Omissione di soccorso

L’autore dell’omissione di soccorso può non coincidere con il responsabile del sinistro

Cassazione penale, IV sezione, 15 giugno -11 luglio 2017 n. 33772 – Presidente dott. Ciampi Francesco Maria, Consigliere relatore dott.Serrao Eugenia

 

MASSIMA

 

L’art.189 ,comma 1, del codice della strada (d.lgs .n.285 del 1992) disponendo che “L’utente della strada  in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona”, ha inteso attribuire l’espressione “incidente comunque ricollegabile al suo comportamento” il valore di antefatto non punibile idoneo ad identificare il titolare della posizione di garanzia.

 

Cassazione penale, IV sezione, 15 giugno -11 luglio 2017 n.33772daniela corrado

FATTO

 

Avverso la pronuncia resa dalla Corte di Appello di Milano con cui veniva confermata la penale responsabilità in relazione ai reati di cui agli artt. D.Lgs. 30 aprile 1992 n.285 art. 189 , commi 1, 6 e 7 (omissione di soccorso con fuga) della conducente di un furgone coinvolto in un sinistro stradale a seguito del quale il conducente di una moto, ivi interessata, aveva riportato lesioni, l’imputata proponeva ricorso per cassazione .

In tale gravame ella denunciava violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando la mancata disamina di alcune prove e il travisamento di altre emergenze istruttorie, presupponendo la totale estraneità agli addebiti oggetto di contestazione e adducendo che la responsabilità del sinistro dovesse essere aliunde fissata.

Gli Ermellini, nel respingere il ricorso, consacravano la colpevolezza della ricorrente, operando in primis una necessaria distinzione laddove precisavano il superamento, rispetto alla previgente disciplina, della tipizzazione del  concorso del delitto in questione con il reato di lesioni personali colpose; esplicitando: la Corte, pur contemplando la possibilità della coesistenza di tali reati,  esalterà l’autonomia di tale fattispecie incriminatrice da quella produttiva di danni fisici e, per l’effetto, sancirà  che l’obbligo di fermarsi sulla scena del sinistro e di attivarsi per prestare aiuto a coloro che abbiano subito nocumento sarà slegato dalla responsabilità dell’evento ma originerà automaticamente dalla circostanza che cristallizza tale autore di omissione colui che, prescindendo dalla colpevolezza, sia stato interessato nel relativo sinistro.

E precisamente in sentenza si argomenterà in merito alla previsione codicistica di cui all’art. 189 del codice della strada e se ne  renderà più opportuna lettura ritenendo che l’espressione “in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento “ è da intendere in funzione della posizione di garanzia che si riveste in tale occasione in quanto gravati dal dovere di proteggere gli utenti bisognosi in essa coinvolti ; suddetto obbligo scatterà indipendentemente dall’incidenza della condotta di guida nella verificazione del fatto dannoso ma esclusivamente ipso iure ,dovendosi registrare la ratio della posizione rivestita  dai soggetti tutti “attratti” in un sinistro stradale nella condizione indiscutibile occupata da costoro in quanto,versando in tema di reati di pericolo, essi saranno deputati a percepire nell’immediatezza le conseguenze dannose  o pericolose,e conseguentemente a evitare,indipendentemente dall’ascrivibilità agli stessi di tali conseguenze che dal ritardato soccorso delle persone ferite possa derivarne un danno alla vita e all’integrità fisica, dovendo ravvisarsi la sola condizione per la esigibilità della assistenza e la punibilità della omissione nella generalissima relazione di collegamento a qualsiasi titolo tra l’incidente e la posizione di utente della strada.

Orbene, nell’individuare nell’utente della strada la condizione  necessaria  per stabilire chi, pur esente da colpa nella dinamica della collisione, abbia assunto la  posizione di garanzia e nel ribadire che l’elemento soggettivo sarà perfezionato anche nella forma del dolo eventuale(Corte di Cassazione, sezione quarta penale, 13 Aprile – 4 Luglio 2017 n. 32114.), componente psicologia, quest’ultima, che si perfeziona  allorquando l’agente  accetterà il rischio di codeste conseguenze aventi penale rilevanza,pur non orientandosi verso esse con diretta volontà,  il provvedimento si atteggia oltremodo meritevole di attenzione in quanto risponde egregiamente all’esigenza di tutelare l’integrità fisica e  la solidarietà sociale.

Avv. Daniela Corrado 

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