Impugnazione delle clausole vessatorie

L’impugnazione delle clausole vessatorie in favore delle categorie protette nei concorsi pubblici.

Tribunale Amministrativo Regionale, Puglia – Bari, sez. Unite, sentenza n. 1292 del 8 ottobre 2015.

Il caso.

Nel caso di specie la ricorrente (una Onlus che si occupa di una determinata categoria di disabilità) impugna una procedura selettiva indetta dalla Regione ai sensi della l. 120/1991 poichè la p.A. non solo non ha reso in modo esplicito e motivato le ragioni per le quali la condizione di disabilità (nello specifico di  non vedente) comporterebbe inidoneità fisica specifica alle mansioni proprie del profilo richiesto dal bando ma neppure ha verificato se le dotazioni già esistenti nella struttura aziendale pubblica consentano o meno ai disabili del caso lo svolgimento delle specifiche mansioni richieste –  pur essendo questo un onere prescritto dall’art. 1 della l. 120/1991.

Tale fattispecie impone un necessario collegamento con il principio pacifico e condiviso secondo cui non può imporsi al datore di lavoro (in questo caso la p.A.) di stravolgere la struttura organizzativa, facendosi carico di oneri straordinari per adempiere all’obbligo di inserimento dei disabili.

Ebbene detto principio non può essere invocato dalla p.A. tutte le volte che la stessa non rende ostensibili motivate e comprovate ragioni di natura economica che giustifichino l’esclusione di una data categoria di disabilità relativamente alla mansioni oggetto di bando pubblico.

Nella specie la Regione, con la nota, parimenti impugnata, si sarebbe limitata a ribadire l’incompatibilità della condizione dei soggetti privi di vista con le mansioni proprie della qualifica per la quale è stato bandito il concorso, affermando altresì l’insostenibilità dei costi necessari per dotarsi degli strumenti informatici e delle procedure indispensabili per adeguare le dotazioni già in uso al fine di consentire ai non vedenti di attendere a dette mansioni, sebbene siano all’uopo disponibili sistemi informatici liberamente installabili sulle normali postazioni di personal computer. 

La decisione

Il Collegio ha ritenuto di accogliere il ricorso poiché fondato, mancava infatti la puntuale e specifica motivazione richiesta dall’art.1 l.120/1991 che desse conto del perché, in concreto, le postazioni già in uso presso l’Ente, ove integrate con convertitori vocali o altri software per non vedenti, accessibili gratuitamente – come asserito dai ricorrenti e ammesso dalla Regione- non avrebbero comunque permesso l’espletamento delle mansioni previste dal bando, ma, al contrario, sarebbe stato necessario dotarsi altri mezzi, con oneri e tempi di adeguamento insostenibili.

Il Collegio dunque ha ribadito l’importanza del rispetto dell’obbligo dell’inserimento delle categorie protette anche all’interno della p.A. ponendo come condizione essenziale una puntuale analisi delle risorse disponibili e di quelle acquistabili al fine esclusivo di ottimizzare e qualificare il lavoro della p.A. garantendone il buon andamento ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.

A mio parere, questa è una sentenza degna di nota poiché si premura di instillare nella procedura pubblica il principio di eguaglianza formale e sostanziale, cardine del nostro ordinamento.

Avv. Maria Carducci 

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *