Giurisdizione per le controversie con la Croce Rossa.

La giurisdizione in materia di controversie avverso la Croce Rossa Italiana.

Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – Bari, sez. III, sentenza n. 1381 del 10 marzo 2016.

 Il caso.

Nel caso di specie il ricorrente, membro dell’Associazione Italiana della Croce Rossa (C.R.I.), al fine di il commentario del merito 512x512partecipare alla consultazione elettorale per il rinnovo degli organi dei Comitati Locali dell’Associazione Italiana della Croce Rossa (C.R.I.), aveva inviato apposita istanza cautelare, per ottenere (con decreto Presidenziale), la sospensione del provvedimento  che sanciva la qualità di socio impedendogli di partecipare con elettorato attivo e passivo alle elezioni suddette.

Inizialmente l’istanza veniva accolta ma nell’imminenza delle consultazioni elettorali, il Presidente Regionale per la Puglia della Croce Rossa Italiana annullava il provvedimento in autotutela.

L’istante dunque propone ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale al fine di sentir annullare il provvedimento adottato in autotutela dal Presidente Regionale per la Puglia della Croce Rossa e poter partecipare alle consultazioni elettorali.

La decisione

Il Collegio ha ritenuto di pronunziarsi con sentenza breve: il ricorso è inammissibile per carenza di giurisdizione dell’adita A.G.

E’ inammissibile per carenza di giurisdizione del G.A. l’impugnativa avverso ordinanza presidenziale del Presidente nazionale della CRI alla luce del combinato disposto dell’art. 1 del d. lvo 178/2013 (recante “Riorganizzazione dell’Associazione italiana della Croce Rossa (C.R.I.) e dell’articolo 2 della legge 4 novembre 2010, n. 183 secondo cui “l’Associazione è persona giuridica di diritto privato ai sensi del Libro Primo, titolo II, capo II, del codice civile ed è iscritta di diritto nel registro nazionale, nonché nei registri regionali e provinciali delle associazioni di promozione sociale, applicandosi ad essa, per quanto non diversamente disposto dal presente decreto, la legge 7 dicembre 2000, n. 383.

Il petitum sostanziale del ricorso, inoltre, è chiaramente l’accertamento del diritto dell’istante al mantenimento della qualifica di socio, previo accertamento dell’illegittimità dell’ordinanza che, in sede di autotutela, ha annullato la già disposta “reintegra” del ricorrente nella qualità di Socio Attivo, oltre al risarcimento del danno derivatone.

Alla luce delle superiori considerazioni, non può ritenersi sussistente la giurisdizione dell’A.G., vertendo la controversia in materia di diritti soggettivi e di regolazione dei rapporti privatistici intercorrenti tra l’associazione (tale è la CRI in seguito alla “privatizzazione” avvenuta nel 2012) e l’associato.

Dunque, deve ritenersi il difetto di giurisdizione dell’adito Giudice Amministrativo per essere competente il Giudice ordinario dinanzi al quale il giudizio potrà essere riassunto ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 c.p.a.

La sentenza appare interessante poiché mette l’accento sulla fondamentale importanza della natura privatistica dell’associazione resistente determinante ai fini della ammissibilità del ricorso. 

Avv. Maria Carducci  

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *