Nullità in atto di intimazione di pagamento

CASI DI NULLITÀ DELL’ATTO DI INTIMAZIONE DI PAGAMENTO NOTIFICATO A MEZZO P.E.C.

Commissione Tributaria Provinciale di Savona – sentenza nr. 100 del 10 febbraio 2017

 

IL CASO

Il caso in questione ha ad oggetto la notifica a mezzo p.e.c. ad un contribuente di fabio distefanoalcune cartelle esattoriali per IRPEF e IRAP. La società intimata proponeva ricorso avverso le diverse intimazioni di pagamento di Equitalia chiedendo l’annullamento di alcune cartelle richiamate nell’intimazione stessa, asserendo la mancata notifica delle stesse. La società ricorrente con successiva memoria invocava la nullità dell’intimazione di pagamento in quanto notificata a mezzo posta elettronica certificata e, a sostegno delle proprie tesi, produceva una relazione tecnica attestante la mancanza della certezza e della corrispondenza del documento in questione, mera scansione dell’originale cartaceo, tra l’altro privo dei requisiti che assicurebbero la sua integrità e immodificabilità, nonché la mancanza di firma digitale. Su tale relazione tecnica nulla eccepiva Equitalia. La Commissione Tributaria Provinciale adita accoglieva parzialemente il ricorso annullando le sole intimazioni di pagamento con sentenze nn. 100 e 101/2017.

IL COMMENTO

In virtù dei profili trattati e dell’assenza di giurisprudenza univoca in materia appare di particolare interesse e rilievo la pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Savona in oggetto.

Se pacifico appare il rigetto dell’eccezione concernente la mancata notifica delle cartelle esattoriali in quanto le stesse sono state regolarmente notificate a mezzo p.e.c., ben più pertinente e rilevante è l’eccezione sul contenuto del messaggio di posta elettronica certificata inviato da Equitalia Nord S.p.A.. La C.T.P., aderendo ai rilievi della perizia tecnica di parte, considera i documenti inviati a mezzo pec da Equitalia “del tutto carenti di quelle procedure atte a garantirne la genuina paternità, nonché mancanti della firma informatica e/o digitale, e non rispondenti a criteri di univocità ed immodificabilità per cui non garantiscono il valore di certezza e corrispondenza, peraltro confortato dall’attestazione di conformità del tutto assente, invece previsti indeffettibilmente dalle disposizioni normative”.

Nel suo iter logico la Commissione richiama espressamente tra i diversi testi normativi il d.p.c.m. 22.02.2013 (c.d. Regole tecniche in materia di generazione, apposizione e verifica delle firme elettroniche, avanzate, qualificate e digitali).

La Commissione rileva, altresì, la mancata adozione di procedure che garantiscano la paternità e l’immodificabilità del documento informatico, entrambe caratteristiche essenziali in quanto il documento informatico deve essere obbligatoriamente riconducibile con certezza al suo autore –  anche al fine della sua funzione probatoria – e deve avere forma e contenuto integri e stabili nel tempo in modo tale da escluderne l’alterabilità.

In ragione delle suesposte motivazioni la Commissione Tributaria Provinciale accoglie parzialmente il ricorso e annulla l’intimazione di pagamento.

Avv. Fabio Distefano 

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