Notifica della cartella alla moglie del legale rappresentante.

La notifica della cartella di pagamento è andata buon fine se l’atto è stato consegnato alla moglie del legale rappresentante della società rinvenuta presso l’indirizzo indicato dalla cartella stessa.

Commissione Trib. Regionale di Catanzaro – sentenza 20/03/15

 Il caso 

Il legale rappresentante di una società semplice impugnava un’intimazione di pagamento gabriellapanaro - 964x489 jpgeccependone la nullità per mancata notifica della relativa cartella. Assunto che la spa Equitalia ha smentito attraverso la produzione dell’avviso di ricevimento, regolarmente sottoscritto da un soggetto qualificato come “familiare convivente”.

La CTP di Cosenza ha accolto l’eccezione di mancata notifica proposta del ricorrente, perché la cartella era stata consegnata a un “familiare convivente” qualificato come “moglie”, quindi a persona che non era sicuramente il rappresentante legale della società né soggetto incaricato a ricevere le notificazioni né altra persona addetta alla sede della società.

Pertanto la notifica della cartella non era avvenuta secondo legge, con conseguente nullità della successiva intimazione di pagamento.

La CTR di Catanzaro ha riformato il verdetto pro-contribuente emesso dal collegio di primo grado.

La sentenza

L’art. 145 c.p.c. dispone che “la notificazione alle persone giuridiche si esegue nella loro sede, mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni, o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa“.

Secondo la CTR, l’addetto alla consegna non può e non ha alcun obbligo di accertare se la persona trovata nella sede della ditta, specie se moglie convivente del rappresentante legale, sia persona idonea a ricevere la corrispondenza.

Ciò trova conferma nella giurisprudenza della Suprema Corte secondo cui la notifica è valida anche se effettuata a mani di un semplice “appartenente al gruppo familiare” non convivente, perché si presume che l’atto sarà consegnato al suo destinatario.

La Corte di Cassazione, infatti, con ordinanza n.9277 del 07/06/2012, aveva già ribadito il principio generale secondo cui, l’art.139 cpc, consentendo la consegna della copia dell’atto da notificare a persona di famiglia (o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché non minore di quattordici anni), non impone all’ufficiale giudiziario notificatore, nell’ipotesi in cui non sia stata possibile la consegna nelle mani di quest’ultimo, di svolgere ricerche in ordine al rapporto di convivenza indicato dalla persona che abbia ritirato l’atto, con dichiarazione della quale viene dato atto nella relata di notifica.

Sul punto, la Corte, uniformandosi ai precedenti giurisprudenziali in materia (Cass. 6953/06, 322/07, 8306/11), ha precisato che, incombe a chi contesta la veridicità di siffatta dichiarazione fornire la prova del contrario.

Detta prova può essere fornita solo provando che il familiare era presente per ragioni occasionali e momentanee nel luogo di abitazione del destinatario mentre non è sufficiente la produzione di un certificato anagrafico attestante che il familiare abbia altrove la propria residenza.

Per la CTR, se questi principi valgono per le persone giuridiche che sono sottoposte a norme più rigide e per i familiari non conviventi, a maggior ragione devono valere per le società semplici e per la moglie convivente.

Di conseguenza, l’appello di Equitalia è stato accolto, perché la moglie del legale rappresentante della contribuente ha regolarmente firmato l’avviso di ricevimento della cartella di pagamento, trovandosi all’indirizzo indicato sulla cartella stessa, nonostante la società avesse cessato l’attività da oltre sette anni. Le spese del doppio grado di giudizio sono state compensate.

 

Avv. Gabriella Panaro – info: gabriellapanaro@libero.it

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