Onere probatorio per il terzo trasportato

L’onere probatorio del terzo trasportato coinvolto nel sinistro stradale.

Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza nr. 20654/16; depositata il 13 ottobre 2016

La sentenza in commento verte sul tema della prova e del nesso di causa e, pertanto, offre lopaolo iannone spunto per approfondire l’attività istruttoria che deve essere espletata dal terzo trasportato nel giudizio, al fine di richiedere ed ottenere il risarcimento economico dei danni fisici subiti a causa di un sinistro stradale.

Nel merito le Corti territoriali rigettano la domanda attorea rilevando la carenza probatoria in ordine ai fatti posti a fondamento della richiesta risarcitoria. Tale questione approda dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione che conferma l’operato dei giudici di merito rigettando il ricorso presentato dall’istante.

Al fine di meglio comprendere le motivazioni dedotte dai giudici di legittimità si rende necessaria una preliminare analisi sull’istituto della prova e del nesso di causa.

A ben vedere, l’operatività delle regole giuridiche operanti sull’onere della prova, ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., concernono fatti costitutivi del diritto per cui si agisce e, pertanto, tale incombenza grava sull’attore che nel giudizio formalizza la propria domanda. Di conseguenza, l’onere di provare il fatto storico è un dovere della parte che si afferma titolare del diritto stesso ed intende farlo valere nel processo, quantunque sia convenuto in giudizio di accertamento negativo.

Per quanto concernono, invece, le regole di accertamento del nesso di causa, quest’ultime variano in ambito civile e penale. Al riguardo giova rilevare che la più recente dottrina si è orientata in maniera molto pragmatica esprimendo fiducia verso la scienza, attraverso la ricerca dell’esistenza del nesso di causalità in base alle leggi scientifiche. Una data condotta umana può essere configurata come condizione necessaria di un certo evento solo se essa rientra nel novero di quegli antecedenti che, secondo un modello condiviso dotato di validità scientifica, noto come legge generale di copertura, porta all’evento del tipo di quello verificatosi. Seguendo questo indirizzo è possibile ricondurre la causa dell’evento secondo criteri di certezza assoluta.

Nel corso degli anni l’evoluzione giurisprudenziale ha affermato che il nesso di causalità non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accetti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi con elevato grado di credibilità razionale, l’evento non avrebbe avuto luogo, ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.

A ben guardare, però, il codice civile italiano è privo di una definizione legislativa di causalità, nonché di coordinate precise sui criteri con cui procedere all’accertamento del rapporto eziologico. Si è prontamente considerato a tal proposito che se la causalità penale richiede la dimostrazione a carico dell’accusa che l’evento sia addebitabile alla condotta dell’agente secondo criteri prossimi alla certezza, in ambito civile è invece possibile operare un temperamento. Tali norme vanno, dunque, adeguate alla specificità della responsabilità civile, rispetto a quella penale, perché muta la regola probatoria. D’altronde se nel processo penale vige la regola della prova «oltre ogni ragionevole dubbio», al contrario, nel processo civile vale la regola della preponderanza dell’evidenza o del «più probabile che non». Orbene, tra i profili propulsivi nell’evoluzione del settore concernente la responsabilità civile si è notato l’alleggerimento dei parametri di riscontro del nesso causale sempre più orientato a radicarsi verso il «more likely that not».

Alla luce di quanto sin qui esposto, tout court, la fattispecie in esame ha il pregio di porre in risalto l’importanza dell’istituto della prova e del nesso causale nell’accertamento del fatto storico, da cui trae origine il sinistro stradale in questione.

Tornando alla sentenza in commento, tra le motivazioni dedotte dai giudici di legittimità si evidenzia l’assoluta mancanza probatoria rilevata dall’ascolto del testimone, il quale ha dichiarato di non aver assistito al sinistro stradale e, poiché il giudizio è stato incardinato sulla dimostrazione del fatto storico, tale prova non è stata raggiunta. Al riguardo viene sottolineato in sentenza che:«Le ricorrenti avrebbero potuto denunziare soltanto l'”omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, come previsto dal testo della norma applicabile ratione temporis, ovvero la mancanza assoluta di motivazione, senza che rilevi l’insufficienza di questa nè la mancata od incompleta considerazione di elementi di prova (cfr. Cass. S.U. n. 8053/14)».

In tale prospettiva appare evidente che i motivi del ricorso presentato alla Suprema Corte di Cassazione risultano infondati, vista la violazione dell’art. 141 del decreto legislativo n. 209/2005 e dell’art. 2697 cod. civ., con riferimento alla regola di riparto dell’onere probatorio. 

Dott. Paolo Iannone 

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