L’acquisto presso uno stand fieristico non è equiparato a quello in un luogo pubblico.

Corte di Cassazione – sez. VI – sent. 22863 del 28/10/2014

La massima

L’acquisto presso uno stand all’interno di una fiera non può essere equiparato a quello in «un luogo pubblico» e dunque il visitatore-consumatore non gode delle tutele previste per gli acquisti fuori dai locali commerciali, in quanto l’accesso allo stand è frutto di una sua scelta deliberata e consapevole.

Il caso

Tizio acquista un gommone presso lo stand di un salone nautico; rilevato il malfunzionamento del motore, comunica la volontà di recedere dal contratto avvalendosi della normativa sulle vendite al di fuori dei locali commerciali, con richiesta di restituzione della caparra e risarcimento dei danni.

La domanda, rigettata dal Tribunale di Roma, viene accolta dalla Corte d’Appello, sul presupposto che il contratto fosse riconducibile a quelli conclusi “in luogo pubblico o aperto al pubblico, al di fuori della sede commerciale del venditore”, quindi soggetta alle norme – allora previste nel D.Lgs.50/92 – più favorevoli per il consumatore (informativa circa il diritto di recesso, che nel caso specifico non vi era stata).

Avverso questa sentenza il venditore  ha proposto ricorso per Cassazione.

La sentenza

 

La  Suprema Corte ha rilevato che la normativa italiana, che ha dato attuazione alla direttiva 85/577/CEE,  accanto alle ipotesi previste e tutelate dalla stessa direttiva per gli acquisti fuori dai locali commerciali – contratto concluso a domicilio, nel posto di lavoro, e durante un’escursione del commerciante – ha inserito una ulteriore fattispecie, quella del contratto concluso «in area pubblica od aperta al pubblico», con una espressione estremamente ampia, il cui ambito e contenuto devono essere determinati e circoscritti. Per la Cassazione, dunque, tale circostanza deve essere riferita  ai casi in cui vi siano effettive esigenze di tutela del consumatore; pertanto,  la normativa deve  applicarsi solo a quei luoghi pubblici o aperti al pubblico che non siano di per sé destinati alle negoziazioni, ed ai quali il consumatore acceda per finalità estranee a quella di acquistare.

Al contrario, continua la Cassazione, le  negoziazioni che si svolgono nell’ambito degli stands allestiti dagli operatori all’interno di una fiera o di un salone di esposizione, non  sono in linea di principio assoggettabili a tale normativa di favore, in quanto non si può propriamente dire che la contrattazione avvenga fuori dai locali commerciali, poiché lo stand si presenta come sede solo temporaneamente dislocata in luogo diverso dalla ordinaria sede commerciale.

Neppure si può  affermare che il visitatore-consumatore si trovi in una situazione tale da venire sorpreso e colto impreparato dalle offerte commerciali del professionista, dato che accede di sua iniziativa allo stand fieristico, proprio per ricercare i prodotti esposti ai quali è potenzialmente interessato.

Pertanto la Cassazione accoglie il ricorso e rinvia per nuovo esame di merito, sintetizzando i principi cui la Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione, deve uniformarsi.

Avv. Marisa Antelmi – info: marisa.antelmi@inwind.it

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