Lavoro, giudizio di opposizione a cartella esattoriale

Il giudizio di opposizione a cartella esattoriale in materia di lavoro

Tribunale di Bari – sez. lavoro – ordinanza della Dott.ssa M.G. De Ceglie del 16 giugno 2016.

Il Tribunale di Bari, con la pronuncia in epigrafe, prende in esame alcuni aspetti di carattere processuale afferenti la materia delle opposizioni alle cartelle esattoriali conseguenti alle sanzioni amministrative irrogate dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro, operando una distinzione con il giudizio di opposizione avverso il ruolo per motivi inerenti la pretesa contributiva. Nello specifico, il Giudice del lavoro ha dichiarato inammissibile l’opposizione, proposta nelle forme di cui all’art. 22 legge n. 689/1981, avverso la cartella esattoriale di pagamento di sanzioni pecuniarie, sul rilievo che “le norme asseritamente violate, afferendo alla verifica della regolare instaurazione ed esecuzione del rapporto di lavoro, non possono essere in alcun modo assimilate alle violazioni previste dalle leggi in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria per le quali soltanto l’art. 35 della L. 24.11.1981, n. 689, prevede un giudizio di opposizione all’ordinanza di ingiunzione da svolgersi davanti al giudice unico del Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, regolato, secondo quanto specifica il quarto comma del medesimo art. 35, dagli artt. 442 e ss. Cod. proc. civ”. Nella fattispecie decisa, il Giudice ha ritenuto che la controversia andasse ascritta alla sfera di attribuzioni della Sezione Civile del Tribunale in ragione del fatto che l’ordinanza di ingiunzione emessa dall’ Ispettorato Territoriale del Lavoro di Bari, era stata ritualmente notificata al datore di lavoro e non opposta nei termini di legge.

Natura della pretesa e forme dell’opposizione.

Notificata la cartella esattoriale di pagamento al debitore/datore di lavoro, la prima questione da esaminare è la determinazione della corretta forma di opposizione in quanto strettamente correlata con la natura del credito. L’individuazione del giudice competente a conoscere della controversia dipende dalla riconducibilità o meno della pretesa creditoria nell’alveo delle sanzioni amministrative inerenti il rapporto di lavoro oppure dei crediti previdenziali. Secondo il costante orientamento della Corte di Cassazione,  avverso la cartella esattoriale emessa per la riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie è ammissibile l’opposizione ai sensi dell’art. 6, D.Lgs. 150/2011, entro 30 giorni dalla notifica, solo ove la parte deduca che essa costituisca il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in quanto sia mancata la notifica dell’ordinanza di ingiunzione; in questo caso l’opposizione consente all’interessato di recuperare il mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori[1]. Qualora invece la cartella esattoriale sia stata notificata per attivare il procedimento esecutivo di riscossione della sanzione, la cui debenza è stata già definitivamente accertata, il destinatario che intenda contestare l’esistenza del titolo esecutivo può contare sui seguenti rimedi[2]: – opposizione all’esecuzione nelle forme ordinarie regolate dall’art. 615 c.p.c., quando oggetto della contestazione sono l’illegittimità dell’iscrizione al ruolo per omessa notifica della stessa cartella o fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo (pagamento della sanzione); – opposizione agli atti esecutivi, nel termine di 20 giorni dalla notifica della cartella e nelle forme ordinarie regolate dall’art. 617 c.p.c., nel caso in cui si contesti la regolarità formale della cartella esattoriale o si adducano vizi di forma del procedimento di esecuzione esattoriale, compresi i vizi strettamente attinenti la notifica della cartella. Ciò posto, la competenza territoriale del giudice chiamato a decidere sull’opposizione, si articola diversamente a seconda dei casi indicati.

 Opposizione in funzione recuperatoria.

Qualora l’opposizione venga spiegata in funzione ”recuperatoria”, ossia la parte deduca che la cartella impugnata costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogatale in ragione della nullità o dell’omissione della notifica del processo verbale di contestazione o dell’ordinanza-ingiunzione, proprio in quanto la disciplina di tale opposizione, in ragione della sua particolare natura, va conformata a quella che regola l’azione recuperata, il giudice territorialmente competente a decidere in merito non potrà che essere quello del luogo in cui è stata commessa l’infrazione; ciò che sarebbe avvenuto qualora appunto il verbale di contestazione o l’ordinanza-ingiunzione fossero stati regolarmente notificati ab initio al trasgressore, lamentando il ricorrente proprio tale omessa originaria notifica[3].

 

Opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi.

Nelle altre due ipotesi prospettate, invece, ossia quando l’atto presupposto risulti essere stato regolarmente notificato, ed il ricorrente contesti il diritto dell’amministrazione procedente ad agire in executivis (opposizione all’esecuzione), ovvero deduca vizi formali della cartella esattoriale (opposizione agli atti esecutivi),  trattandosi di un giudizio di opposizione radicato, rispettivamente, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., ovvero dell’art.617 primo comma c.p.c., e dovendosi la cartella esattoriale equiparare ad un atto di precetto, il giudice territorialmente competente sarà quello del luogo dell’esecuzione individuato ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 27 c.p.c. e 480 terzo comma c.p.c. Può tuttavia capitare che il ricorrente impugni la cartella esattoriale cumulando tutti i richiamati motivi di doglianza e dunque sia lamentando l’omessa notifica dell’atto presupposto, sia contestando il diritto dell’amministrazione procedente ad agire in executivis, sia deducendo vizi formali dell’atto opposto. In tale ipotesi, invero non infrequente, in cui le nullità lamentate vengono veicolate non mediante la sola impugnazione dell’atto notificato, ma tramite l’opposizione cumulativa con quello presupposto, si deve ritenere territorialmente competente ad esaminare tutti i motivi di doglianza il giudice dell’opposizione recuperatoria, essendo tale scrutinio logicamente preliminare a qualsiasi altra valutazione[4].

 

Opposizione contro il ruolo in merito alla pretesa contributiva.

Per un quadro completo delle impugnazioni dei ruoli esattoriali in materia di lavoro, è opportuno fare cenno alle diverse modalità di impugnazione delle cartelle esattoriali previdenziali. Sono, infatti, previste, le seguenti possibilità di tutela per il contribuente: a) opposizione al ruolo esattoriale per motivi attinenti al merito della pretesa contributiva ai sensi dell’art. 24, co. 6, del d.lgs. n. 46/1999, ovverosia nel termine di giorni 40 dalla notifica della cartella di pagamento, davanti al giudice del lavoro; b)  opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. per questioni attinenti non solo alla pignorabilità dei beni, ma anche a fatti estintivi del credito sopravvenuti alla formazione del titolo (quali ad esempio la prescrizione del credito, la morte del contribuente, l’intervenuto pagamento della somma precettata) sempre davanti al giudice del lavoro nel caso in cui l’esecuzione non sia ancora iniziata (art. 615, co. 1, c.p.c.) ovvero davanti al giudice dell’esecuzione se la stessa sia invece già iniziata (art. 615, co. 2 e art. 618 bis c.p.c.); c) opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. per i vizi formali del titolo (quali ad esempio quelli attinenti alla notifica e alla motivazione) ovvero della cartella di pagamento, anche in questo caso davanti al giudice dell’esecuzione o a quello del lavoro a seconda che l’esecuzione stessa sia già iniziata (art. 617, co. 2, c.p.c.) o meno (art. 617, co. 1 c.p.c.). La conferma testuale dell’affermazione secondo la quale avverso la cartella di pagamento siano consentite le suddette forme di opposizione si rinviene sia nella formulazione dell’art. 24, co. 6 del d.lgs. n. 46/1999, a norma del quale «il giudizio di opposizione contro il ruolo per motivi inerenti al merito della pretesa contributiva è regolato dagli artt. 442 e seguenti del codice di procedura civile», sia in quella dell’art. 29, co. 2 del medesimo decreto legislativo.

 

Avv. Francesco Di Bono – Funzionario presso l’ufficio legale dell’Ispettorato Territoriale del lavoro di Bari.

Le considerazioni contenute nel presente contributo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’amministrazione di appartenenza.

[1] Cass, Sez. III, Sentenza n. 1985 del 29/01/2014; Cass.,II Sez. Civ.,  19 ottobre 2011, n. 21598.

[2] Cass. 22 ottobre 2010, n. 21793.

[3] Cass.n.17312/2007; Cass. n.21793/2010; Cass. n.9551/2012; Cass.n.7939/2012; Cass.n.2531/2012.

[4] Cass.n.19801/2014.

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *