Perdita di qualifica per reati contravvenzionali.

La perdita della qualifica di Guardia Venatoria Volontaria per reati contravvenzionali.

Tribunale Amministrativo Regionale, Puglia – Bari, sez. II, sentenza breve n. 785 del 19 febbraio 2015.

IL CASO.

Nel caso di specie il ricorrente ricopriva da diversi anni la qualifica di Guardia Venatoria Volontaria.

Il Regolamento della Provincia di Bari, Servizio Agricoltura Caccia e Pesca e Laboratorio di Biotecnologie Marine prevede che, ai fini del rinnovo annuale della qualifica in questione, l’istante presenti un’autocertificazione, nella quale venga dichiarata la sussistenza e la permanenza dei requisiti previsti dall’art. 2 del Regolamento.

In particolare, tra questi figura il “non aver riportato condanne penali per delitti o per violazioni alle leggi che regolano l’attività venatoria, la pesca sportiva e la salvaguardia dell’ambiente, né di avere procedimenti penali in corso di qualunque natura e genere”.

In data 25.11.2014, la PG, con nota ad hoc, negava l’istanza formulata dal ricorrente per il rinnovo del riconoscimento della suddetta qualifica sul presupposto che l’accertamento di stati, qualità e fatti dichiarati aveva avuto un esito in contrasto con il richiamato art. 2, poiché risultava una condanna per reato contravvenzionale.

Il ricorrente impugnava il provvedimento di diniego fondando la sua difesa:

– sul presupposto che la condanna per reato contravvenzionale non fosse annoverata tra le opzioni previste dall’art. 2 del Regolamento;

– sulla portata letterale dell’art. 138 TULPS che al punto 4 contempla la condizione di “non aver riportato condanna per delitto”.

 LA DECISIONE

La tesi del ricorrente non ha convinto il Collegio, che, con una lettura combinata delle norme di riferimento, ha ritenuto che la condizione del non aver riportato condanne penali debba intendersi riferita non solo alle condanne per delitti ma anche a quelle per violazioni delle leggi che regolano l’attività venatoria, la pesca sportiva e la salvaguardia dell’ambiente, leggi tra cui rientra la categoria del reato contravvenzionale.

Il Collegio ha rilevato inoltre che, per il mantenimento della qualifica di Guardia Venatoria Volontaria, l’art. 138 TULPS al punto 5 prevede l’ulteriore requisito de “l’ottima condotta politica e morale”, ciò che lo ha indotto a ritenere legittimo il diniego del rinnovo del riconoscimento della detta qualifica essendosi la condotta dell’istante “macchiata” da reato contravvenzionale.

La sentenza si discosta pertanto da una visione legata alla stretta lettera delle norme che regolano la materia, a rigor delle quali il presupposto per il diniego è l’aver commesso un delitto.

E’ pur vero che il delitto è un sotto-genus del reato e che dal punto di vista strettamente ontologico è diverso e distinto dal reato contravvenzionale.

Nonostante tale differenza, il Collegio ha interpretato l’art. 138 TULPS sposando un’ottica logico-sistematica e addivenendo alla conclusione della compatibilità della norma regolatrice con l’art. 138 TULPS.

 

Avv. Maria Carducci – info: giosue83@hotmail.it

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