categoria concettuale delle presunzioni possiede nel nostro Codice, in quanto risulta in tal caso priva dei requisiti necessari ex art. 2729 c.c. (gravità, precisione e concordanza).

Si rammenta, inoltre, che la fattura emessa dal fornitore di energia elettrica non è un atto impugnabile né tanto meno esecutivo. Pertanto, nel caso in cui l’Ente impositore emani un avviso di accertamento, andrebbe sicuramente in contro ad una via troppo onerosa, considerata l’esiguità della somma eventualmente dovuta dal contribuente. Se, invece, conferisce alla fattura carattere esecutivo al fine di provvedere successivamente alla riscossione tramite Equitalia, dovrebbe munire la stessa di tutte le informazioni di garanzia previste dallo Statuto del Contribuente. In entrambi i casi, ipotesi azzardate e gravose per il Fisco.

Peraltro, ammesso e non concesso che una delle due strade sopra descritte sia percorribile, il carattere parzialmente esecutivo della fattura creerebbe gravi disagi logistici anche a carico del contribuente, il quale, in caso di impugnazione, dovrebbe presentare il ricorso alla C.T.P. del luogo dove ha sede legale la società fornitrice di energia elettrica, notoriamente lontana dalla residenza del ricorrente.

Per quanto riguarda la mediazione, invece, con l’art. 9 del D.Lgs. 156/2015 è stato esteso l’istituto deflattivo anche agli atti emessi dalle Regioni, Enti locali e da tutti gli enti impositori. Una norma, tuttavia, applicabile solo compatibilmente con la struttura amministrativa dell’Ente in questione. In particolare, la proposta di mediazione deve essere valutata ad opera di un’apposita struttura autonoma da quelle che hanno curato l’istruttoria dell’atto impositivo, pertanto, il problema sorge per i piccoli Comuni o per gli Enti impositori che hanno un organico amministrativo limitato, con la difficoltà concreta di attivare una struttura distinta ed indipendente.

Ciò posto, atteso che a ciascun contribuente è garantito in egual misura il diritto di difendersi e quindi la possibilità di proporre la mediazione, vi è da chiedersi chi dovrà attivarsi e come bisogna procedere per accertare preventivamente la predetta compatibilità. Traspare con nitore, pertanto, il concreto rischio che il cittadino di un Comune con un numero limitato di unità rimanga comunque pregiudicato dalla nuova normativa, con una lampante disparità di trattamento rispetto ad altri cittadini, e ciò solo per ragioni di carattere amministrativo e organizzativo. Un vuoto normativo che può solo arrecare danno al contribuente onesto ed intralcio al processo tributario.

Dr. Carlo J. Ciminiello

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