Impugnazione revoca della patente di guida.

Impugnazione di provvedimento di revoca di patente di guida ex art. 120, commi 1 e 3, C.dS. (requisiti morali per ottenere o mantenere il titolo abilitativo) a seguito di condanna penale irrevocabile ex art. 73, comma 5, DPR 309/1990 (stupefacenti- lieve entità)

Tar Puglia – Bari, sez. II – sentenza 10 luglio 2015 n. 1058 – Pres. Pasca, Est. Risso.

MASSIMA

Il provvedimento di revoca della patente di guida adottato dalla Prefettura in applicazione2167_1060208184313_9779_n dell’art. 120, commi 1 e 3, del Codice della Strada, basato sul presupposto che l’interessato abbia perduto i requisiti morali necessari al mantenimento del titolo abilitativo a seguito di una sentenza di condanna irrevocabile per il reato di cui all’art. 73, quinto comma, D.P.R. n. 309 del 1990 è un atto dovuto in quanto mera applicazione di legge. Un simile provvedimento manca pertanto di profili di discrezionalità amministrativa tali da poter “degradare” la posizione di diritto soggettivo della persona abilitata alla guida . Mancando ogni potere, in capo alla P.A., nel decidere sulla questione, atteso che essa deve limitarsi alla applicazione di legge e la posizione giuridica sottostante dell’interessato è di diritto soggettivo, manca di conseguenza la giurisdizione del G.A. Il TAR Puglia estende al caso di revoca di patente a seguito di condanna irrevocabile quanto già espresso in giurisprudenza nel caso di revoca a persona sottoposta a sorveglianza speciale. Il rilevato difetto di giurisdizione del G.A. in favore del G.O. comporta, ai sensi dell’art. 11, comma 2, c.p.a., che sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo è riproposto innanzi al giudice ordinario entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza (traslatio judicii).

Sentenza

“(omissis) In subiecta materia la giurisprudenza ha chiarito, seppur con riferimento al provvedimento prefettizio di revoca della patente di abilitazione alla guida, disposta nei confronti della persona sottoposta a sorveglianza speciale, che tale atto non esprime “esercizio di discrezionalità amministrativa, cioè di potere idoneo a degradare la posizione di diritto soggettivo della persona abilitata alla guida, ma è un atto dovuto, nel concorso delle condizioni all’uopo stabilite dalla norma” (Cfr. Cass. SS.UU. n. 2446/2006, Cass. SS.UU. n. 22491/2010, Cass. SS.UU. n. 10406/2014; Tar Puglia, Lecce, sez. I, n. 1716/2011).

Dunque, alcuna discrezionalità può rinvenirsi nell’agire non autoritativo dell’Amministrazione preposta, atteso che quest’ultima deve limitarsi ad accertare la sussistenza dei presupposti di legge prima di disporre il conseguente provvedimento di revoca della patente, sicché, in assenza di eccezioni all’ordinario criterio di riparto basato sulla posizione giuridica soggettiva dedotta in giudizio, la giurisdizione compete al giudice ordinario, essendo la posizione del privato attinto da tale tipologia di atti, qualificabile in termini di diritto soggettivo (in questi termini Cass. SS.UU., 14 maggio 2014, n. 10406).

Questo Collegio ritiene che i principi espressi dalla giurisprudenza in materia di provvedimento prefettizio di revoca della patente di abilitazione alla guida, disposta nei confronti della persona sottoposta a sorveglianza speciale, si possano estendere anche all’ipotesi di revoca della patente a seguito di condanna per il reato di cui all’art. 73 del D.P.R. n. 309 del 1990.

Infatti, il legislatore pone sullo stesso piano le due fattispecie statuendo all’art. 120 che non possono conseguire la patente di guida, tra l’altro “…coloro che sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali o alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423…le persone condannate per i reati di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi…Fermo restando quanto previsto dall’articolo 75, comma 1, lettera a), del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, se le condizioni soggettive indicate al primo periodo del comma 1 del presente articolo intervengono in data successiva al rilascio, il prefetto provvede alla revoca della patente di guida”.

Nel caso in esame il provvedimento impugnato è stato assunto in conseguenza della condanna del ricorrente per il reato di cui all’art. 73 del D.P.R. n. 309 del 1990 e, quindi, in precisa esecuzione del dettato normativo di cui al citato art. 120, cod. della Strada, atteso che, con sentenza n. 532 del 30 luglio 2012, divenuta irrevocabile in data 19 ottobre 2012, il Tribunale di Trani ha condannato il ricorrente per il reato di cui all’art. 73, quinto comma, del D.P.R. n. 309 del 1990.

Questo Collegio ritiene che il carattere vincolato di tale tipologia di provvedimento non sia venuto meno – de iure condito – anche dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 32 del 25 febbraio 2014 e le modifiche alla disciplina degli stupefacenti introdotte dall’art. 2 comma 1, lett. a) del D.L. 23 dicembre 2013 n. 146 e dall’art. 1 comma 24-ter, lett. a) del D.L. 20 marzo 2014 n. 36 (sul punto T.A.R. Lombardia, Milano, sez. I, Ordinanze. n. 71 e n. 192 del 2015).

Alla luce delle motivazioni esposte, la giurisdizione sulla controversia de qua non può che appartenere al giudice ordinario.

La declaratoria del difetto di giurisdizione comporta, ai sensi dell’art. 11, comma 2, c.p.a., che sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo è riproposto innanzi al giudice ordinario entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza.”

Avv. Alessandra Fratello

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