IMMISSIONI DI RUMORE E DIRITTO AL RIPOSO NOTTURNO.

Corte di Cassazione – sezione terza – sentenza nr. 26899 del 15 ottobre – 19 dicembre 2014 (Presidente Travaglino – relatore Lanzillo)

In tema di immissioni di rumore e di diritto al riposo notturno, la Corte di Cassazione, III Sezione Civile si è pronunciata con sentenza in esame, esaminando un caso relativo alle immissioni di rumore protratte per un lungo periodo di tempo.

In particolare, nel caso di specie le immissioni di rumore erano state provocate dalla WP_20141017_09_21_14_Promusica ad alto volume e dagli schiamazzi di un Piano-Bar e cabaret che duravano fino a tarda notte.

Gli attori avevano, quindi, richiesto che venisse inibita la prosecuzione dell’attività di disturbo e che la parte convenuta fosse condannata al risarcimento dei danni – alla salute ed esistenziale – ad essi provocati.

Le ricorrenti, condannate sia nel primo che nel secondo grado del giudizio, avevano presentato ricorso per Cassazione denunciando la violazione degli art. 2043 e 2059 cod. civ., sul rilievo che la Corte di appello le avesse condannate al risarcimento dei danni sulla base del solo accertamento dell’effettiva sussistenza di immissioni intollerabili, senza previamente accertare se da tali immissioni fossero effettivamente derivati danni risarcibili, così ravvisando sostanzialmente i danni non patrimoniali in re ipsa (quindi in contrasto con il consolidato principio giurisprudenziale per cui anche i danni morali ed esistenziali debbono rigorosamente essere dimostrati nella loro consistenza ed entità, per dare diritto al risarcimento).

Inoltre, con altro motivo, avevano denunciato l’omessa motivazione su di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, cioè sulla circostanza da esse dedotta nelle difese che era stata liquidata ad ognuno dei danneggiati una somma uguale, senza tenere conto della disparità di situazioni ad essi facenti capo, trattandosi di quattro donne e due uomini, di età diverse e con diversa vita lavorativa o pensionistica e diverse peculiarità caratteriali, esistenziali e relazionali.

La Corte ha rigettato il ricorso non ritenendo fondati i suddetti motivi e osservando che le immissioni sonore “clamorosamente eccedenti la normale tollerabilità (come accertato dalla ASL e successivamente tramite CTU)” , si legge in sentenza, “si sono prodotte per almeno tre anni nelle abitazioni degli attori, in ore serali e notturne, determinando “una significativa lesione degli interessi della persona umana costituzionalmente garantiti quali in particolare il diritto al riposo notturno, inevitabilmente pregiudicato (se non addirittura impedito) dalla musica ad alto volume e dagli schiamazzi...”.

La Cassazione ha, poi, rilevato che i danneggiati hanno dedotto “l’indebito, grave pregiudizio arrecato per almeno tre anni al riposo notturno, alla serenità e all’equilibrio della mente, ed alla vivibilità delle loro case, condizioni tutte che il rumore e il frastuono protraentisi per ore mettono seriamente e ingiustamente a repentaglio e di cui può ritenersi acquisita la prova anche per presunzioni, sulla base delle nozioni di comune esperienza“.

Infine – ha concluso la Cassazione – “quanto all’omessa considerazione delle situazioni personali, la valutazione equitativa della Corte di merito ha avuto palesemente riguardo al danno minimo ipotizzabile per ciascuno dei danneggiati, considerato che la sofferenza e l’insonnia provocati dalla musica a tutto volume possono ritenersi comuni a tutti“.

Avv. Valentina Quero – info: avv.quero@gmail.com

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