Lo sgravio della cartella di pagamento.

LO SGRAVIO DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO DISPOSTO IN PROVVISORIA OTTEMPERANZA DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO FAVOREVOLE AL CONTRIBUENTE NON PRODUCE, DI PER SE’ SOLO, ALCUN EFFETTO SULL’AVVISO DI LIQUIDAZIONE, NEL CASO IN CUI TALE ATTO PRODROMICO NON SIA STATO ANNULLATO IN AUTOTUTELA.

Corte di Cassazione – ordinanza nr. 918 del 20/1/2015

La vicenda processuale.

La controversia trae origine dalla notifica di una cartella di pagamento emessa a seguito digabriellapanaro - 964x489 jpg un avviso di accertamento (che a sua volta aveva annullato e sostituito un precedente atto impositivo) per l’anno 2004, notificato e non impugnato nei termini di legge previsti, quindi divenuto definitivo per mancata opposizione.

Con il ricorso introduttivo, il contribuente denunciava vizi di notifica sia del prodromico avviso di accertamento sia della conseguente cartella. Con motivi aggiunti, lamentava poi la nullità del secondo avviso di accertamento per carenza dei relativi requisiti ovvero dei sopravvenuti nuovi elementi.

I giudici di primo grado accoglievano tale ultima doglianza ritenendo carente di motivazione l’avviso di accertamento.
Nel successivo atto di appello, l’Agenzia delle Entrate ricordava che l’atto impugnato era una cartella di pagamento: per questo la Commissione Tributaria Provinciale avrebbe dovuto giudicare solo su vizi propri di tale atto, senza entrare (come era stato fatto) nel merito dei requisiti dell’atto prodromico.
Il concessionario, oltre ad aderire all’appello dell’Agenzia, chiedeva altresì che venisse dichiarata la carenza di interesse ad agire del contribuente, in quanto nel frattempo la cartella di pagamento impugnata era stata sgravata.

La Ctr del Lazio, ai sensi dell’articolo 46 del Dlgs 546/1992, dichiarava l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere in quanto la cartella di pagamento “risulta essere stata sgravata totalmente nelle more del giudizio”.
Con l’unico motivo di ricorso per cassazione, l’Agenzia delle Entrate lamentava la violazione e falsa applicazione dell’articolo 68 del Dlgs 546/1992 e dell’articolo 329 del codice di procedura civile, sostenendo che lo sgravio era dovuto alla semplice necessità di dare provvisoria esecuzione alla sentenza di primo grado favorevole al contribuente.

La sentenza.
La Cassazione, con la pronuncia in commento, ha accolto il ricorso dell’Agenzia, ritenendolo manifestamente fondato. Di conseguenza, ha disposto il rinvio della controversia ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale del Lazio.

Secondo i giudici di legittimità, infatti, “lo sgravio della cartella di pagamento disposto in provvisoria ottemperanza della sentenza di primo grado favorevole al contribuente – comportamento che può risultare fondato anche sulla mera volontà di evitare le eventuali ulteriori spese di precetto e dei successivi atti di esecuzione – non produce, di per sé solo, alcun effetto sull’avviso di liquidazione (o come nel caso di specie sull’avviso di accertamento), nel caso in cui tale atto prodromico non sia stato annullato in autotutela” (cfr Cassazione 24064 del 2012).

Gli uffici possono disporre lo “sgravio” del ruolo, attraverso l’eliminazione delle somme ritenute indebite dal “provvisorio” provvedimento giurisdizionale.
Questo comportamento è dettato unicamente dalla necessità e volontà di dare esecuzione alle statuizioni del giudice, non potendo produrre ulteriori effetti pregiudizievoli a carico dell’ufficio.

Da tali premesse si desume l’illegittimità del provvedimento di cessazione della materia del contendere, in quanto lo sgravio del ruolo, in esecuzione della pronuncia provvisoria, non ha fatto comunque venir meno l’efficacia dell’atto presupposto (da cui è scaturita l’iscrizione a ruolo), divenuto tra le altre cose definitivo per mancanza di impugnazione.
In altri termini, secondo la Cassazione, è indispensabile la sussistenza di un accordo tra le parti che determini un mutamento della situazione di fatto che ha indotto il contribuente a presentare ricorso: ciò si verifica con la definizione del rapporto tributario e il venir meno della pretesa erariale.
È evidente come una tale situazione non si sia verificata nel caso di specie in cui, a seguito dello sgravio del ruolo in esecuzione della sentenza di primo grado, conserva pur sempre efficacia il prodromico avviso di accertamento divenuto tra l’altro definitivo per mancata impugnazione.

 

Avv. Gabriella Panaro – info: gabriellapanaro@libero.it

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