Inammissibilità dell’istanza di rinvio tramite fax.

Inammissibilità dell’istanza di rinvio tramite fax: il processo penale e la ritrosia tecnologica.

Corte di Cassazione Sezione V penale sentenza 16/10/2014 – 19/2/2015 nr. 7706

È inammissibile l’istanza di rinvio dell’udienza per concomitante impegno del difensore logo commentariotrasmessa via telefax, in quanto l’art. 121 c.p.p. stabilisce l’obbligo per le parti di presentare memorie e richieste al giudice mediante deposito in cancelleria, mentre il ricorso allo strumento telefax è riservato ai funzionari della cancelleria, ai sensi dell’art. 150 c.p.p..

Con la sentenza in esame la Cassazione pone in evidenza una delle grandi discrasie tra le normative processuali civile e penale, laddove tende a stigmatizzare quanto debba potersi considerare vintage la seconda, fortemente scettica all’apertura verso progresso e nuove tecnologie, quali per esempio i mezzi di trasmissione telefax, p.e.c., ecc..

Ribadiscono gli ermellini, infatti, come debba considerarsi inammissibile l’istanza di rinvio dell’udienza per concomitante impegno del difensore trasmessa via telefax, poichè l’art. 121 c.p.p. stabilisce l’obbligo per le parti di presentare le memorie e le richieste rivolte al giudice con la previsione formale del deposito in cancelleria, mentre il ricorso al telefax sarebbe riservato esclusivamente ai funzionari di cancelleria ai sensi dell’art. 150 c.p.p., confermando, peraltro, precedenti propri assunti giurisprudenziali basati su situazioni in cui la trasmissione era avvenuta a mezzo p.e.c., ovvero a mezzo posta elettronica privata del difensore.

La sentenza in epigrafe, pertanto, involve una breve riflessione non solo sulla disciplina ex art. 121 c.p.p. prevista per il deposito di istanze delle parti, ma anche in merito alla comunicazione, dunque notifica dell’atto penale, che conduca ad una effettiva conoscibilità del quid dell’atto trasmesso, e non solo alla conoscenza dell’atto, da intendersi, questa seconda, alla stregua di materiale disponibilità.

Orbene, a tal proposito, il codice di procedura penale è cristallino nel prevedere ex art. 121 c.p.p. che istanze e memorie delle parti debbano essere presentate dalle stesse con la formalità del deposito in cancelleria, mezzo di notifica che garantirebbe, al contempo, conoscenza da parte del ricevente della disponibilità materiale dell’atto e, conseguentemente, conoscibilità del suo contenuto, tanto presuntivamente per il rispetto delle formalità, così come sancite dal legislatore.

La prassi giudiziaria, però, spesso è altra e, continuamente, si assiste alla trasmissione via telefax, di atti molto più importanti rispetto ad una istanza di rinvio per legittimo impedimento del difensore, quali per esempio, la lista testimoniale, con la creazione di un precedente, fortemente orientato verso una apertura del giudizio penale alle nuove tecnologie e al progresso.

Circostanza che confligge, però, con assunti giurisprudenziali simili a quello in commento, il quale invece appare piuttosto orientato al vetusto e poco lungimirante: nel processo penale forme di trasmissione, ispirate ai progressi tecnologici, per le parti private, non sono comunque idonee per comunicare l’impedimento. Va letta una forte discrasia col processo civile, ove  l’art. 366 c.p.c., comma 2, (così come previsto dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, che ha modificato la L. n. 53 del 1994), ha introdotto espressamente la PEC quale strumento utile per le notifiche degli avvocati autorizzati e quale mezzo di comunicazione tra le parti e gli uffici giudiziari.

Va precisato, inoltre, che già il D.M. n. 44 del 2011 aveva disciplinato con maggiore attenzione l’invio delle comunicazioni e delle notifiche in via telematica dagli uffici giudiziari agli avvocati e agli ausiliari del giudice nel processo civile, in attuazione della L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 51. In tale contesto assume rilevanza la disposizione di cui all’art. 4 che prevede l’adozione di un servizio di posta elettronica certificata da parte del Ministero della Giustizia in quanto ai sensi di quanto disposto dalla L. n. 24 del 2010 nel processo civile e nel processo penale, tutte le comunicazioni e notificazioni per via telematica devono effettuarsi, mediante posta elettronica certificata: se il processo civile si adegua, quello penale appare ritroso!

Ne consegue, pertanto, che per la parte privata, nel processo penale, l’uso di tali mezzi informatici ed elettronici di trasmissione non è ,allo stato, consentito quale forma di comunicazione e/o notificazione, pertanto laddove si presenti via telefax un’istanza di rinvio per legittimo impedimento, la stessa potrà essere disattesa.

 

Avv. Silvia Bellino – info: silvya80@libero.it

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