Limitazioni del potere del Gup

La limitazione dei poteri del Gup nel pronunciare il non luogo a procedere.

          Cassazione Penale, sezione IV, sentenza n. 32574 del 27.07.2016 – Presidente-

Dott. Blaiotta Rocco Marco – Relatore dott. Dovere Salvatore)

MASSIMA

“Ai fini della pronuncia della sentenza di non luogo a procedere il criterio di valutazione per il daniela corradogiudice dell’udienza preliminare non è l’innocenza dell’imputato ma l’inutilità del dibattimento”

FATTO

Avverso la sentenza di non luogo a procedere pronunciata dal Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Reggio Calabria  nell’ambito del procedimento instauratosi a carico di diversi sanitari, imputati per l’omicidio colposo occorso ai danni di una paziente, proponeva ricorso per cassazione la parte civile, a mezzo del proprio procuratore speciale,ivi denunciando la violazione di legge e il vizio di motivazione ovvero  censurando l’operato del Giudicante per aver ravvisato, basandosi sulla ricostruzione della complessa vicenda clinica della deceduta e sulle conclusioni rassegnate dal perito d’ufficio, l’insussistenza di elementi certi per sostenere l’accusa in giudizio e l’inutilità dello svolgimento dell’attività dibattimentale e segnatamente per aver affermato un giudizio di correttezza dell’operato degli imputati, poiché  convincenti e corrette le risultanze scientifiche della disposta perizia d’ufficio, in tal modo fornendo una valutazione assolutoria e  sostituendosi alla disamina che compete al Tribunale.

Il gravame veniva, pertanto, predisposto al fine di veder acclarato il vizio di motivazione e accertata  la violazione degli artt.425,546 e  192 del codice di rito, richiamando l’indefettibile principio in forza del quale il Giudice per l’udienza preliminare, nello statuire il non luogo a procedere, deve esclusivamente verificare l’inutilità della fase dibattimentale circoscrivendo la propria attività ad un giudizio che non acceda al merito della colpevolezza ma che sia ristretto all’analisi degli elementi acquisiti.

La Corte adita ,non ravvisando vizio di motivazione, posto che il controllo di legittimità  non può aver per oggetto gli elementi di prova prodotti dal Pubblico Ministero, e,diversamente,  ritenendo  fondato il motivo afferente la violazione di legge, annullerà la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Reggio Calabria, opportunamente aderendo a quanto sancito dai precedenti orientamenti in subiecta materia, laddove, nel blindare e delimitare i poteri del Gup,  si è affermata la privazione, nello statuire il non luogo a procedere, della facoltà di svolgere apprezzamenti sulla colpevolezza o sull’innocenza dell’imputato,in quanto legittimato ad emettere una decisione che sia esclusivamente basata sulla prevedibile possibilità che il successivo step processuale non conduca a diversa soluzione.

Nella parte motiva della pronuncia si denuncerà, infatti,l’erronea attività posta in essere dal Magistrato per aver approfondito nel merito il compendio probatorio disponibile e precisamente per aver aderito,in un panorama di elementi non univoci, alla perizia d’ufficio,preferendola alle diverse consulenze espletate per conto del Pubblico Ministero e delle parti civili.

Nel seguito del provvedimento in esame verrà ,dunque, cristallizzato l’attribuzione al Gup del potere di pronunciare la sentenza di non luogo a procedere in tutti quei casi in cui le prove emerse, che in dibattimento condurrebbero all’assoluzione dell’imputato, non possano essere superate dall’acquisizione di nuove prove o da una diversa e possibile rivalutazione degli stessi elementi di prova già acquisiti,seppur insufficienti e contraddittori  a sostenere l’accusa in giudizio.

COMMENTO

La richiamata sentenza si allinea perfettamente alla ratio del legislatore il quale( dopo le modifiche apportate dalla legge n.479/2009, nella soppressione della regola della cosiddetta evidenza probatoria che vincolava il Giudice nell’applicare il primo comma dell’art.425 c.p.p. e precisamente nel dichiarare che il fatto non sussiste, che l’imputato non lo ha commesso o che non costituisce reato, e con l’introduzione della nuova regola di giudizio ( terzo comma ), in virtù della quale deve orientarsi verso il proscioglimento anche in presenza di elementi insufficienti,contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio) ha rafforzato la funzione dell’udienza preliminare sigillandone il carattere di filtro processuale e non di merito.

La finalità di tale fase è,pertanto, da individuarsi esclusivamente nella  gestione dell’accusa sotto il profilo meramente procedimentale,spettando al Gup il compito primario ed esclusivo di formulare una mera prognosi sull’ efficacia del differente e nuovo materiale probatorio a formarsi in dibattimento a condurre ad una pronuncia diversa dal proscioglimento; può,di conseguenza, escludersi che l’impossibilità di rendere una stima nel merito e di utilizzare quale criterio di giudizio quello dell’innocenza dell’imputato costituisca una deminutio in quanto il  vaglio del Giudice per l’udienza preliminare è fondamentale: risponde all’esigenza deflattiva, è finalizzato a non ingolfare inutilmente  il  carico dibattimentale.

avv.Daniela Corrado 

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